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25 anni dopo la strage di via D’Amelio, "mantenere alta la memoria"

In tanti ricordano a Palermo la morte del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta. Bindi: lavorare per ridare soprattutto la verità alla famiglia Borsellino. Fedeli: sostenere le scuole e le famiglie di tutti i quartieri della città

19 luglio 2017

PALERMO - Tantissimi giovani di ogni età accompagnati da operatori, alcuni di quartieri a rischio, poi tanti cittadini e molti rappresentanti istituzionali. Per tutta la giornata parteciperanno alla manifestazione per i 25 anni della strage di via D'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque suoi agenti della scorta. Tantissimi sono i cittadini che stanno rendendo omaggio al giudice, deponendo fuori ed altri oggetti davanti all'ulivo della piazza.

Strage via d'amelio, commemorazione 1

Tra le istituzioni la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi. "Il forte impegno di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone oggi viene testimoniato ancora dalla reazione delle coscienze civili - afferma Rosi Bindi -. Mantenere alta la loro memoria, anche considerando gli ultimi episodi di cronaca, è tutt'altro che scontata. Proprio per questo c'è ancora molto da fare e la strada da percorrere è ancora lunga però bisogna anche tenere conto di tutti i risultati significativi della magistratura e della polizia che dimostrano che il Paese non si è fermato. Naturalmente dobbiamo ancora lavorare per ridare soprattutto la verità alla famiglia Borsellino adoperandoci non solo in sede giudiziaria ma anche in quella politica e parlamentare". 

"Scortata" dai bambini è intervenuta il ministro dell'istruzione Valeria Fedeli che visiterà anche la scuola Falcone dello Zen. "Ancora di più oggi dobbiamo continuare a sostenere le scuole e le famiglie di tutti i quartieri della città - afferma il ministro Fedeli - dimostrando che lo Stato è presente. Questo può essere fatto con sostegni economici da spendere per i servizi di cui i ragazzi oggi hanno bisogno affinchè diventino loro il vero presidio di educazione, cultura e legalità. Alla scuola Falcone devono essere dati segnali forti in aiuto proprio di tutti i cittadini onesti e responsabili". "Le persone che abitano allo Zen danno ogni giorno tanto, vivendo in un quartiere molto brutto e con pochi servizi.- spiega la preside della scuola Falcone dello Zen Daniela Lo Verde -  Noi come scuola siamo sempre in prima linea e ci mettiamo a disposizione per tutti i bisogni. Ricordiamo che, pur nelle difficoltà, tante famiglie hanno la preoccupazione di non tenere in strada i propri figli. Oggi dobbiamo andare avanti proprio per tutti loro infondendo senza stancarci speranza e coraggio di cambiare".

Strage via d'amelio, commemorazione 2

Tantissimi i giovani di tutte le età che stanno arricchendo la giornata con canti, laboratori artistici e piccole testimonianze. Un gruppo di 43 giovani, da 6 a 15 anni, del centro aggregativo del quartiere San Giovanni Apostolo (ex Cep) guidato dalla sua presidente Antonietta Fazio che, recentemente è stata vittima di un episodio vandalico contro la sua auto. "Per non dimenticare - sottolinea Antonietta Fazio - combattiamo come abbiamo sempre fatto e continueremo a fare, adoperandoci meno con le parole e più concretamente per cambiare e migliorare la società. I fatti sono i nostri 18 anni di attività continua a favore di ragazzi di un quartiere difficile; alcuni di loro oggi sono diventati operatori volontari". "Ho iniziato da bambino a frequentare il centro e oggi sono un volontario - racconta con soddisfazione Paolo Muratore di 21 anni -. Essere presente oggi è importantissimo per fare capire quanto è fondamentale il rispetto delle regole e la legalità che va dimostrata ogni giorno. Il mio desiderio è quello di entrare nelle forze dell'ordine e oggi sono contento di fare capire ai bambini del mio quartiere i buoni valori che devono essere trasmessi anche alle loro famiglie".

Presente il direttore del centro salesiano di Santa Chiara di Ballarò instancabile anche lui nel suo impegno a favore dei bambini e giovani. "Dobbiamo spostare oggi l'attenzione sulla costruzione forte di una società comunitaria capace di crescere e confrontarsi insieme - afferma con forza don Enzo Volpe -. In questa prospettiva i politici hanno una grande responsabilità nell'affrontare i più grossi temi che oggi sono la povertà sempre più diffusa e la criminalità e la corruzione che sia annida proprio nei territori più fragili. Credo quindi che l'educazione nei nostri ragazzi debba partire da un concetto diverso di comunità che si costruisce con la partecipazione attiva di tutte le forze".

Di verità sulla strage di via D'Amelio parla invece il sindaco di Palermo Leoluca Orlando da sempre a fianco della famiglia Borsellino. "25 anni in fa i palermitani avevano paura e vergogna perché c'era la mafia e perché la mafia assumeva troppe volte il volto dello Stato, il volto delle situazioni - ha detto il primo cittadino -. Oggi dopo 25 anni sono gli incivili che danneggiano le immagini dei martiri della giustizia ad avere vergogna e paura per il netto cambio culturale che ha assunto questa città. Palermo è profondamente cambiata, resta ancora però la ricerca di verità e giustizia. È certamente una vergogna che falsi pentiti, silenzi imbarazzanti e depistaggi abbiano, nei vari processi che riguardano la strage di via D’Amelio, impedito che si facesse verità e giustizia, finendo con il far passare una sorta di convinzione, che esiste una specie di sostenibilità giudiziaria che consente di colpire entro un certo livello. La sostenibilità giudiziaria, che di fatto si è realizzata in questi anni con i vari depistaggi e processi bis, ter con riferimento alla strage di via D’Amelio, rappresenta una sorta trattativa stato mafia strisciante che di certo offende i martiri della giustizia e offende il popolo palermitano, che ha dimostrato e dimostra ogni giorno che Palermo è cambiata e indietro non si torna". (set)

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