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Mondiali paralimpici, Arjola Dedaj medaglia d’oro nel salto in lungo

La favola di Arjola Dedaj, ieri sera oro mondiale nel salto in lungo. Arrivata su un gommone dall’Albania, Arjola è ipovedente dalla nascita per una retinite pigmentosa che è peggiorata fino a renderla cieca (ora percepisce solo la luce e il buio)

21 luglio 2017

Arjola Dedaj
Arjola Dedaj

ROMA - La favola di Arjola Dedaj, ieri sera oro mondiale nel salto in lungo, la sua gara, insieme ai 200m T11 (per non vedenti), arrivata su un gommone dall’Albania e ipovedente - dalla nascita per una retinite pigmentosa che è peggiorata fino a renderla cieca (ora percepisce solo la luce e il buio). Arjola è una forza della natura, naturalmente portata per il ballo, sempre il sorriso sulla bocca, infiniti sogni nella testa, come questa medaglia d’oro, che arriva dopo una sfilza di medaglie europee tra Grosseto 2016, Swansea 2014, tra salto in lungo, 200m e 100m. Ora il mondo si inchina ai suoi piedi, la incorona campionessa del salto in lungo.

Arjola, tesserata con il Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria, le Fiamme Azzurre, guidata da Vanessa Palombini, nella cornice dell’Olympic Stadium di Londra, ieri sera, salta al quarto tentativo 4.65 (4.61 al secondo), neanche il suo miglior tempo, e non ce n'è per nessuna: la giapponese Takada, medaglia d'argento, si ferma a   4.49, la cinese Zhong, bronzo, a 4.44.
Detentrice del primato italiano (4.67), l'atleta di Tirana (ALB) mette un'altra medaglia nel sacco azzurro, che sale così a quota 7 medaglie (2 oro, 3 argenti e 2 bronzi).

Arjola Dedaj
Arjola Dedaj 1

A fine gara, la saltatrice non vedente dichiara: “Quest’oro vale tanto per me. È una medaglia che voglio dedicare al mio fidanzato Emanuele Di Marino e alla Coppia dei Sogni che porta avanti questo progetto con tanta tenacia. Ringrazio la mia famiglia perché ci è sempre stata vicina nelle nostre imprese. Quando ho capito che avevo vinto, ho pensato che i sacrifici pagano; l’importante è non arrendersi mai e superare i propri ostacoli. Prima di iniziare ero un po’ agitata, mi ha confusa la pedana di stacco a 3 metri che mi ha sfalsato la rincorsa. Ho fatto buoni salti anche se ho regalato dei centimetri. Sono riuscita finalmente ad avere la clap del pubblico che desideravo da tanto tempo”.

Il compagno, medaglia di bronzo sui 400m T44, a questi Mondiali londinesi, è Emanuele Di Marino, passato da Salerno a Milano per amore, che ha una disabilità quasi impercettibile, il piede torto dalla nascita, ma crea problemi a camminare e correre. Insieme, formano la Coppia dei Sogni, che ha una pagina Facebook dove hanno iniziato a raccontare il loro mondo e i loro sogni, fatti insieme a ‘occhi aperti’. (a cura del Cip)

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Tag: Sport paralimpico

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