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"Yurta letteraria", viaggio nelle terre del terremoto: dal Nepal ai Sibillini

Evento promosso nell’ambito della rassegna ospitata nella grande tenda che da gennaio è sede dell’agrinido della Natura di San Ginesio. L’incontro è con Matthias Canapini, le sue foto, i suoi racconti, la sua esperienza tra le comunità nomadi nelle yurte della Mongolia e i suoi viaggi che ora faranno tappa sui Sibillini

01 luglio 2017

- SAN GINESIO (MC) – Un viaggio nelle terre del terremoto, dal Nepal ai Sibillini, attraverso le immagini e le parole di Matthias Canapini “un tessitore di storie che ci porterà dall’Asia fino alla nostra yurta. Attraverso il suo sguardo inconsueto entreremo in punta di piedi dentro alle pieghe nascoste di popoli e paesaggi fragili in varie parti del mondo”. E’ l’evento promosso per domenica, dalle 10.30 alle 12.00, a San Ginesio, dalla società agricola che gestisce l’agrinido ospitato da gennaio in una grande tenda yurta, dopo le scosse che hanno reso inagibile la struttura originaria. Ora, in attesa della ricostruzione e del ritorno di tutte le famiglie sfollate, residenti, insegnanti e architetti hanno unito le forze in un progetto che vedrà la realizzazione di una nuova scuola. Nel frattempo, l’attività dell’agrinido prosegue all’interno della yurta che è utilizzata anche per incontri culturali e di aggregazione. E’ il caso della rassegna “Yurta letteraria” in cui è inserito l’evento del 2 luglio.

“Oggi si conclude ufficialmente l’attività scolastica dell’asilo – spiega Federica Di Luca, educatrice e titolare dell’azienda agricola ‘La quercia della memoria’ che gestisce l’agrinido – mentre nel mese di luglio proseguiremo come centro estivo. Per alcuni bambini sarà il proseguimento dell’esperienza annuale ma c’è la possibilità, per altri che non fanno parte del gruppo di iscritti, di inserirsi e fare questa esperienza, che resta un servizio aperto ai piccoli da 1 a 6 anni”.
Non solo agrinido, la yurta diventa anche ‘letteraria’. “L’evento di domenica – racconta l’educatrice – è inserito in una rassegna che è partita il 6 gennaio, quando abbiamo inaugurato la tenda anche come luogo di aggregazione, e che vede incontri mensili, tra presentazione di libri, conversazioni con gli autori anche a carattere prettamente educativo e temi che raccontano il paesaggio e il territorio”.

La giornata del 2 luglio è significativa perché a distanza di quasi un anno riporta l’attenzione sul tema terremoto che, in questa occasione, colleghiamo a un’idea di intercultura: Matthias Canapini porta la sua esperienza di viaggio nel mondo, in ascolto di storie sconosciute e di grandi eventi, perché si parla del terremoto del Nepal, ma non solo: c’è anche il suo viaggio in Asia, documentato attraverso la scrittura e le foto. Grazie a lui e alla sua esperienza, metteremo in dialogo di nuovo il tema dell’infanzia in eventi critici e drammatici come quelli del terremoto, ma anche la comunità tutta: le famiglie, il territorio dal punto di vista urbanistico, il vivere nel post terremoto anche in contesti diversi. Il ponte, molto bello, lega i suoi viaggi in luoghi spesso dimenticati e inconsueti, alla nostra realtà perché lui ha documentato la vita delle comunità nomadi mongole nelle yurte, vivendo con loro per un po’”.

“Il terremoto – si legge nella presentazione dell’incontro di domenica - è un evento tragico che fa tremare la terra, ribalta e crepa le costruzioni, sconvolge le vite. Spezza e frantuma la terra mostrandone l’essenza, la vitalità, il movimento. E l’uomo? Anche l'uomo trema, si spaventa, s'immobilizza, sopravvive o perisce. L’uomo si adatta, convive, si apre a nuovi pensieri perché è connesso primordialmente alla Terra. L’esperienza del terremoto traccerà un filo sottile tra frammenti di storie e scatti d’autore e rivelerà quanto l’abitare è connessione profonda con la Terra. L’autore ci porterà in viaggio dal Nepal fino alla nostra yurta. Da qui ripartirà per un nuovo vero viaggio a raccogliere storie minori e frammenti di vita di paesaggi, uomini, donne e animali dei Sibillini perché il viaggio è il senso stesso della vita e di viaggiare non si può fare a meno. In fondo anche il terremoto è un viaggio dalle antiche viscere del cosmo fino al volto presente del paesaggio: su questa corrugata pelle, l’uomo imprime scritture misteriose capaci di essere svelate solo nel futuro”. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

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