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Mafie, la Toscana non fa eccezione. Porto di Livorno hub europeo della cocaina

Indagine della Scuola Normale sulle mafie in Toscana, studio concordato dalla Regione con l'ateneo fino al 2018 per monitorare la situazione e aiutare le istituzioni a scegliere con trasparenza. Sono 392 i beni sequestrati o confiscati, ricadenti in 49 comuni

26 luglio 2017

- FIRENZE - "La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c'è". Lo diceva lo scomparso giudice Caponnetto e la ricerca realizzata dalla Normale di Pisa lo conferma. Già dopo i primi mesi di studio si rafforza infatti la consapevolezza che non esistono regioni sul territorio nazionale immuni dalle mafie e dai fenomeni corruttivi. E la Toscana non fa eccezione. La situazione di fatto supera la fotografia scattata da giudici, perché ci sono reati che talvolta non sono qualificati giuridicamente con una matrice mafiosa ma nella sostanza lo sono, ricondotti a gruppi autonomi o singoli individui, ugualmente pericolosi da un punta di vista sociale e che dimostrano l'elevata vulnerabilità di alcuni territori. Pochi e sporadici casi insomma da articolo 416 bis, ma ben più numerose attività criminali a sostegno di associazioni di stampo mafioso.

Il rapporto della Scuola Normale di Pisa, primo di tre studi concordati dalla Regione con l'ateneo fino al 2018, è stato approvato ieri dalla giunta regionale. L'ha curato la professoressa Donatella Della Porta, con la collaborazione di Andrea Pirro, Salvatore Sberna e Alberto Vannucci.
L'indagine è innovativa e sperimentale nella metodologia e nel focus, ma anche nel processo che lo guida, partecipativo. La ricerca ha visto infatti il coinvolgimento delle principali istituzioni impegnate in Toscana nell'attività di prevenzione e contrasto fenomeni criminali esaminati. I risultati e punti salienti sono stati messi in evidenza oggi, nel corso di una conferenza stampa, dal presidente della Toscana Enrico Rossi assieme all'assessore alla presidenza e legalità Vittorio Bugli. 

Nell’indagine emerge in particolare che il porto di Livorno è uno degli ingressi europei principali della cocaina proveniente da tutto il mondo, un traffico clandestino internazionale gestito principalmente dalla ‘ndrangheta. C’è poi il gioco d’azzardo e la gestione di night club in mano ai casalesi, soprattutto nelle zone di Prato, Versilia, Lucchesia e Valdarno.
La ricerca mostra anche una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali. Sono 392, quarantaquattro legate ad aziende e il resto particelle di immobili. Sono ospitati in 49 comuni, il 17 per cento di tutti quelli che ci sono in Toscana. Il loro numero è in crescita, come il valore. 

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