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Il welfare dei "volontari per necessità": così gli ultimi aiutano gli ultimi

Il 6 luglio presentazione a Roma di un originale progetto di contrasto alla povertà attivo nel modenese con il supporto del Csv locale: l’assegnazione di sostegni economici è vincolata allo svolgimento di 50 ore di volontariato in associazioni locali. E funziona

23 giugno 2017

Non un semplice aiuto economico a pioggia, ma una sorta di 'do ut des' in cui la persona che riceve il contributo deve, in cambio, restituire alla comunità “qualcosa”: un modo per responsabilizzare coloro che possono usufruire di questi aiuti, ma anche per far sì che l’intervento sul singolo vada a beneficio dell’intera comunità. Questa la filosofia alla base di “Volontari per necessità, volontari per scelta”, il progetto di welfare generativo e contrasto alla povertà realizzato nel 2015 – ma ripetuto anche negli anni successivi, visto il successo – nei comuni modenesi dall'Unione Terre d'Argine e che verrà presentato giovedì 6 luglio a Roma, presso la Camera dei Deputati, con la partecipazione tra gli altri del sottosegretario Luigi Bobba e della sociologa Chiara Saraceno (qui il programma).

- Il fondo anticrisi di cui fa parte anche il progetto aveva stanziato dal 2010 - grazie al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Carpi, integrato dall’Unione Terre d’Argine - oltre 5,5 milioni di euro a favore dei cittadini residenti colpiti da difficoltà economiche a causa della crisi occupazionale. Ma l’edizione 2015 del bando ha introdotto, rispetto a quelle precedenti, un’importante novità: la partecipazione attiva dei beneficiari del contributo.

L’erogazione dell’aiuto economico, insomma, ha comportato l’adesione a percorsi di formazione e ad attività di volontariato e di pubblica utilità: 50 ore da passare in oltre 100 tra organizzazioni del terzo settore ed enti che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere volontari, reperiti grazie alla lavoro dell’Associazione Servizi Volontariato Modena (Asvm, gestore del Csv provinciale). Sempre nel 2015 si è anche utilizzata la misura ministeriale “Diamociunamano” che rimborsa, grazie a fondi messi a disposizione direttamente dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l’assicurazione Inail per i volontari (da qui il titolo del convegno).

“Mi sono detta, forse riesco ad avere persone che stanno con i ragazzi disabili senza se e senza ma – confessa Fiorella Facciolo, presidente dell’associazione Progetto per la vita di Carpi – Lavorare con i disabili non è facile, ma ho trovato i volontari pronti ad affrontare quasi tutto. Uno dei due uomini che ha iniziato con noi ad un certo punto ha mollato, perché, mi ha detto ‘i ragazzi mi strappano il cuore’, mentre l’altro, anche lui un po’ restio all’inizio, poi è rimasto completamente rapito da questi ragazzi, che se li conosci sanno davvero darti tanto”.

Mai in precedenza avevamo accolto volontari all’interno del nostro ente – dice Marco Rovatti, direttore del teatro comunale di Carpi – e quando li abbiamo conosciuti, tra loro c’erano persone che non avevano mai messo piede in un teatro, che lo consideravano un luogo per le élite, non per loro. Alcuni, invece, ora, li vediamo ancora ogni tanto in sala, e con tutti gli altri siamo rimasti in contatto. E’ stato un bel modo anche per aprire le nostre porte a chi altrimenti mai le avrebbe varcate”.

Ma chi sono questi volontari per necessità? Nelle indagini statistiche si legge spesso che chi decide di fare volontariato è mediamente un “privilegiato”: lo è per livello economico, per cultura, per la qualità dell’ambiente di provenienza. Negli oltre 600 colloqui realizzati da Asvm con i richiedenti il contributo, e quindi con coloro che poi nella stragrande maggioranza dei casi (506) hanno svolto l’attività volontaria (gli altri hanno rinunciato o sono stati per vari motivi esentati dall’obbligo), la maggior parte delle persone, proprio per l’ambito in cui si è svolto il progetto, non apparteneva a quelle categorie. Ed è così che “gli ultimi” sono finiti ad aiutare altri “ultimi”.

“Non avevo un lavoro, per questo ho chiesto un contributo, e mi sono ritrovata a fare le pulizie – ci racconta Maria Rosaria, volontaria presso il circolo anziani Cibeno Pile – e mi sono detta ‘ti danno un aiuto però chiedono una cosa in cambio’, subito non mi sembrava giusto, poi l’esperienza che ho fatto è stata così bella, le persone che ho trovato così disponibili che anche ora, che ho terminato le mie ore di stage, continuo comunque ad andare. Sanno che quando hanno bisogno io ci sono”.

“E’ stata una bella esperienza – concorda Francesca, volontaria presso la Casa protetta Pertini di Soliera - e con il contributo ricevuto ho potuto pagare le bollette, fare la spesa, comprare le cartelle ai miei nipoti. Si, è proprio un bel progetto”. “Mi ha fatto sentire meglio il fatto che non si trattasse di un aiuto ‘a senso unico’ – conclude invece Sandy, da 12 anni in Italia e volontaria del progetto Ero Straniero – Avevo bisogno di un aiuto e mi è stato dato, mi è sembrato giusto restituire. Senza contare che ho potuto esercitarmi molto con le lingue, nel mio periodo da volontaria, e questo mi è poi servito anche per trovare un lavoro”.  (Chiara Tassi)

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