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La “casetta della solidarietà” donata al medico di Amatrice da una paziente

Un gesto d’amore che ha attraversato gli Appennini da Camerino ad Amatrice: la “casetta della solidarietà” donata a una allevatrice marchigiana con il morbo di Parkinson ospita ora l’unico medico di base di Amatrice che potrà tornare ad assistere con più serenità e continuità i suoi pazienti

07 luglio 2017

AMATRICE – La chiamano già “la casetta della solidarietà” perché è riuscita a unire due territori distanti tra loro, Camerino e Amatrice, due terremoti che hanno scritto le pagine più dolorose della storia recente dell’Appennino centrale, due famiglie che in altre circostanze non si sarebbero mai incontrate: due storie parallele in cui, questa volta, è un paziente a soccorrere un medico. Baricentro di tutto, i ragazzi dell’associazione “La Via del Sale Onlus” che da 10 mesi stanno raccogliendo fondi per aiutare le famiglie in difficoltà, acquistando moduli abitativi semi mobili usati, per dare un tetto a chi non ha più una casa, fino a che non arrivano le abitazioni provvisorie dello Stato. Sono loro che, dalle pagine social dell’associazione, raccontano la storia di Luigina e Claudia, medico e paziente, vite diverse, città diverse, stesso dolore. E, da ieri, stessa casetta.

- “Alcune storie sono belle da raccontare – scrivono i ragazzi da Facebook -. Altre sono bellissime. Oggi abbiamo l'onore di raccontare una di queste. Claudia è una dolcissima signora di Camerino, che ha il morbo di Parkinson, alla quale consegnammo una casetta su ruote il 3 gennaio 2017. Finalmente qualche giorno fa ha ricevuto il Mapre, il modulo abitativo provvisorio per gli allevatori, dallo Stato. Claudia ci ha chiamato subito per informarci della consegna e restituirci la casetta su ruote per destinarla a una famiglia sfollata che ancora non ha ricevuto nulla. Può sembrare strano per chi non segue il terremoto, ma purtroppo ce ne sono. Una, in particolare, ci ha colpito: quella dell’unico medico di base residente ad Amatrice, che ha perso casa e ambulatorio nel terremoto e che era costretta a fare la spola da L’Aquila tutti i giorni per assistere i suoi pazienti. Non c’è stato molto di cui discutere: confrontandoci con Claudia, abbiamo deciso subito di portare la casetta alla dottoressa in modo che potesse tornare ad esercitare con più serenità la sua professione. Abbiamo pensato che fosse un progetto che andava al di là della solidarietà verso la singola famiglia: un progetto di cui avrebbe beneficiato l’intera comunità amatriciana. In più ci piaceva l’idea che un paziente aiutasse un medico, come fosse una sorta di chiusura del cerchio”.

“Siamo andati oggi! – prosegue il racconto dai social – Ed è stata una giornata lunghissima, cominciata alle 5 del mattino. Ma l’ospitalità della signora Claudia, che ci ha accolto con due vassoi di pasticcini e panini col ciauscolo fatto da loro, l’ha resa più corta. Abbiamo appena finito e siamo fieri, onorati e felici, di esser stati parte di un gesto d’amore che ha attraversato gli Appennini da Camerino ad Amatrice”.

50 chilometri al giorno per curare i suoi pazienti, la casa crollata, il trasferimento della sua famiglia a L’Aquila, l’unico medico di base rimasto al lavoro ad Amatrice tempo fa aveva chiesto aiuto ai ragazzi della Onlus. Nelle liste d’attesa dell’associazione ci sono ancora “una trentina di famiglie, di cui almeno 7 con priorità assoluta. Il problema però è che mentre a ridosso del terremoto siamo riusciti a raccogliere un numero considerevole di donazioni (oltre 270 mila euro), ora il flusso è diminuito parecchio e siamo in difficoltà. L’emergenza non è finita, ma si è solo trasformata un po’, perché i problemi restano e sono tanti. Altrimenti non avremmo ogni giorno richieste di aiuti alle quali al momento non sappiamo come far fronte – ha raccontato ieri a Redattore Sociale Eleonora Rossetti, responsabile comunicazione dell’associazione che in questi mesi ha già ‘prestato’ 24 casette ad altrettante famiglie e donato un tetto a una novantina di persone, bruciando i ritardi della ricostruzione -. Ma quando è arrivata la richiesta della dottoressa ci siamo subito attivati per cercare il modulo perché in quel caso avrebbe beneficiato della donazione non solo una famiglia ma tutta la comunità di Amatrice”.

Claudia abita a Camerino. Suo marito, Giorgio, ha un’azienda agricola che significa animali da accudire e “nessuna possibilità di accettare trasferimenti”. Dalla notte del 26 ottobre 2016 la sua vita, già provata dal Parkinson, è cambiata completamente. “Ma sono state le scosse del 30 a far precipitare la situazione”. Prima la sistemazione nel palazzetto dello sport, poi due mesi nel camper donato da Coldiretti “ma con la mia malattia avevo bisogno di una sistemazione un po’ più confortevole per questo ho chiesto aiuto ai ragazzi”. Da gennaio, 5 mesi nella casetta della onlus e da ieri, finalmente, nel Mapre.
“Ho avuto molto - racconta Claudia – ma ho dovuto fare tutto da sola. Eravamo stravolti dal terremoto e, nonostante la malattia, ho cercato contatti con tutte le persone che avrebbero potuto darci una mano. Telefonate su telefonate, ogni giorno, tentando di organizzare al meglio la vita della mia famiglia: 5 persone, io, mio marito, mio figlio e i miei suoceri. La nostra casa era crollata, ma la stalla, costruita di recente, per fortuna, aveva retto. La sera della prima scossa abbiamo avuto danni ai solai interni, ma con il terremoto della domenica è venuta giù tutta la parte centrale. Non eravamo dentro perché ci eravamo già trasferiti negli impianti sportivi, ma la botta l’abbiamo sentita forte. Molte persone sono andate via, ma noi non potevamo abbandonare i nostri animali e nel frattempo, intorno, succedeva di tutto: dalle scosse continue alla neve, dalla preoccupazione per la casa che non c’era più e per la famiglia divisa, ai mobili del mapre che non arrivavano mai. Ma mi sento fortunata, perché sia i ragazzi di Amatrice che la Coldiretti ci hanno davvero aiutato moltissimo”.

“Quando dal camper siamo passati alla casetta i miei suoceri sono stati ospitati a casa di un’amica perché tutti non ci stavamo – continua Claudia -. Ma in 3 siamo stati bene. Per fortuna, il 18 gennaio, quando è arrivata la grande nevicata, eravamo già nel modulo dei ragazzi. Il Mapre della regione è stato consegnato a marzo ma i mobili sono arrivati solo qualche giorno fa. Ora abbiamo riunito di nuovo tutta la famiglia perché, in 5, abbiamo avuto un modulo di 75 metri quadrati. Ogni stanza ha il condizionatore per il freddo e per il caldo e la casa è accogliente. In questi mesi è stata molto dura ma è valsa la pena restare qui, per i nostri animali e per il nostro lavoro. Sentire che la ‘nostra’ casetta sarebbe stata consegnata alla dottoressa di Amatrice ci ha emozionato molto perché sappiamo che cos’è il dolore, la paura, cosa vuol dire uscire di casa e non rientrarci più, sappiamo come si sta quando ti senti solo. Conosciamo il significato vero delle parole ‘terremoto e solidarietà’”. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

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