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Antonio, sommelier cieco: dalla passione per il vino all'esame di qualificazione

Antonio Tramacere, cieco dall’età di diciotto anni, si laurea sommelier presso la delegazione leccese dell’Ais. “Nel mondo del vino l’olfatto e il gusto contano più della possibilità di vedere”. Allo studio uno strumento per consentire anche a chi non vede di conoscere il colore del vino

07 luglio 2017

- LECCCE - “L’olfatto è la vista dell’anima e delle emozioni”: è questa affermazione dell’enologo Giacomo Tachis che ha ispirato e guidato nel suo percorso Antonio Tramacere, che di recente ha sostenuto l’esame di qualificazione professionale per diventare sommelier, sulla base dei corsi seguiti presso la delegazione leccese dell’Ais (Associazione italiana sommelier). Tramacere, originario di San Pietro in Lama, in provincia di Lecce, quarantanove anni, impiegato come centralinista al comune di Lequile, è privo della vista dall’età di diciotto anni, come conseguenza di una malattia genetica. La passione per il mondo del vino, però, lo ha sempre accompagnato, fino alla scelta di frequentare il corso presso la sede leccese dell’Ais, nel 2014. “Il percorso per diventare sommelier si compone di tre livelli, naturalmente con un grado crescente di difficoltà – spiega Tramacere – Il primo livello è stato piuttosto semplice, è previsto un esame finale ma senza domande aperte. Superata questa fase mi hanno contattato per affrontare il secondo livello”. Il secondo step prevede una conoscenza approfondita dei vini in Italia, con i relativi vitigni, e nel mondo. Anche l’esame finale è più complesso perché prevede domande a risposta multipla.

Antonio Tramacere
Disabilità. Antonio Tramacere, somelier non vedente 2

“Superata anche la seconda fase, ho avuto molte titubanze prima di affrontare la terza – confessa -, che prevede degustazione, schede sul vino piuttosto complesse, domande sia a risposte multiple che aperte. Seguire i corsi mi è stato possibile grazie all’aiuto di mia moglie, che ha registrato le lezioni, preso appunti tradotti in braille, e durante le prove di esame ha scritto ciò che le dettavo, l’associazione Ais inoltre è stata sempre molto disponibile per aiutarmi a superare gli ostacoli. Determinante è stato chiaramente anche l’uso della sintesi vocale del computer. Su questa base ho scelto di affrontare anche il terzo livello del corso, con l’esame finale composto da scritto e orale, una bella emozione”.

Un mondo, quello della passione per il vino, che dà la possibilità di conoscersi e conoscere, socializzare, scambiare informazioni, ma che consente soprattutto all’olfatto e agli aromi di prendere la rivincita sulla vista. “Questo risultato rappresenta per me una grande soddisfazione personale, l’aver dato ascolto ad una passione – aggiunge Tramacere – soprattutto sapendo che in questo mondo l’esame olfattivo e gusto olfattivo del vino hanno più peso rispetto alla vista. Il mio limite è stato infatti quello di non poter sostenere la prova visiva dell’esame, ma è stato appena realizzato a questo scopo il prototipo di uno strumento che consentirebbe di superare questo limite, permettendo a chi non vede proprio di sapere il colore del vino. Vedremo come procederà l’evoluzione del progetto”. Intanto la delegazione leccese dell’Ais sta lavorando per arrivare a realizzare testi in braille da utilizzare durante i corsi e distribuire anche alle altre associazioni sul territorio nazionale (sm)

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Tag: Disabilità

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