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Un anno fa la morte di Emmanuel, la salma torna in Nigeria

Il ricordo commosso di don Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate che aveva accolto a Fermo il profugo e la sua compagna. "Per me e per molti altri non sei mai morto: la tua vita aleggia in Dio e nella nostra coscienza"

04 luglio 2017

CAPODARCO DI FERMO - Stamattina la salma di Emmanuel Chidi Namdi è partita per Roma per raggiungere finalmente la Nigeria giovedì mattina, secondo il desiderio espresso dalla vedova Chinery. Sabato scorso al seminario arcivescovile di Fermo è stata celebrata una messa di suffragio a un anno dalla morte del giovane profugo nigeriano che ha perso la vita in seguito a una violenta colluttazione con il fermano Amedeo Mancini. Nell'omelia il ricordo commosso di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate che aveva accolto Emmanuel e la sua compagna.

- Questo il testo della lettera scritta da don Albanesi, letta durante l'omelia: "Caro Emmanuel, ad un anno della tua morte, insieme a Chinery e a quanti ti hanno voluto bene, vogliamo salutarti, prima che la tua salma parta per l’amata Nigeria. Abbiamo vivo il ricordo della tua presenza nella nostra terra. Lo sbarco, la sistemazione in seminario e il giorno della grande festa della promessa di matrimonio. La cerimonia è segnata nei libri della parrocchia perché rimanga nel tempo: eri felice con Chinery, vestito da sposo. Abbiamo cantato e ballato perché vedevamo terminata per te e per altri il tempo della fatica e del dolore. Ti abbiamo accolto come un fratello, perché ogni creatura, anche se viene da lontano, possa trovare futuro. Ero in viaggio per Roma quando Suor Rita mi comunicò che era avvenuto qualcosa di grave; solo verso mezzanotte ebbi la notizia che eri in coma irreversibile per morire il giorno dopo. Abbiamo cercato di dare dignità alla tua vita e alla tua morte. Abbiamo vissuto la tua scomparsa come una sconfitta per tutti noi".

Il giorno del funerale celebrato a Fermo
Funerale di Emmanuel. Bara all'altare

"Visitando la tomba provvisoria nel cimitero di Capodarco - prosegue la lettera - ti ho parlato sommessamente per un lungo anno e ho recitato le preghiere con te, ripensando a tutto ciò che era avvenuto. Per me e per molti altri non sei mai morto: la tua vita aleggia in Dio e nella nostra coscienza. Sei stato di sostegno per continuare ad accogliere quanti chiedono aiuto. Sono sicuro che, nel tempo, con pazienza, tutti comprenderanno che quanto abbiamo fatto era una cosa giusta: chi può tirarsi indietro da chi invoca aiuto? Perdonaci se non siamo stati capaci di garantirti la vita. Tu che vivi in Dio benedici tutti noi: il tuoi fratelli e sorelle che continuano ad arrivare dall’Africa e dalle terre martoriate e inospitali del mondo. Benedici quanti si adoperano per rendere meno dolorosa l’esistenza di molti. Chiedi a Dio che le nostre anime siano misericordiose come la preghiera del Padre nostro ogni volta ci suggerisce. Arriverderci Emmanuel, nostro fratello".

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Tag: Emmanuel, migranti

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