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Troppi cani, gatti, pesci? Se la relazione con gli animali diventa illusione e difesa

Secondo le statistiche ci sono 60 milioni di animali domestici, uno per abitante. Una presenza vivente, dialogante perché riconosce il proprio padrone e interloquisce con lui. Ma c’è fortunatamente chi, oltre che chiedere relazione, offre la propria storia, la propria intelligenza, a chi ne ha bisogno. La riflessione di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

15 giugno 2017

Oramai esistono pure le statistiche per gli animali in casa: 60 milioni dicono, uno per abitante. Cani e gatti, con prevalenza di pesci. Hanno pure stimato la spesa, 50 euro al mese. La domanda è 'perché?' Una delle risposte è la tenerezza e la fedeltà che questi animali dimostrano. Una seconda potrebbe essere la necessità di relazioni, con una buona dose di solitudine che a volte si vive nelle case. Una terza ragione potrebbe fondarsi sulla curiosità dei comportamenti degli animali. Con alcune contraddizioni: abbandono, costrizione in ambiente non idonei, affidamento esagerato degli affetti, ansia per il loro futuro e invecchiamento. Certamente il mercato – in senso stretto – con la relativa pubblicità, ha influito a dilatare la domanda. Industrie del cibo, film e documentari, interventi sanitari alla stregua del mammifero umano, diete adeguate, incroci di pedigree, cimiteri con lapide ….

Girando per il mondo ho notato una inspiegabile contraddizione: più il popolo è povero e più numerosi sono gli animali domestici, soprattutto cani, con i fenomeni pericolosi del randagismo. Rimane un fenomeno complicato la cui radice affonda nell’essere tutti animali! Da sempre l’umanità ha convissuto con alcuni animali a fianco. Le specie variano secondo le latitudini e le culture: serpenti, scimmie, rettili, cani, gatti, pesci.
Forse la spiegazione più plausibile che ha accentuato la loro presenza oggi, dice che una società apparentemente comunicativa, in realtà nasconde solitudine e tristezza. Figli che corrono per il mondo; case paterne non più abitabili; nipoti "scomparsi" da giovani; nonni affidati a terze mani. L’animale domestico resta accanto a te e non tradisce.

In questa ipotesi l’animale diventa una difesa. Per il proprio equilibrio, per una convivenza dignitosa. Insieme alla televisione, accesa dal mattino fino alla sera, importante non per quanto trasmette, ma perché è una voce nel silenzio insopportabile di giornate troppo lunghe, è una presenza vivente, dialogante perché riconosce il proprio padrone e interloquisce con lui. Oramai si parla esplicitamente di sentimenti, di reazioni, di un’anima che almeno alcuni animali esprimerebbero. In realtà la relazione diventa ancora più artefatta perché intessuta con qualcuno che non è in grado di corrisponderla: chi si sente inascoltato attribuisce all’altro ciò che non può offrire.

In parole esplicite una illusione alla quale ci si adatta in mancanza di meglio. La presenza di un genitore, di un fratello, di un nipote, di una zia, di un amico supera di molto il paragone con un animale. Sembra che l’evoluzione del mondo moderno sia inarrestabile e immodificabile. C’è fortunatamente chi, oltre che chiedere relazione, offre la propria storia, la propria intelligenza, a chi ne ha bisogno. E’ una relazione offerta che dona a chi non ha e ne è ricambiata; se poi è disinteressata e affettuosa offre pezzi di significati e di felicità. Certamente è più faticosa e dagli esiti incerti: in compenso si pone su un piano di parità, per le intelligenze, ma soprattutto per i sentimenti. Vale la pena provare.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Don Vinicio Albanesi

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