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Agricoltura sociale in Italia. Tante esperienze, difficile fare una mappa

Tante, diverse e sempre più attive. Sono le tante iniziative sul tema e le fattorie sociali attive in Italia dagli anni '90 ad oggi, ma ancora non è semplice fare un quadro nazionale esaustivo. L’analisi di Welforum. “Bello immaginare una rete nazionale che concorra all’economia sociale di mercato”

16 giugno 2017

- ROMA - Non sono solo fattorie o cooperative che gestiscono attività agricole con detenuti, immigrati o persone con disabilità. Agricoltura sociale è anche quando si sceglie di produrre in modo equosolidale o si recuperando terreni confiscati alle mafie. Oppure quando si difende la biodiversità o si realizza un giardino o un orto condiviso in città. Ma quante sono le esperienze di questo tipo in Italia? Fare un quadro completo delle iniziative di questo tipo attive lungo tutta la penisola non è facile. Ci ha provato il portale welforum.it, il portale dall’Associazione per la ricerca sociale, che in un articolo ha provato a tracciare i confini delle diverse esperienze, ma anche delle diverse normative regionali presenti sui territori.

L’origine dell’agricoltura sociale e delle fattorie sociali così come le conosciamo è da ricercare nell’Europa del Nord già nei primi anni 90, ma la diffusione di questo tipo di iniziative è rapido, tanto da coinvolgere subito anche l’Italia (che in realtà conta esperienze spontanee già a fine anni 70). Oggi, in Italia, l’agricoltura sociale è regolata da una legge recente, la 141 del 18 agosto del 2015. E’ la stessa normativa a riconoscere la vastità delle esperienze di agricoltura sociale presenti in Italia. Attività, spiega Welforum, spesso “molto diverse tra loro in termini di attività, utenza, obiettivi, prodotti, organizzazione, tipo di finanziamenti” ma che condividono la stessa capacità di finalizzare l’attività agro-zootecnica allo sviluppo di interventi integrati dal carattere sociale, sociosanitario, didattico-educativo, ludico-ricreativo, formativo-occupazionale, terapeutico-riabilitativo e di cura, “allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e, in particolare, nelle zone rurali o svantaggiate” 

Per queste ragioni, fare una stima di quante siano le esperienze attive in Italia non è semplice e i dati raccolti da Welforum lo dimostrano. “Sul sito del Forum Nazionale Agricoltura sociale, nato nel 2011, risultano 64 fattorie in Campania, 10 in Emilia Romagna, 27 in Lombardia, una nel Lazio, una nelle Marche, una in Sicilia, 27 in Veneto”.
Tuttavia, altre fonti anche locali danno numeri più ampi,
come quelli della regione Lombardia, dove si parla di 119 esperienze di agricoltura sociale, oppure l’elenco delle fattorie didattiche sostenute dall’Agenzia regionale Toscana per le erogazioni in agricoltura che parla di 58 esperienze nel 2016. Nell’elenco regionale delle fattorie sociali del Veneto, aggiornato al giugno 2016, ne risultano 11. Nel Lazio, invece, per Welforum le fattorie didattiche sono 53 e il Censimento dell’Agricoltura 2010 rileva 3.820 aziende agricole, su più di 98.200, con attività connesse. Le fattorie sociali aderenti all’elenco della Rete delle fattorie sociali Sicilia, inoltre, sono 102. La Regione Marche ha realizzato una fitta rete di agrinidi, iniziative di "Longevità attiva" nelle aziende agricole, l’‘OrtoIncontro’ con la cittadinanza e lo svolgimento di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di ex detenuti in agricoltura. A dare un quadro complessino è stato Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che secondo Welforum “parla di una stima non scientifica ma attendibile intorno alle 3 mila iniziative, con 30 mila addetti e 200 milioni di fatturato”. Secondo Welforum, però, i numeri potrebbero essere più importanti. “Da molte fonti informative è ormai possibile attingere per capire quante e quali fattorie sociali in Italia - spiega Welforum -, non è facile raccoglierle e coglierne le ripetizioni o le contraddizioni nei vari siti”.

Nonostante le difficoltà nel realizzare una mappatura realistica delle fattorie sociali attive in Italia, per Welforum è “rassicurante apprendere che l’Agricoltura sociale, e l’attenzione verso questa, continui ad espandersi”. Difficile fare anche previsioni sugli sviluppi. Molto dipenderà non solo dall’impegno delle regioni. Attualmente quasi tutte hanno una legge regionale che riguarda l’agricoltura sociale, mentre per Puglia, Lazio, Basilicata e Sicilia le normative regionali sono in corso di definizione. Per gli esperti di Welforum, molto dipenderà anche dai percorsi di formazione dei professionisti interessati a intraprendere questi percorsi. “Sarebbe bello immaginare una rete nazionale di reti locali di fattorie sociali che - conclude l’articolo -, in modo non competitivo, concorra all’economia sociale di mercato, anche estero, per produrre beni, alimentari, sociali, sanitari, economici relazionali, a contrastare forme di disagio e vulnerabilità, in stretto contatto anche con i distretti sociosanitari territorialmente competenti”.

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Tag: Agricoltura sociale

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