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Dopo di noi, associazioni soddisfatte per il piano Lombardia. Il nodo risorse

Positivi i tempi di approvazione della delibera e il lavoro di confronto. Resta la preoccupazione per le risorse (circa 15 milioni per il 2016 e poco meno di 6 per il 2017): per ognuno dei 3.600 potenziali beneficiari poco meno di 6 mila euro. Solo un migliaio di persone potrà accedere

18 luglio 2017

- MILANO - In Lombardia sono circa 3.600 le persone con grave disabilità che potenzialmente hanno bisogno di un accompagnamento per costruirsi una vita autonoma. E la Regione, con la delibera n.6674 del 7 giugno scorso, è stata una delle prime a rendere applicabile la legge nazionale sul "Dopo di noi". Il piano attuativo, contenuto nella delibera regionale, è stato accolto con favore dalle associazioni. Ledha, Anffas, Federsolidarietà Lombardia e Uneba hanno sottolineato infatti che contiene "diversi elementi positivi". Innanzitutto il fatto stesso di aver approvato la delibera in poco tempo e che sia frutto anche di un confronto serrato con le associazioni stesse. "Altro elemento positivo riguarda le modalità con cui viene regolato l’uso delle risorse messe a disposizione per questo capitolo di spesa per il 2016 (circa 15 milioni di euro) e quelle per il 2017 (circa 6 milioni di euro). Inoltre la Dgr offre la possibilità di sperimentare nuove forme di abitare, rispettando lo spirito della legge sul 'Dopo di noi'".

In particolare, dei 15 milioni di euro stanziati per il 2016, è previsto che il 57% sia destinato a interventi di tipo gestionale (in particolare per i progetti invididuali) e il restante 43% a quelli di tipo strutturale (dalla ristrutturazione dell’abitazione al sostegno al canone di locazione e alle spese condominiali).

Non mancano però delle lacune in questo piano. La prima riguarda le risorse. La Regione Lombardia non ci mette un euro di più di quanto non le viene girato dallo Stato attraverso il fondo "Dopo di noi". Oltre ai 15 milioni di euro per il 2016, ne sono previsti altri 6,4 per il 2017. In totale oltre 21 milioni di euro. Ciò significa che ciascuno dei 3.600 potenziali beneficiari, ha a disposizione poco meno di 6 mila euro. Si stima, quindi, che per ora potranno accedere ai progetti di vita autonoma solo un migliaio di persone.

L'altro aspetto che sta suscitando perplessità è nell'elenco delle categorie di beneficiari. Dalla delibera regionale infatti vengono escluse le persone con disabilità grave che "presentino comportamenti auto/eteroaggressivi ovvero condizioni di natura clinica e comportamentale che richiedono una protezione elevata". Le associazioni auspicano "che questo passaggio venga superato", "offrendo anche alle persone con elevati bisogni di sostegno la possibilità di presentare un progetto di vita a casa, personalizzato, in modo da prevenire l’istituzionalizzazione o avviare percorsi di emancipazione non solo dai genitori ma anche, laddove richiesto dall’interessato, dai servizi residenziali". (dp)

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