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L'Unione europea si salva con il gioco d'azzardo e la "liquidità condivisa"

Paure e muri svaniscono quando si tratta di rilanciare il settore. Italia, Francia, Spagna e Portogallo hanno firmato accordo di cooperazione sulla "liquidità condivisa": i giocatori italiani di poker on line potranno ora sfidare altri giocatori dei paesi firmatari dell'accordo. Per il sociologo Maurizio Fiasco è "una palese violazione"

07 luglio 2017

- MILANO - In un'epoca in cui l'Unione Europea arranca e gli Stati membri alzano muri e barriere, ecco che ogni paura e identità nazionalista svanisce quando si tratta di gioco d'azzardo. Il 6 luglio Francia, Spagna, Italia e Portogallo hanno infatti firmato un accordo di cooperazione sulla "liquidità condivisa". In altre parole, si potrà giocare a poker on line, sfidando giocatori dei Paesi firmatari dell'accordo. "Al momento un giocatore italiano è autorizzato a giocare a Poker esclusivamente sui siti dei concessionari di gioco italiani - spiega in un comunicato stampa l'Osservatorio gioco on line del Politecnico di Milano -; con la liquidità condivisa invece il giocatore italiano potrà sfidare su una piattaforma '.eu' utenti spagnoli, francesi e portoghesi".

Per l'industria del gioco d'azzardo è un'occasione ghiotta. "Una novità che porterà senz’altro un impulso positivo all’ecosistema del Poker -sottolinea il Politecnico di Milano-, in difficoltà dopo l’effetto moda del triennio 2008-2011 e rinvigorito solo ultimamente grazie all’introduzione dei tornei a montepremi variabile. Aprire alla liquidità condivisa, infatti, significa aumentare il numero di utenti presenti sulla piattaforma e di riflesso il capitale circolante, con il probabile effetto di aumentare il numero di tavoli di gioco e di tornei, nonché il valore totale dei montepremi in palio".

Tutto bene, dunque? Forse no. "Siamo di fronte ad una palese violazione degli impegni politici presi dal Governo, che aveva assicurato che non sarebbero stati introdotti nuovi giochi fino all'approvazione della riforma complessiva del settore - avverte Maurizio Fiasco, sociologo ed esperto di gioco d'azzardo -. Inoltre, con questo accordo salta completamente la ratio dell'esistenza dei Monopoli, che vengono di fatto bypassati. Il problema di fondo, del resto, è che il gioco d'azzardo sta in piedi solo perché in palio ci sono i soldi, altrimenti si tratta di giochi estremamente noiosi. E deve sempre rilanciare con qualche novità che faccia intravvedere più e maggiori vincite".

Perché l'accordo diventi operativo ci vorranno ancora sei mesi. Ci sono infatti problemi di armonizzazione delle normative sulle giocate tra i diversi Paesi, che riguardano la tassazione, le vincite e la percentuale trattenute dalle concessionarie del gioco. (dp)

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