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Prato, in strada decine di migranti espulsi dai centri d’accoglienza

La Prefettura ha imposto regolamenti rigidi, come il coprifuoco entro le 23. Almeno un centinaio di migranti avrebbero sgarrato e sono stati espulsi senza alternative. L’appello delle associazioni per il rispetto dei diritti umani

05 luglio 2017

FIRENZE - Espulsi dai centri di accoglienza e costretti a dormire in strada. E’ l’amaro destino di quasi un centinaio di richiedenti asilo ospitati a Prato, espulsi negli ultimi mesi dai centri di accoglienza perché non hanno rispettato i regolamenti interni imposti dalla Prefettura. Regolamenti stringenti, come il coprifuoco alle 23, con obbligo di rientro prima di quell’ora. Oppure l’obbligo di frequentare almeno il 70 per cento dei corsi di lingua italiana. Alcuni migranti hanno sgarrato e per questo sono stati allontanati dai centri, senza però soluzioni alternative. Un caso unico a livello toscano, raro anche sul panorama nazionale, attuato dalla Prefettura all’indomani dei numerosi sbarchi e dei conseguenti arrivi di profughi sul territorio pratese, dove attualmente i richiedenti asilo sono circa 800, ma dove non ci sono strutture in quantità sufficiente.

- Un pugno duro, quella della Prefettura, che ha sollevato numerose polemiche nel mondo dell’associazionismo pratese, anche tra gli stessi centri d’accoglienza. E’ stato lanciato un appello, firmato da un centinaio di persone e da una decina di associazioni del territorio, per chiedere alla Prefettura di agire “nella piena tutela dei diritti dei richiedenti asilo rispettandone la dignità e operando secondo principi di buona accoglienza”. Nell’appello, promosso dall’assemblea Sulla stessa barca, si chiede pertanto di “interrompere la messa in atto di revoche arbitrarie, al fine di garantire agli ospiti la permanenza nei centri di accoglienza”. Viene poi denunciata una “grave violazione dei diritti umani” con “allontanamenti coatti attuati senza un preavviso di almeno dieci giorni tale da permettere agli ospiti un'uscita dignitosa dai progetti”. Tanto più, viene spiegato, “i centri di accoglienza non sono prigioni” e “dovrebbe essere tutelata la libertà dei richiedenti asilo, spesso colpevoli soltanto di rientrare pochi minuti dopo l’orario previsto”.

E molti migranti, usciti dalle strutture, si sono ritrovati a dormire per strada, concentrati soprattutto nei pressi della stazione ferroviaria di Prato e in alcuni giardini pubblici, contribuendo così ad appesantire le problematiche relative all’emarginazione.

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