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Fare inclusione nei musei: progetto di accoglienza culturale per donne rifugiate

Si chiama "Percorsi", ed è un progetto che coniuga formazione alla lingua, alla salute e ai servizi essenziali con una serie di visite agli spazi museali della città. Nella fase sperimentale ne hanno beneficiato 24 donne, provenienti perlopiù dall’Africa, oltre che da Cina e Moldavia

16 giugno 2017

- TORINO - Fare inclusione attraverso la cultura, approfittando del ricco tessuto di associazioni e spazi museali del capoluogo sabaudo. Così, a Torino, una onlus nata nel 2013 sta cercando di portare i processi di accoglienza in una dimensione che non sia soltanto quella della burocrazia e dell’eterna attesa di un responso da parte delle commissioni territoriali. Si chiama, semplicemente, “Percorsi”, ed è un progetto formativo parallelo e complementare a quelli di accompagnamento e accoglienza gestiti nell’ambito del circuito Sprar: a idearlo è stata”Articolo 10”, un’associazione che del Sistema di protezione rifugiati e richiedenti asilo (Sprar) è parte integrante. E che ha deciso, con questa iniziativa, di rivolgersi esclusivamente alla donne, che più di tutti, nel traffico di esseri umani che dall’Africa subsahariana si snoda verso l’Italia, “rischiano di finire per sentirsi intimamente trasformate in merce”.  “Quello che proponiamo - spiega Barbara Spezini, responsabile dell’attività sociale di Articolo 10, nonché educatrice con esperienza decennale nel lavoro con donne e minori stranieri - è un cammino di senso, di ‘de-mercificazione’, che permetta loro di tornare a riconoscersi semplicemente come donne, con la dignità a cui ogni essere umano ha diritto”.

Per far ciò, l’associazione ha ideato un percorso di formazione articolato in tre moduli, relativi alla lingua italiana, alla tutela della salute e all’accesso ai servizi sul territorio. Ciascun modulo è articolato in una serie di incontri: il ciclo sulla Salute ad esempio ne conta sei (sistema sanitario, il corpo umano, i farmaci, l’igiene personale, l’alimentazione e l’apparato genitale femminile), tutti svolti in sinergia con la fondazione “Medicina a misura di donna” all’interno dell’ospedale S. Anna. L’intero programma, inoltre, è scandito da una serie di visite alle esposizioni di Palazzo Barolo, del Museo diffuso della resistenza, del Museo egizio, del Museo nazionale del Risorgimento e di Palazzo Madama.

Il progetto è appena uscito dalla sua fase sperimentale, articolata in due edizioni pilota finanziate dal Comune di Torino, che hanno coinvolto 24 donne provenienti da Camerun, Burundi, Nigeria, Costa D’avorio, Cina, Repubblica democratica del Congo e Moldavia. “Vogliamo sollecitare la tendenza naturale di ogni essere umano  - chiosa Spezini - la curiosità volta ad innescare il desiderio di scoprire la realtà che accoglie,  e di apprendere come interagire con essa. La cultura e quindi le visite ai musei sono il cuore di questo metodo, che intende muovere emozioni, generare incontro con l’identità del paese che accoglie per costruire nuovi significati anche grazie ai contributi delle donne protagoniste, alle loro domande, alla loro curiosità”. (ams)

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Tag: Rifugiati, Inclusione sociale

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