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Il rapper afroitaliano: “Ius soli? Italia è arretrata. Il mondo è cambiato”

Nato in Nigeria, vive in Italia da quando ha 2 anni: Tommy Kuti, protagonista della scena rap milanese e bresciana, nel singolo “#Afroitaliano” parla di diritti, di Italia e di Africa. Insieme con Omarito Sall si esibirà a Salerno il 23 giugno al Festival delle Generazioni in tour

17 giugno 2017

MILANO – “L’identità è molto più complicata del colore della pelle”. Tolulope Olabode Kuti, alias Tommy Kuti è un rapper: nato in Nigeria nel 1989, a due anni è arrivato in Italia, a Castiglione delle Stiviere, 23 mila abitanti in provincia di Mantova. Ha frequentato asilo, elementari, medie e superiori, poi per l’università è partito per Cambridge, dove all’Anglia Ruskin University si è laureato in Scienze della comunicazione (“L’ho fatto soprattutto per i miei genitori: ma, in fondo, studiare piaceva anche a me”, ammette).  Il suo ultimo singolo si chiama “#Afroitaliano”: “Esulto quando segna Super Mario, non mangio la pasta senza il Parmigiano. Ho la pelle scura, l’accento bresciano, un cognome straniero e comunque italiano”, canta. Un testo che affronta temi di stretta attualità, come quello dello ius soli: “A 14 anni mio papà mi disse che avevamo preso la cittadinanza italiana – racconta –. Allora non capii bene la portata di quell’affermazione, ma oggi so di essere stato molto fortunato. Molti miei amici, pur vivendo da sempre qui, ancora non sono cittadini italiani. E penso anche ai bambini della stessa età del mio fratellino: lui è italiano, loro no. Trovo tutto questo molto triste, inspiegabile: la legge italiana, per quello che riguarda le seconde generazioni, è talmente arretrata”.

Il rapper Tommy Kuti

“Mi dai del negro, dell’immigrato: il tuo pensiero è un po’ limitato. Il mondo è cambiato, non è complicato”, continua la canzone. Perché, come sottolinea, il cambiamento che qualcuno avversa è irreversibile, ed è già in essere: opporsi non serve a nulla. “Certo, il fenomeno dell’immigrazione e dell’inclusione, in Italia, è molto più indietro rispetto ad altri Stati europei, ma ormai ci siamo dentro”. Quando parla della sua esperienza scolastica italiana, Tommy la definisce ovattata: una delle sue grandi fortune, ricorda, è stata la maestra di storia delle elementari che, invece di soffermarsi per ore e ore su greci e romani, preferiva insegnare la storia a partire dai Paesi d’origine degli alunni stranieri. Nigeria, Cina, Vietnam, Marocco: “Lei raccontò le nostre storie. E fu una grande idea. Con gli stessi ragazzi abbiamo fatto le medie e con alcuni anche le superiori. Era quello il contesto in cui sono cresciuto, le differenze nemmeno venivano percepite come tali, per noi era la normalità”.

-Una normalità, come canta nel testo, fatta di abitudini molto italiane: “La prima volta che ho detto ‘ti amo’, ti giuro, l’ho fatto in italiano. Gli 883, la Dogo Gang, i cartoni sul 6 con Cristina D’Avena. Ogni 2 giugno su quella bandiera mando una foto ai parenti in Nigeria mangiando una fetta di pizza per cena”. Nel video, Fabri Fibra, grande fan di Tommy, nei panni di un analista chiede: “Ma lei, si sente più africano o più italiano?”. “Lo ribadisco – spiega –: sono troppo africano per essere solo italiano, e sono troppo italiano per essere solo africano. Ci sono momenti in cui mi sento più italiano, altri in cui mi sento più africano: ho amici che parlano solo dialetto bresciano (nel 2011 Tommy si è trasferito a Brescia, ndr) e una nonna che parla solo nigeriano. In questo modo realizzo sia le differenze sia le tante cose che ci accomunano”. Un sentirsi parte dell’umanità intesa in senso lato alimentato anche dalle esperienze all’estero: l’anno della 4ª superiore interamente trascorso in America, l’università in Inghilterra, “dove ho conosciuto pochissimi inglesi e un sacco di persone da tutto il mondo”.

Sempre a Brescia nel 2011 ha fondato “Mancamelanina”, progetto musicale, etichetta discografica e collettivo di 6 artisti, “la crew più colorata del rap italiano – si autodefiniscono sul profilo Facebook –. La mission del team è proprio quella di portare un po’ di ‘Melanina’ lì dove manca”, uno spazio per dare la possibilità di esprimersi a ragazzi nati o cresciuti in Italia con genitori africani. Oggi ha un contratto con la Universal e vive a Milano, dove spesso collabora con amici e colleghi. Colleghi come Omarito Sall, nato in Senegal ma trasferitosi in Italia, in Calabria, a 7 mesi. E proprio Omarito e Tommy saranno tra i protagonisti della tappa salernitana del Festival delle Generazioni in tour (Salerno, venerdì 23 giugno). Insieme, canteranno – il loro concerto chiuderà la kermesse – e parleranno di musica come strumento di integrazione: “È un grande strumento: è probabile che siano molte di più le persone che ascoltano ‘#Afroitaliano’ rispetto a quelle che ascoltano qualche politico che parla di integrazione. In molti mi hanno scritto per ringraziarmi, perché grazie alla mia musica hanno scoperto molte cose che fino a quel momento avevano dato per scontate”. (Ambra Notari)

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