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Terremoto: 1.500 coperti in 18 giorni, con i turisti Castelluccio ricomincia a pulsare

L’apertura della strada da Norcia ha riavvicinato i turisti che stanno tornando da tutta Europa. Le macerie non sono state ancora rimosse ma si può dormire nel borgo e i ristoratori sono ottimisti: ora avanti con la delocalizzazione.

28 luglio 2017

Castelluccio di Norcia. La tensostruttura dei ristoratori. Foto Teresa Valiani
Catselluccio - luglio 2017

CASTELLUCCIO DI NORCIA - Mille e 500 coperti e più di 400 persone a tavola la domenica, dal 9 luglio, data in cui è stata riaperta la provinciale 477 che collega Norcia a - Castelluccio: il giorno che ha segnato la fine di un isolamento forzato durato 8 mesi. Sono i numeri del primo, importante segnale di una rinascita sofferta, che dovrà ancora fare i conti a lungo con i ritardi della ricostruzione e con il senso di abbandono che accomuna tutti i centri del cratere. Ma che non sta deludendo chi ha puntato tutto sulle proprie forze e sulla bellezza di un angolo d’Italia che non ha alcuna intenzione di farsi dimenticare.
Le case crollate e le macerie sono ancora tutte lì, a ricordare quello che è successo il 24 agosto e il 30 ottobre 2016, a sottolineare tutto quello che si poteva fare e non è stato fatto, a ferire lo sguardo e i ricordi, ma ora sulla strada d’accesso a Castelluccio non si è più costretti a fare la gimkana tra i massi caduti dai costoni. La carreggiata è stata ripulita e le parti che erano franate sono state isolate da guardrail. Si viaggia a senso unico in diversi tratti e da lunedì l’arteria è percorribile solo a fasce orarie per consentire la messa in sicurezza delle pareti. Ma si passa. Finalmente.

Tonino Conti, che fino alla notte che ha stravolto la vita sull’Appennino, a Castelluccio gestiva il ristobar “L’Altopiano”, lo troviamo nella nuova tensostruttura in cui hanno ripreso a lavorare 7 attività di ristorazione. E’ alle prese con clienti che raccontano in lingue diverse lo stesso desiderio: tornare. Tedeschi, inglesi e italiani si mescolano sotto il grande tendone al gruppo di esperti dell’Ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che sta monitorando l’attività sismica della piana.
“Un’emozione fortissima, riaprire dopo tutto questo tempo - racconta il ristoratore -, perché questo non è un turismo di selfie ma un turismo di amicizia, di ammirazione verso questo nostro mondo e il richiamo è stato talmente forte da registrare numeri che, sicuramente, dopo una catastrofe del genere non ci saremmo mai aspettati. Siamo fiduciosi per il futuro, vogliamo ricominciare e con la delocalizzazione che dovremmo avere per l’anno prossimo siamo pronti a ricominciare, ognuno per proprio conto e nel migliore dei modi”.

Castelluccio di Norcia. Foto Teresa Valiani
Castelluccio - Luglio 2017 1

Il progetto della delocalizzazione, che prevede la costruzione di una struttura provvisoria nella cava che si trova alla base dell’altura su cui sorge il borgo e che sarà smantellata col procedere della ricostruzione, ha sollevato polemiche e tensioni anche all’interno della stessa comunità. “Non è questione di appoggiare o no il progetto – sottolinea Conti –, questo piano noi lo stiamo condividendo in pieno: a livello naturalistico, di ubicazione, in un luogo meno esposto ai venti, alla neve, il più funzionale possibile e con meno impatto sul resto dell’ambiente. Abbiamo condiviso tutto e il progetto rappresenta il nostro punto di ripartenza nel vero senso della parola. Chi sostiene il contrario non conosce le nostre difficoltà, non sa come viviamo, non sa che siamo senza lavoro dal 24 di agosto, che non abbiamo più una casa, che non abbiamo più niente. Cosa c’è di meglio che ricominciare dal lavoro?”.

Castelluccio di Norcia. Foto Teresa Valiani
Castelluccio - Luglio 2017 2

Tra le proposte, poi abbandonate, anche la realizzazione di un piccolo villaggio con casette di legno in cui ospitare le attività commerciali. “Abbiamo valutato tutte le possibili soluzioni e quella del villaggio avrebbe sicuramente avuto un impatto maggiore. Voglio sottolineare – spiega il ristoratore – e vorrei lo capissero tutti, che noi amiamo questo territorio e vorremmo mantenerlo il più integro possibile. Saremmo stati contro qualsiasi progetto che avesse veramente deturpato l’ambiente. Nessuno di noi si è mai sognato, pur avendone il diritto, di richiedere una delocalizzazione sulle proprie terre. Tutti possediamo terreni dappertutto, qui, perché, sia ben chiaro, questo territorio ha dei proprietari. Viviamo in un paese democratico e noi siamo proprietari di terreni, dei pascoli, eppure non abbiamo mai, nemmeno lontanamente, pensato di utilizzare questo diritto che avevamo, perché amiamo il nostro territorio. Per questo abbiamo condiviso un progetto che era l’unico possibile in questo momento e in queste circostanze così drammatiche. Non ce n’è un altro. Se c’è qualcuno illuminato, venga qui e ci accenda la luce perché ne saremmo ben felici”.

Castelluccio di Norcia. Foto Antonio Palestini E-Drone Italia
Terremoto, Castelluccio di Norcia dall'alto

Sono 7 le attività di ristorazione che stanno lavorando nel tendone: il ristobar L’Altopiano, la Taverna Castelluccio, Lu Soccio, La Locanda de Senari, Il Capitano, il Bar Sibilla e l’agriturismo Guerin Meschino. Mentre altre strutture ricettive hanno riaperto i battenti e consentono anche di pernottare in paese. Giuseppe Caponecchi prima del terremoto gestiva la Taverna Castelluccio: “Siamo molto soddisfatti di queste prime settimane di apertura – racconta - perché vediamo che c’è tanta gente che vuole bene a Castelluccio. I numeri non sono grandissimi, ma c’è un bel richiamo. Vengono a trovarci per amore del posto ma anche delle persone perché vedersi dopo circa un anno vuol dire riallacciare un po’ i fili con la storia, col passato, insieme al cibo. Noi siamo questo, siamo ristoratori, facciamo da mangiare, siamo albergatori, accoglievamo le persone: abbiamo amici un po’ in tutto il mondo e stanno tornando, in rappresentanza, quasi tutti. E’ un ottimo segnale”.

Castelluccio di Norcia, pascoli - Foto Teresa Valiani
Castelluccio - Luglio 2017 3

Gli chiedo come immagina Castelluccio tra 10 anni e mi risponde con un lungo sospiro. Poi le palpebre si abbassano e gli occhi cercano altrove un’immagine. “A me piacerebbe rivederlo com’era, magari, come diceva un sindaco che si è dimesso, cambiando completamente la sostanza e lasciando la forma. Quindi usare materiali più innovativi che ci permettano di ricostruire esattamente il paese com’era. Le nostre radici, la nostra storia sono su questo cucuzzolo. Non c’è un posto dove ridistribuire queste case senza impattare con l’ambiente e fare disastri clamorosi. Non abbiamo un’altra strada. La seconda strada è non ricostruire, ma noi qui abbiamo generazioni e generazioni di sudore, di sacrifici. E di sogni. Dormiamo in roulotte, sotto zero magari, ma non ci muoviamo. Non possiamo abbandonare Castelluccio. Non lo faremo mai”. (Teresa Valiani)

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Tag: terremoto

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