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"Casa Anch'io": la comunità alloggio dove i migranti aiutano i disabili

A Palermo nel centro sono accolti migranti "vulnerabili" inseriti nel progetto Sprar insieme a persone con disagio fisico e psichico. Nicoletta Cucuzza, psicologa: "L'immigrato riesce a diventare anche sostegno di chi è con disabilità relativizzando per un momento anche i suoi problemi"

16 giugno 2017

Incontro Sprar - Termini

- PALERMO - Cercano di convivere provando a sostenersi a vicenda. Sono gli ospiti della comunità alloggio "Casa Anch'io" di Palermo che accoglie 8 persone italiane e straniere. I beneficiari del progetto Sprar, infatti sono accolti nella comunità alloggio Casa Anch'io che nasce nel 2008 come struttura residenziale per persone con disabilità gestita dalla cooperativa Apriti Cuore onlus. Essa dal 2014 ospita anche lo Sprar per conto del comune di Palermo affidato alla coop. sociale Badia Grande. Nei giorni scorsi  "Casa Anch'io" ha aperto le sue porte alla cittadinanza facendo conoscere la sua struttura e i servizi che offre per gli ospiti. Nell'occasione è stata esposta anche una mostra fotografica su Palermo realizzata dai ragazzi della comunità. 

Francesca è una ragazza con disabilità che dal 2010 vive nella comunità. Da tre anni ha sperimentato percorsi di integrazione nuovi con gli immigrati che sono stati accolti nella casa. "In questa comunità sono cresciuta molto - racconta Francesca - facendo tante esperienze che non dimenticherò mai. In particolare ricordo quella in cui siamo andati a Roma dal Papa. Per alcuni mesi ho avuto come compagna di stanza una giovane del Senegal con cui è nato un bel rapporto di amicizia. Nella casa respiriamo un ambiente sereno ed essere circondata da persone che hanno cura di noi mi fa stare bene in ogni momento della giornata. Vorrei conoscere anche altre culture per ampliare i miei orizzonti. La possibilità di avere gli ospiti immigrati è una buona opportunità". 

A leggere la storia di Issa che, per problemi di salute non ha potuto partecipare all'incontro, è stato invece il mediatore culturale Donatello Miraglia. Issa è un giovane immigrato di 37 anni originario del Benin  con gravi problemi alle gambe. "Vengo da una famiglia povera del Benin - scrive Issa nel sua testimonianza -n on ho avuto la possibilità di studiare ma ho imparato a fare il meccanico in Ghana. Dopo essermi sposato ed avere avuto 3 figli ho capito che per migliorare la nostra vita dovevo provare a lavorare in Libia. Il viaggio per andarci è stato lungo ma soprattutto nel deserto ho visto la morte con gli occhi. Per un periodo in Libia ho lavorato ma poi le condizioni di vita sono diventate molto pericolose per la mia salute tanto da farmi scegliere di mettermi in mare per raggiungere l'Italia. Sono stato in una barca con 110 persone che imbarcava acqua ma fortunatamente sono stato salvato e portato a Lampedusa. Vista la condizione grave della mia gamba hanno pensato di farmi salire subito in elicottero per portarmi in un ospedale. In quel momento ho pensato che non mi sarei potuto permettere un mezzo del genere. Ringrazio Dio e l'Italia che mi ha salvato e mi sta curando. Da un anno sono in questo Sprar, ho già subito molte operazioni e spero di rimettermi del tutto. Bisogna avere speranza perché nulla è mai finito ed occorre avere la forza di andare avanti". "Storie come questa - dice il mediatore culturale Donatello Miraglia - dimostrano che in un centro di questo tipo l'inclusione non è un miraggio ma esiste davvero se ci sono persone che ogni giorno si impegnano a vario livello per creare un ambiente di serenità".

"Sono molto contenta di stare in questo centro - dice Lika un'altra immigrata ospite del centro -. Stare con voi mi ha fatto dimenticare alcune brutte esperienze che ho vissuto. Quello che ho trovato a Palermo non l'ho trovato da nessuna altra parte. Grazie a tutte le persone che si dedicano a noi". 

"Nel nostro centro - spiega Nicoletta Cucuzza, psicologa responsabile di Casa Anch'io - c'è una realtà particolare perché abbiamo una comunità alloggio e uno Sprar. In particolare nell'esperienza di questi nostri tre anni la chiave di lettura è stata quella di non negare la diversità: abbiamo persone diverse anche per autonomia che cerchiamo di valorizzare ognuna per le loro specificità. Da una parte abbiamo, infatti, gli immigrati che riescono ad interagire all'esterno in vario modo con la città anche sul piano dei servizi e dall'altro abbiamo le persone con disabilità della comunità. L'immigrato riesce in un contesto del genere a diventare anche sostegno nei confronti di chi ha altre fragilità relativizzando per un momento anche i suoi problemi. Gli ospiti con disabilità restano nella comunità dove vivono e sanno, invece, che gli immigrati vengono accolti solo per un periodo breve, perché l'obiettivo deve essere quello di accompagnarli verso un'autonoma inclusione sociale".  

Lo Sprar sorge su un immobile di 200 metri quadrati che si trova nel cuore del centro storico cittadino a pochi passi dalla cattedrale. Dato in comodato d'uso dalla Caritas, si tratta di un appartamento molto ampio e confortevole dove è presente per tutte le persone accolte una stanza soggiorno dove si studia l'italiano, ci sono tv, computer e c'è la possibilità di ascoltare musica. Poi c'è un'ampia cucina abitabile e 5 camere da letto da due posti ciascuno quasi tutte con bagno. A gestire la comunità, oltre la psicologa responsabile ci sono altri 5 operatori che effettuano i turni h24: un operatore socio-assistenziale, due assistenti H e due educatori. A loro si aggiungono un ausiliare e un mediatore culturale. (set)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, Disabilità

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