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"Ridi finché hai respiro", messaggio di Nujeen in fuga dalla Siria sulla sedia a ruote

Ieri al Teatro Verdi di Firenze, per il ventennale del Cesvot, 2mila persone commosse di fronte alle parole di Nujeen Mustafa, 18enne scappata dalla Siria in sedia a rotelle, arrivando in Germania dopo 5.600 chilometri e due mesi di viaggio. “Il mondo è bello, non crogioliamoci nell’infelicità”

26 giugno 2017

Nujeen Mustafa intervistata da Jacopo Storni
Nujeen Mustafa intervistata da Jacopo Storni

- FIRENZE - “Ridi finché hai respiro, ama finché hai vita. Non capsico che senso abbia stare a crogiolarsi nell’infelicità quando il mondo è tanto bello”. Arriva forte e chiaro il messaggio di Nujeen Mustsafa, 18enne fuggita da Aleppo e arrivata in Germania in sedia a rotelle, lungo la rotta dei Balcani, spinta dalla sorella attraverso un viaggio lungo due mesi e 5.600 chilometri. Una vera e propria odissea, diventata un libro (‘La storia incredibile di Nujeen’, HarperCollin editore) e che ieri pomeriggio è stata ripercorsa al Teatro Verdi di Firenze in occasione della festa per il ventennale del Cesvot, la rete delle associazioni del volontariato toscano. 

Un pomeriggio di festeggiamenti, alla presenza di oltre 2mila persone, animato dal concerto dei Ladri di Carrozzelle, dal monologo teatrale di Lella Costa e Daniela Morozzi, dalle canzoni di Bobo Rondelli e dall’intervista finale di Nujeen Mustafa, vera protagonista dell’evento, una ragazzina prodigio cresciuta in casa, ad Aleppo, per colpa della sua disabilità. Ma proprio tra le mura domestiche ha studiato ininterrottamente, imparando la storia e la filosofia, la cultura e l’arte, leggendo Marquez e ascoltando Bocelli, studiando Leonardo da Vinci e la storia dell’arte italiana.

Oggi Nujeen, nella sua nuova casa in Germania fornita dal Governo tedesco, si dichiara felice, anche se sogna di tornare a vivere in Siria. Ricorda il suo viaggio, soprattutto il viaggio in mare, tra Turchia e Grecia, dove ha rischiato la vita. Proprio su questo ha detto: “Per una persona normale, il traghetto dalla Turchia occidentale a Lesbo, costa 10 euro, e il viaggio le porta via 90 minuti. Per compiere lo stesso tragitto da profughi, ci sono serviti dodici giorni di preparativi e 1.500 dollari a testa”.

Nonostante tutto, lo spirito positivo di Nujeen le ha permesso di vivere quel viaggio col sorriso sulle labbra, o quasi. Così scrive nel libro: “Mentre me ne stavo seduta lì sulla mia carrozzella, più in alto di tutti gli altri, pensai a me stessa come a Poseidone, il dio del mare, sul suo cocchio. Cercai di immaginare gli ippocampi, quegli esseri metà pesce e metà cavallo, che ci trainavano avanti, e tra la bruma di spruzzi mi parve di scorgere le Nereidi, le figlie di Posiedone, che montavano quei cavallucci marini, i lunghi capelli che danzavano nel vento, le risate che si perdevano tra le folate. A quel pensiero gridai: “Guardate è bellissimo””

E’ proprio questa la particolarità di Nujeen, saper apprezzare quello che la vita ci ha dato. Intenso il messaggio delle sue parole: “Quando ero più giovane pensavo di essere un membro di superfluo della popolazione, ma poi ho capito che Dio mi aveva creata per una missione, per far sentire al mondo la mia voce”. E poi: “Non fa bene a nessuno morire spiritualmente, ancora prima che fisicamente, per cui vi prego, non morite, non sentitevi in colpa se siete diversi o se vivete una situazione simile alla mia”. 

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