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La storia di Franck, discriminato in Camerun perché omosessuale

Franck ha 28 anni e nel 2014, dopo la morte del gemello, ha deciso di fuggire dal Camerun, dove essere gay è reato. In Italia ha fatto richiesta di asilo, ma gli è stata negata. “Non voglio essere rimpatriato, temo per la mia vita. In Africa le persone hanno smesso di sognare”

12 luglio 2017

PIADENA (Cremona) – Franck Eitel ha 28 anni. Nato e cresciuto a Yaoundé, la capitale del Camerun, nel 2014 è fuggito: dopo un viaggio nel cuore dell’Africa, è arrivato in Libia e, su un barcone, ha raggiunto le coste siciliane. Da lì, dopo qualche giorno, è stato trasferito al Cas di Piadena, comune cremonese di 3.500 abitanti, che a oggi ospita 35 richiedenti asilo. “Una volta qui, ha fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato, ma gli è stata negata – spiega Marco Feraboli della cooperativa piacentina Ippogrifo che gestisce la struttura –. Abbiamo fatto ricorso, stiamo aspettando la data della nuova udienza”. 

Franck è gay e in Camerun è stato vittima di violenze fisiche, discriminazioni e minacce. Alle spalle, anche la morte del fratello gemello: “Sono un pittore e a Yaoundé avevo un negozio in cui vendevo disegni e quadri – racconta –. Nel negozio di vestiti a fianco lavorava mio fratello, a cui ero molto legato. Sino al giorno in cui venne ucciso”. A oggi, non sono stati individuati i responsabili dell’omicidio, e tutta la vicenda è ancora poco chiara: secondo la ricostruzione di Franck, il gemello è stato ucciso da persone omofobe perché scambiato per lui. “Per questo non voglio tornare nel mio Paese, ho paura di subire la stessa sorte. Detto ciò, tutta l’Africa sta vivendo un momento molto complicato: la maggior parte dei suoi abitanti ha subìto danni psicologici. Nessuno nel nostro continente sogna più, ma io non voglio arrendermi. Voglio ripeterlo: non sono venuto qui per ragioni economiche, assolutamente. Là rischio la vita”, spiega.

“Davanti alla Commissione di Brescia incaricata di valutare il suo status ha raccontato la sua storia – sottolinea Feraboli –, ma sono state riscontrato delle lacune. La Commissione ha comunicato che ‘non si configurano elementi riconducibili ai presupposti di persecuzione diretta e personale’ e che ‘non vi sono fondati motivi di ritenere che se l’interessato tornasse nel proprio Paese correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno’. Siamo rimasti delusi, ma non ci arrendiamo. Presenteremo nuovi approfondimenti, ci stiamo lavorando insieme con il nostro avvocato”. Come evidenziato nel report annuale 2016/2017 di Amnesty International, in Camerun le persone Lgbti continuano ad affrontare discriminazioni, intimidazioni, vessazioni e violenze. Il codice penale ha mantenuto il reato di attività sessuale tra persone dello stesso sesso, anche dopo la riforma del codice, adottata a giugno. Quasi un anno fa, scrive Amnesty, “tre giovani sono stati arrestati a Yaoundé e condotti presso una stazione della gendarmeria dove sono stati percossi, insultati e parzialmente rasati, poi inzuppati di acqua fredda dai gendarmi e costretti a ‘confessare’ il loro orientamento sessuale. Sono stati rilasciati 24 ore dopo, con il pagamento di una tangente”.

Franck parla francese, inglese, due dialetti camerunensi, un po’ di spagnolo e sta studiando l’italiano. “Ci dispiace per il diniego – ammette Feraboli –. Pensiamo anche che alcune sfumature del suo discorso si siano perse nella traduzione. Chi fa questo lavoro sa che esistono difficoltà oggettive: io stesso ho accompagnato in Commissione un ragazzo liberiano che aveva chiesto di essere ascoltato in mandingo. Non fu possibile, e gli venne chiesto di parlare in inglese”.

In Camerun, Franck ha frequentato una scuola d’arte, mentre a Piadena, si è offerto per piccoli lavoretti: sta finendo di ridipingere il centro civico e presto potrebbe dedicarsi all’atrio comunale. Contemporaneamente, porta avanti la sua passione per la musica, il disegno e la pittura. Ha anche partecipato alla mostra dedicata alla pace “We have a dream”: per l’occasione ha riprodotto la Guernica di Picasso con colori sgargianti. Sotto, un pensiero: “Io, Franck Eitel, richiedente asilo del Camerun, dico semplicemente che a volte è meglio l’umanità del mondo selvaggio, che la barbarie dell’umanità del mondo d’oggi”. E cosa sogna per il futuro? “Sono cresciuto nella capitale, vorrei vivere in una grande città. Ma non ho dubbi: voglio rimanere in Italia. Quale lavoro mi piacerebbe? Quello di cui c’è bisogno: sono un pittore, ma non avrei problemi a fare, per esempio, il pasticcere. Vorrei solo che qualcuno credesse in me e mi desse un’opportunità”. (Ambra Notari) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, Omosessualità

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