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Presente sul territorio, ma poco collegato: identikit del volontariato siciliano

I tre Csv siciliani fanno il punto con una ricerca sullo stato di salute delle associazioni: più di 155 mila tra soci e volontari, per lo più uomini e con alto livello di istruzione. Ma emergono la scarsa trasparenza nella rendicontazione e la poca capacità di lavorare in rete

19 giugno 2017

Un insieme di organizzazioni presente in tutto territorio regionale, attive in modo capillare ma con una bassa propensione al lavoro in rete e alla trasparenza. È quanto emerge dall’ultima ricerca svolta sul volontariato in Sicilia pubblicata nel volume “Volontari in Sicilia. Un atlante ragionato” – edizione Giappichelli – presentata oggi all’auditorium Rai di Palermo.
La ricerca, che fa riferimento a dati del 2014, è stata commissionata dai Centri di servizio per il volontariato siciliani - Csv Etneo di Catania, Cesv Messina, Cesvop di Palermo - e dal Comitato di gestione (CoGe) del Fondo speciale per il volontariato della Sicilia con l’obiettivo di analizzare, a oltre dieci anni dalla loro istituzione, lo stato dei rapporti tra Csv siciliani e mondo del volontariato organizzato.

Delle 2 mila organizzazioni di volontariato (odv) censite dai Csv locali, 1.168 hanno partecipato all’indagine mentre sono quasi 100 le persone, fra volontari, istituzioni e altri enti di terzo settore coinvolti nei focus group organizzati nelle nove province siciliane. Tra i temi affrontati la diffusione territoriale, la capacità di mobilitazione, la strutturazione economica, le attività svolte, le relazioni che legano le organizzazioni di volontariato tra loro e anche con diversi tipi di istituzioni locali.
Rispetto al 2014, le odv siciliane annoverano 131.837 soci (51.292 donne), 23.054 volontari (11.538 donne) e 1.890 giovani del servizio civile (1.030 donne). Dal punto di vista anagrafico l’età media dei presidenti è di 53 anni, metà di essi sono attivi nel volontariato almeno da 13 anni (un quinto da oltre 20 anni); nel 64,4% dei casi è un uomo, con un’istruzione alta - il 34,8% dichiara di possedere un titolo di studio, il 27,4% è laureato.

Sul piano economico la metà delle odv analizzate dichiara introiti inferiori a 5 mila euro, un quarto un volume di entrate fra i 5 e i 20 mila euro, mentre un ulteriore quarto può contare su risorse superiori ai 20 mila euro. Poco più dell’8% delle odv – 103 su 1.168 – è dotato di una struttura operativa stabile.

Dai dati emerge anche una scarsa propensione delle organizzazioni di volontariato a una rendicontazione trasparente o, almeno, a fornire dati finanziari rigorosamente controllati e pubblicamente approvati: “Nella maggioranza dei casi, pur disponendo di un proprio bilancio, non vengono indicate né le entrate o i proventi, né le uscite o gli oneri”, ha spiegato Giuseppe Campana, uno degli autori della ricerca.
Un’altra problematica emersa è la difficoltà di operare in rete sul territorio: ben 277 odv, fra quelle analizzate, non hanno nessuna relazione con altri enti di terzo settore o istituzionali ed in generale, non sono in grado di creare partnership durevoli.
L’indagine ha registrato anche una bassa propensione a utilizzare il 5 per mille, a cui aderisce il 47,9% delle organizzazioni rispondenti, nonostante la misura fiscale abbia permesso di raccogliere fondi, solo nel 2014, pari a 1,4 milioni di euro. Meno della metà delle associazioni infine praticano qualche attività di fund raising (21,6%).

Alla presentazione sono intervenuti, insieme ai presidenti dei Csv siciliani, Nereo Zamaro, dirigente di ricerca dell’Istat e curatore del volume; Carlo Vimercati presidente Consulta nazionale dei CoGe; Raffaele Bonsignore, presidente Fondazione Sicilia; Antonino Anastasi, università di Messina; Giuseppe Campana, commercialista esperto del sistema dei fondi speciali per il volontariato; Salvatore Greco, università di Catania e Marco Musella, università Federico II di Napoli.

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