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Colombia, la pace tra governo e Farc spaventa i coltivatori di coca

I coltivatori di coca temono che l'accordo di pace siglato con i guerriglieri possa peggiorarne le condizioni di vita: la tesi è al centro di un reportage pubblicato dal quotidiano statunitense New York Times. Il governo colombiano promette di dare sostegno economico alle prime 50 mila famiglie contadine che accettano di sostituire la coca

22 luglio 2017

I coltivatori di coca della Colombia temono che l'accordo di pace siglato con i guerriglieri delle Farc possa peggiorarne le condizioni di vita, mettendone a rischio i mezzi di sostentamento: la tesi è al centro di un reportage pubblicato in settimana dal quotidiano statunitense 'New York Times'.
Il governo di Bogotà sta cercando di convincere i 'campesinos' a sostituire i loro campi di coca con colture legali, ma i guadagni provenienti dalle coltivazioni illegali - si legge nell'articolo - rimangono troppo alti e allettanti. Questo farebbe sì che gli agricoltori diffidino delle promesse dei politici.

L'autore del reportage, Nicholas Casey, descrive la vita tipo dei cocaleros del villaggio di Los Rios, nel dipartimento di Huila. I contadini hanno un piccolo laboratorio dove lavorano la cocaina coltivata nella giungla. Tutte le famiglie, molto numerose, dipendono dal denaro proveniente da questa attività. La produzione di coca non si è mai fermata durante il conflitto tra le Farc e lo Stato, nonostante i tentativi del governo di distruggere le coltivazioni. La pace firmata dal governo colombiano e dai guerriglieri, questa la linea condivisa dal New York Times, è la migliore opportunità che la Colombia ha per farla finita con il traffico di droga controllato dai guerriglieri e di sostituirlo con colture legali, anche se meno redditizie.

"Accogliamo con favore l'accordo perché dopo tutto ha portato alla conclusione del conflitto", ha sottolineato un abitante del villaggio. Che però ha aggiunto: "Se c'è la pace e i soldati non sparano più non significa che non bisogna più piantare coca e debbano essere smantellati i laboratori". I ribelli adesso arrivano in abiti civili e accompagnati da funzionari governativi cercando di convincere gli agricoltori a piantare colture come pepe nero, caffé e cacao. L'anno scorso, anche se il governo e le Farc stavano già negoziando la pace, la coltivazione di coca in Colombia è aumentata. A evidenziarlo anche un rapporto stilato dall'Ufficio nazionale della Casa Bianca per il controllo della droga.

- Il governo colombiano promette di dare un sostentamento economico alle prime 50 mila famiglie contadine che accettano di sostituire la coca. Un pagamento mensile di circa 325 dollari per il primo anno agli agricoltori che coltiveranno altro, più sussidi per l'impianto di nuove colture ma anche, ha sottolineato il generale Oscar Naranjo, attualmente vice-presidente della Repubblica, l'uso della forza perché "non tutti vorranno sostituire i loro raccolti", soprattutto quelli che hanno forti legami con l'industria del farmaco. "Con loro - ha detto Naranjo - saremo costretti all'eradicamento manuale".

Eppure qualcuno ricorda che agli inizi del 2000 il governo dava a ogni famiglia che smetteva di piantare coca almeno due mucche. Questa politica, tuttavia, portò a un ribasso dei prezzi del bestiame perché la gente rivendeva subito gli animali. Poi si è passati alla fumigazione con gli aerei ma l'effetto è stato devastante e non solo per l'agricoltura. L'Organizzazione mondiale della sanità le ha rese fuori legge perché l'erbicida utilizzato causa il cancro.

Per molti contadini, secondo il 'New York Times', è una questione matematica: la foglia di coca usata è molto più redditizia di qualsiasi altra cosa che può essere coltivata qui.
Intanto, chi ha accettato la proposta del governo manifesta perplessità. "Con altre colture guadagneremo meno" ha detto Edward Cuaran, un coltivatore di coca tornato a Los Rio. Il governo ha legalizzato la marijuana per scopi medici lasciando però questo campo principalmente nelle mani delle grandi imprese. Finora sono state concesse alcune licenze ma i piccoli agricoltori sostengono di essere ignorati nel processo.

Alcuni contadini hanno avuto successo con le sostituzioni nel corso degli anni. Vicino al confine con l'Ecuador c'è chi trae profitto dalle palme. A La Carmelita circa 500 famiglie si sono iscritte al nuovo programma del governo per la sostituzione delle colture.
Tuttavia il fascino della foglia di coca resiste. Dove ci sono campi di canna da zucchero si continua a coltivare la coca. "Siamo circondati da campi di coca", ha detto Alirio Herandez, leader nella locale associazione di produttori.

Naranjo riconosce che forse non tutto funziona come dovrebbe nei piccoli insediamenti che non sono collegati alle strade e vi sono comunità che si sono stabilite nei parchi nazionali illegalmente, dove la coltivazione di coca è cresciuta negli ultimi anni. "Queste famiglie devono trasferirsi", ha sottolineato l'ex generale.
Campo Eli­as Chagua, un coltivatore di coca di 50 anni che vive nella periferia di una città chiamata La Hormiga, affida al quotidiano americano le sue perplessità. "Le Farc mantenevano l'ordine. Cosa farà ora il governo? Qui non c'è ancora l'elettricità o acqua corrente e a noi chiedono di smettere di coltivare la coca. Se il governo non mantiene la parola, forse tornerà la violenza". (DIRE)

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Tag: Droghe

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