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Mondiali paralimpici di atletica di Londra, altre due medaglie per gli azzurri

I Mondiali in corso nella capitale inglese regalano un’altra doppietta storica all’Italia: dopo Caironi-Contrafatto, ieri è stata la volta di Manigrasso-Di Marino. Le medaglie sono già 6

18 luglio 2017

Simone Manigraso e Emanuele Di Marino. Foto di Mauro Ficerai
Manigrasso e Di Marino

LONDRA - Alla delegazione azzurra sono bastati due giorni per superare il bottino di medaglie raccolto, in totale, a Doha nel 2015. Ai Mondiali paralimpici di atletica leggere in corso nella capitale inglese, dopo l’oro di Martina Caironi, l’argento di Monica Contrafatto e Federica Maspero e l’argento di Giuseppe Campoccio, ieri è stata la volta di Simone Manigraso e Emanuele Di Marino, rispettivamente argento e bronzo nei 400 T44. E siamo a 6.

- Simone Manigrasso era al suo esordio mondiale: ha cominciato a fare atletica solo 3 anni fa, dopo un incidente in moto e la perdita di una gamba: “È una sensazione spettacolare, un debutto così non me sarei mai potuto immaginare. Quest’anno mi sono impegnato tantissimo, ho fatto molti sacrifici e questo risultato li ha ripagati tutti – commenta a caldo l’atleta lombardo che in questa stagione ha stabilito una serie di record italiani in tutte le specialità della velocità –. È solo un punto di partenza, non mollerò certo qua. Non vedo l’ora di correre di nuovo”.

I 400 di ieri sono stati anche l’occasione per il riscatto di Emanuele di Marino, squalificato alle Paralimpiadi di Rio per invasione di corsia. Nato con un piede torto congenito, il salentino Emanuele è un esperto di competizioni internazionali. A Londra, sul rettilineo finale era in quarta posizione ma, a pochi metri dal traguardo, la caduta del sudafricano Nour Alsana gli regalato il podio: “Sono ancora incredulo, sono rimasto 10 secondi a guardare il risultato perché pensavo a un errore – ammette a caldo –. Sono stracontento, non sono partito forte, poi ho dato il massimo soprattutto negli ultimi 100. L’esperienza di Rio mi ha aiutato tanto e non ho sentito pressione. Questa medaglia è per la mia famiglia che mi dà una grossa mano, le Fiamme Azzurre e tutti i partner che sostengono me e la mia fidanzata Arjola nel nostro progetto della Coppia dei Sogni”. Arjola Dedaj è arrivata in Italia dall’Albania a 3 anni, con una diagnosi di retinite pigmentosa. Oggi è cieca. Nel 2014 ha esordito con la maglia della nazionale italiana ai Campionati Europei di Atletica Paralimpica a Swansea, mettendosi al collo tre medaglie, due d’argento – nel salto in lungo e nei 200 – e una di bronzo nei 100. Anche Arjola è in gara a Londra, nella finale del salto in lungo T11 in calendario giovedì 20. Arjola ed Emanuele si fanno chiamare la “Coppia dei sogni” (hanno anche un sito e un profilo Facebook), e uno l’hanno già realizzato: partecipare alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. Il prossimo? Una medaglia ai Giochi di Tokyo 2020.

Emanuele Di Marino e Arjola Dedaj
Emanuele Di Marino e Arjola Dedaj

Niente da fare per i due veterani della squadra: per Alvise De Guidi (nei 400 T51) e Roberto La Barbera (lungo T44) solo due quinti posti. Oggi nessun azzurro in gara: domani tornerà in pedana Giuseppe Campoccio, fresco vincitore della medaglia di bronzo nel peso, che si cimenterà nel disco a categorie accorpate F33/34. (Ambra Notari)

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