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Disabilità. "Niente sta scritto": film sulle possibilità di aprire nuovi percorsi di vita

Le storie della campionessa Martina Caironi e del giornalista Piergiorgio Cattani raccontate nel documentario di Marco Zuin. Non è un’altra storia di disabilità, è un film sui rapporti, l’esperienza esistenziale, sulla capacità di vincere il "rischio di emarginazione e di chiusura in se stessi" per dimostrare che "tutti possono raggiungere dei risultati"

22 luglio 2017

Niente sta scritto 1

FERMO - “Credo che per tutte le persone, ci sia una sorta di imbarazzo nel rapporto con gli altri. La fisicità, la corporeità è relativa. E ’una questione di abitudine. Per chi è – come dire – diverso esteticamente, i problemi, sono maggiori. Credo che il primo impatto verso una persona che non muove niente e che ha bisogno di una maschera per respirare, sia un impatto forte”. Inizia con le parole di Piergiorgio Cattani, studioso e giornalista che da sempre convive con una grave malattia degenerativa, la distrofia muscolare di Duchenne, il teaser ufficiale di “Niente sta scritto”, nuovo documentario diretto da Marco Zuin e prodotto da Fondazione Fontana onlus e Filmwork. Girato tra il Trentino e gli altopiani del Kenya, racconta la vita di Piergiorgio Cattani e della campionessa paralimpica  Martina Caironi (ultimo oro ai mondiali paralimpici di atletica leggera di Londra). Le loro storie, pur non intrecciandosi mai, procedono parallele per “dimostrare che è possibile aprire percorsi controcorrente, vincendo il rischio di emarginazione e di chiusura in se stessi”. Sulle note di “Hotel Supramonte” indimenticabile pezzo di Fabrizio De André, le parole di Piergiorgio Cattani “se mando un articolo al mio giornale, non è che dietro quella mail ci sono io che sono a casa, che sono a letto, che ho il ventilatore. C’è il testo che ho scritto e finisce lì. Non è che sono un disabile che fa il giornalista. Sono un giornalista, che ha dei gravi problemi fisici, che cerca di superare”. 

Piergiorgio Cattani
Niente sta scritto 3

E’ un film sulle possibilità. Non è un’altra storia di disabilità e non è la storia di una malattia - si legge in una nota in cui Marco Zuin spiega le intenzioni di regia - Ad interessare il nostro racconto sono i rapporti, l’esperienza esistenziale. E’ un film sulle possibilità, “in cui l’unica via d’uscita è la consapevolezza di poter fare sempre qualcosa per gli altri. L’obiettivo è anche quello di “superare i protocolli e di raccontare le difficoltà per una persona disabile a esprimere se stesso, andando oltre gli schemi fissi e che vengono ripetuti anche dalle associazioni di ‘categoria’ nell’approccio alla disabilità”. Racconta anche “di come il territorio, che è fatto di servizi, persone, relazioni, influisce su queste possibilità”. 

Le riprese sono ancora in corso e si concluderanno tra agosto e settembre, la prima proiezione pubblica è prevista per il 3 dicembre 2017, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. “Non ha la presunzione di insegnare, ma semplicemente la sincerità di mostrare che un altro modo di vedere il mondo è possibile”. Realizzato con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e con il patrocinio del Comitato italiano paralimpico (Cip), il documentario può essere sostenuto anche grazie alla raccolta fondi avviata sul sito Produzioni dal Basso per coprire le spese di montaggio, la colonna sonora originale, la realizzazione del dvd e la promozione. Per la capacità poetica "con cui ha saputo raccontare un continente altrimenti noto per gli aspetti negativi", Zuin, della casa di produzione Videozuma (impegnata nell’ideazione e realizzazione di racconti visivi)  ha avuto una Menzione speciale della giuria di qualità al Premio L’anello debole, edizione 2015 per il cortometraggio “La sedia di cartone”. 

Niente sta scritto 4

“La vita riserva sorprese, anche positive: niente sta scritto. Nulla è scontato, nel bene e nel male. La vita (anche quella biologica) è segnata dalla libertà, il destino dalla necessità: ma la vita supera il destino” si legge ancora nella presentazione del progetto, “grazie alle persone, alle relazioni, ai desideri, alle rassicurazioni e anche alle conflittualità, l’esistenza cambia. Non ci sono persone geniali, non siamo di fronte a eroi, angeli o campioni di sopportazione oppure a individui con capacità intellettive superiori, con mezzi economici molto cospicui o con appoggi altolocati. Certamente alcuni standard minimi di assistenza e alcune capacità personali sono indispensabili, ma si può dimostrare che tutti possono raggiungere dei risultati. Ci concentriamo con semplicità sulla storia di un uomo. E dell’importanza della comunità”. (Slup)

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Tag: Film, Disabilità, Martina Caironi

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