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Disturbi dell'attenzione, giocare fa bene: 10 consigli per i genitori

Il gioco non solo è divertente, ma può essere terapeutico: nei bambini, sviluppa le funzioni esecutive, anche in presenza di disturbi dell’attenzione e iperattività. Per gli adulti è un antidoto contro l’invecchiamento. I consigli dell’Osservatorio del Centro Studi Erickson ai genitori, “per giocare con i propri bambini e non invecchiare”

19 luglio 2017

- ROMA – Giocare è bello, ma soprattutto fa bene, sempre e a ogni età: ed è un ottimo antidopo contro iperattività, disturbo dell’attenzione e… invecchiamento. E’ quanto assicura l’Osservatorio del Centro Studi Erickson, a partire dalle ricerche e dagli studi di Gianluca Daffi - esperto in psicologia dell’età evolutiva, docente universitario e ideatore della linea di giochi educativi “Giocare per Crescere” -, raccomandando questa attività, favorita dalle vacanze estive. Il gioco serve insomma non solo a divertirsi, ma anche a “lavorare” su specifiche funzioni esecutive o su processi cognitivi per svilupparli e potenziarli. 

Possono infatti essere “allenate”, giocando, le funzioni esecutive, cioè quell’insieme di processi mentali che supervisionano i nostri pensieri e comportamenti: flessibilità, pianificazione, attenzione, memoria di lavoro, inibizione della risposta, autoregolazione emotiva, soprattutto nei bambini che presentano disturbi dell’attenzione e dell’autocontrollo, secondo quanto confermato da diverse evidenze scientifiche e da una sperimentazione condotta da Daffi su circa 30 scuole dell’infanzia distribuite tra Lombardia, Piemonte e Toscana. Da questa è emerso che, grazie al gioco, i bambini imparano a trovare soluzioni ai problemi, ad affinare le loro capacità, a sviluppare il pensiero astratto, a gestire le relazioni sociali, a confrontarsi con gli altri. “Nessuna attività è in grado di motivare i bambini all’azione in maniera così forte come il gioco – spiega Daffi - Giocare non è solo divertente: è il modo migliore per conoscersi, confrontarsi, crescere insieme agli altri. E quando si smette di giocare, semplicemente si invecchia”. 

Ecco allora alcuni consigli rivolti dal Centro Studi Erickson ai genitori, perché riescano a giocare con i propri bambini nel modo migliore: 

Giocate insieme. È un’occasione unica sia per scoprire le fragilità dei bambini che per stupirsi delle loro competenze.
Complimentatevi. Che si tratti di un compagno o di un avversario, quando qualcuno vince merita di essere gratificato.
Ricordatevi di divertirvi. Non dobbiamo diventare i campioni del mondo, giochiamo per star bene insieme e godere della nostra abilità di “stare nel gioco”.
Ricordatevi che voi siete l’adulto. Fate in modo che qualsiasi parola, gesto o reazione siano per i bambini un esempio positivo di comportamento.
Trasmettete strategie. Se qualcuno fatica nel mantenere l’attenzione, accettare la sconfitta o ricordare le regole del gioco, cercate di suggerire delle strategie per superare queste difficoltà.
Sappiate fermarvi al momento giusto. Non tirate il gioco per le lunghe, dovete fare in modo che il gioco termini lasciando la voglia di giocarci nuovamente.
Ragionate ad alta voce. Ascoltare come voi adulti gestite il gioco potrebbe fornire utili suggerimenti anche al bambino.
Spiegate ai bambini che abilità serviranno per giocare, concentrandovi sulle competenze che dovranno mettere in gioco.
Aiutate chi è in difficoltà. Tutti devono essere in grado di partecipare.
Esaltatevi ed esultate. Se un gioco non vi emoziona, non serve a nulla. 

Il Centro studi offre anche alcune idee, per scegliere i giochi più adeguati alle diverse diatuazioni e ai differenti scopi: “Se volete potenziare l’attenzione, scegliete giochi che richiedono di trovare oggetti, fare associazioni di colori tra oggetti diversi, individuare stesse categorie all’interno di mazzi di carte…”. Se l’obiettivo è “potenziare la memoria di lavoro, allora scegliete giochi che richiedono di ricordare e memorizzare sequenze di azioni, oggetti, elementi, anche in presenza di distrazioni”; se invece si intende sviluppare la capacità di pianificazione, “scegliete giochi che richiedono di  pianificare l’incastro di elementi o progettare un percorso”.

In conclusione, il Centro studi ricorda che “un  gioco intelligente può influenzare positivamente la crescita di tutti i bambini, anche di quelli disattenti o iperattivi. Recenti contributi della ricerca scientifica in ambito psicopedagogico dimostrano, infatti, che l’attenzione, l’autocontrollo, le abilità di pianificazione e organizzazione sono alla base del funzionamento cognitivo e spiegano molte debolezze di questi bambini”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Iperattività, Erickson, Gioco

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