:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Detenuti mettono in scena i classici: "L'esperienza più bella vissuta in carcere"

Bilancio positivo per il progetto “Classici in strada”: il laboratorio ha coinvolto anche 50 reclusi dell'Ucciardone di Palermo, che hanno lavorato su testi dell'Iliade, dell'Odissea, sulle favole di Esopo e sul don Chisciotte. La regista Salatino: "Il teatro conferma la sua alta valenza sociale e orizzontale che fa bene a tutti"

09 luglio 2017

PALERMO – Il teatro come crescita personale grazie alla sua valenza educativa. Con questo fine si è svolto "Classici in strada", un laboratorio teatrale di tre anni realizzato anche con 50 detenuti della casa di reclusione Ucciardone di Palermo. Nel complesso monumentale di Santa Maria dello Spasimo, nell'ambito del Sole Luna Doc Film Festival, per la sezione #crearelegami, è stato presentato il bilancio del progetto realizzato dall'associazione Teatro Atlante, con l'Ufficio Scolastico Regionale, il comune di Palermo, l'università e dodici scuole cittadine di diverso ordine e grado. In particolare, nel 2015 il progetto ha coinvolto anche i detenuti della casa di reclusione Ucciardone, grazie alla collaborazione con l’Asvope Palermo (associazione di volontariato penitenziario). I primi due anni sono stati dedicati a due grandi classici della letteratura greca, l'Iliade e l'Odissea di Omero e le favole di  Esopo, adesso raccontati in un libro che uscirà a breve. Nei tre anni hanno partecipato circa 50 detenuti tra i 20 e i 60 anni di cui alcuni stranieri. I lavori sono stati coordinati dalla regista Preziosa Salatino e da Isabella Tondo docente del liceo scientifico Benedetto Croce. 

BOX Per l'edizione di quest’anno dei “Classici in strada” all’Ucciardone è stato scelto, invece il Don Chisciotte, capolavoro di Cervantes, un autore che nella vita sperimentò anche la condizione di detenuto. "Ci si è interrogati sul tema della follia, dell’utopia - spiega la regista Preziosa Salatino -, sull’importanza del sogno e degli ideali di giustizia. Lo spettacolo ha visto rappresentati alcuni fra gli episodi più noti del romanzo: la lotta con i mulini a vento, l’osteria, il teatrino di mastro Pedro, l’amore per un’improbabile Dulcinea, ma ci si è presi la libertà di modificarli, riscriverli, di stravolgerne l’ordine e le proporzioni, in collaborazione con gli 'attori' dello spettacolo, mettendo in risalto, ad esempio, l’episodio della liberazione dei galeotti in cui la voce di Cervantes si mescola a quella di chi sperimenta sulla propria pelle la condizione di oppresso che auspica, anche inconsapevolmente, la possibilità di espiare la pena secondo i principi della giustizia riparativa". 

"Quella con i detenuti è stata l'esperienza più bella e più difficile della mia vita - sottolinea la vice presidente dell'associazione Teatro Atlante e regista del progetto Preziosa Salatino -. Il teatro conferma la sua alta valenza sociale, educativa e terapeutica davvero orizzontale e trasversale che fa bene a tutti, in tutti i contesti e a tutte le età. La partecipazione dei detenuti è avvenuta perché all'interno del carcere c'è una sezione del liceo scientifico Benedetto Croce. Ogni anno abbiamo coinvolto circa 15 detenuti" "I laboratori di 50 ore ciascuno sono stati realizzati il primo anno dentro il teatro del carcere e gli altri due anni all'interno di un cortile esterno della casa di reclusione dove la performance è stata seguita anche dai familiari". 

"Per i detenuti la cosa importantissima è stata quella di essersi potuti avvicinare a testi classici che nessuno di loro conosceva - continua Preziosa Salatino -. Considerato che alcuni di loro avevano un livello di scolarizzazione basso, in alcuni casi il copione lo abbiamo tradotto in dialetto con alcuni lavori di improvvisazione che sono andati benissimo. Hanno imparato ad usare la parola, il corpo valorizzando anche la relazione tra loro. In molti di loro il primo approccio e la conoscenza del teatro è avvenuto proprio con questa esperienza. Hanno fatto sicuramente un lavoro significativo che ha dato loro maggiore fiducia e autostima". 

"Le soddisfazioni raccolte sono state tante - conclude infine Preziosa Salatino -. Tra le considerazioni molto forti dei detenuti ricordo che c'è stato chi ha riconosciuto che se non fosse entrato in carcere non avrebbe mai conosciuto il teatro oppure chi si propone di raccontare questi classici ai figli. Sicuramente alcuni sottolineano come questa esperienza sia stata la più bella che abbiano potuto vivere in un carcere. Il progetto per il momento si conclude ma si stanno studiando le strade per poterlo in futuro continuare. Con l'Asvope pensiamo per esempio di creare dei progetti che iniziati in carcere possano proseguire fuori sempre a favore di chi, una volta scontata la pena, vuole proseguire il percorso". 

"Classici in strada" è nato nel 2013 con una rete di scuole, che, insieme all’università e associazioni palermitane si sono impegnate nel promuovere la conoscenza dei testi classici attraverso lo strumento del teatro, realizzando eventi in strade e piazze di quartieri storici come Ballarò o Borgo Vecchio, realtà ad alto tasso di immigrazione, di disagio sociale e di dispersione scolastica. "Questo progetto, giunto alla quarta edizione, prevede che la letteratura si studi in palestra - afferma Preziosa Salatino -, cucendo vestiti, montando luci e impianti, dipingendo pannelli, riscrivendo i testi, rappresentandoli in scena. Non si tratta soltanto di far conoscere in modo ‘diretto’ le opere dell’antichità, ma, soprattutto, di innescare o far crescere, attraverso la forza eversiva e di denuncia di un testo classico o la sua realizzazione teatrale, la riflessione sui grandi temi della violenza, dell’esclusione e del conflitto". (set)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: teatro in carcere

Stampa Stampa