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Codice terzo settore, Csvnet accusa Lenzi (Pd): “Ingerenza inaccettabile”

Duro scambio tra il presidente di CSVnet e la ex relatrice della riforma del terzo settore, dopo l’audizione “parallela” di 8 Centri di servizio sui decreti attuativi. La deputata: li avete minacciati. Tabò: noi distanti dal suo modo di interpretare i valori democratici e i rapporti tra istituzioni e società civile

21 giugno 2017

Una “ingerenza inaccettabile nella vita associativa” di CSVnet, attraverso un “utilizzo strumentale delle funzioni istituzionali” di parlamentare. È ciò che l’associazione dei Centri di servizio per il volontariato attribuisce pubblicamente all’on. Donata Lenzi, capogruppo Pd nella Commissione Affari sociali della Camera. Le affermazioni del presidente di CSVnet, Stefano Tabò, sono contenute nella dura lettera che ha inviato oggi alla stessa Lenzi, ai deputati della Commissione, al Consiglio direttivo dell’associazione e al sottosegretario Luigi Bobba.

- Al centro della vicenda ci sono le audizioni di varie associazioni sui decreti attuativi della riforma del terzo settore, svoltesi il 5 giugno scorso alla Camera e aperte proprio con l’intervento di Stefano Tabò a nome di CSVnet, portatore della posizione approvata in questi mesi dagli organi sociali. In seguito, però, erano stati ascoltati anche i rappresentanti di 8 Centri di servizio soci (Biella-Vercelli, Forlì-Cesena, Marche, Spes Lazio, Brindisi, Lecce, Vibo Valentia, Sardegna) che avevano chiesto e ottenuto dal presidente della Commissione Marazziti di fatto una audizione “parallela”: il loro intervento, che ha espresso dissenso su una parte del decreto sul Codice del terzo settore, è stato presentato impropriamente a nome dei “Centri servizio per il volontariato regionali”.

Nell’ultimo Consiglio direttivo di CSVnet (9 giugno), tale comportamento è stato giudicato “contrastante con gli scopi” dell’associazione, che nel suo statuto prevede l’esercizio esclusivo della rappresentanza nazionale dei CSV in capo a CSVnet. È stata quindi avviata una procedura in vista di eventuali provvedimenti verso gli 8 CSV, che ora dovranno anzitutto “fornire ragioni e spiegazioni della propria scelta” e “considerare l’effettiva permanenza dei presupposti che, a suo tempo, hanno motivato” la loro adesione a CSVnet.

Dopo questa decisione Donata Lenzi ha inviato il 19 giugno ai Consiglieri di CSVnet e a Bobba la lettera che ha motivato oggi la denuncia di Tabò. In essa la deputata (già relatrice alla Camera della riforma del terzo settore), nel rivendicare la libertà della Commissione di ascoltare “chi vuole, anche singole persone, a proprio insindacabile giudizio”, e nel ribadire alcune sue perplessità sul decreto, rileva “con stupore” come l’audizione degli 8 CSV abbia “dato vita a conseguenze minacciose nei confronti dei Centri chiamati ad esprimere una posizione, minoritaria ma legittima in democrazia, di dissenso”.

Da qui la risposta di Tabò, che dopo aver formulato le accuse di ingerenza e strumentalizzazione riportate all’inizio, e dopo aver affermato che “non è mai stata posta in discussione da parte di CSVnet la libertà delle Commissioni parlamentari di audire chicchessia”, afferma: “Condivido l’idea che ci separino molte valutazioni sull’attuale formulazione del Codice del terzo settore (…). Ho l’impressione però che la distanza più consistente tra le nostre rispettive posizioni vada riconosciuta nel modo di interpretare i valori democratici e, di conseguenza, nel concepire il rapporto tra pubbliche istituzioni e società civile”. 

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Tag: Terzo settore, Csvnet

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