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"L’ascensore è libertà", campagna Auser: detrazione per chi installa

Positivo il bilancio delle prime settimane della campagna per l’installazione degli ascensori. Viviani (Auser E-R): “Obiettivo, detrazione fiscale del 65% come per gli interventi per il risparmio energetico”

31 luglio 2017

BOLOGNA – “Moltissimi ci hanno spiegato che non si erano mai resi conto dell’importanza dell’ascensore. Ci hanno ringraziato per la nuova consapevolezza, con stupore hanno ammesso di non averci mai pensato prima”. Fausto Viviani, presidente Auser Emilia-Romagna, riassume così il primo bilancio dalla campagna “L’ascensore è libertà” lanciata dalla sua associazione: “Tutti, politici e comuni cittadini, hanno compreso la serietà del problema”.

Partita all’inizio del mese, la campagna riguarda la consistente carenza, in regione come nel resto d’Italia, di ascensori negli edifici con più di 3 piani (altezza a partire dalla quale la legge 13/1989 prevede l’obbligo di installare l’ascensore): dei 236 mila in Emilia-Romagna (circa 2 milioni su tutto il Paese), solo 6 mila hanno l’ascensore. “Pochissimi – chiosa Viviani –. Bisogna smettere di considerare l’ascensore come un lusso: l’ascensore è uno strumento di integrazione, a maggior ragione se si pensa che la popolazione anziana continua ad aumentare. Solo così potrà continuare a fare parte della vita di comunità: senza, ne resta esclusa”.

Di questi 236 mila edifici con più di 3 piani, solo il 5-6% è di proprietà pubblica, per il resto si tratta di edifici privati. “Spesso, per motivi economici, sono i condòmini più anziani a non volere installare l’ascensore. Per questo, suggeriamo un intervento pubblico. Oppure, ed è l’obiettivo di quest’anno, vorremmo che per l’installazione di un ascensore fosse introdotta una detrazione fiscale al 65 per cento, come per gli interventi per il risparmio energetico. Abbiamo molta fiducia per questa misura”, annuncia Viviani.

Come spiega il presidente di Auser Emilia-Romagna, l’adeguarsi alla legge del 1989 avrebbe una serie di ricadute positive: si ridurrebbero i costi sanitari (gli anziani farebbero una vita più attiva, invecchiando più tardi); si svilupperebbe l’e-commerce (oggi sono molte le realtà che per non fare le scale consegnano a piano terra, lasciando all’acquirente l’onere di portarsi i pacchetti in appartamento); si alimenterebbe il mercato del lavoro, tra produzione, installazione e manutenzione degli ascensori; gli edifici acquisirebbero valore. “Benefici comuni – aggiunge –. E poi, l’ascensore non torna utile solo agli anziani: basta pensare alle persone con disabilità motorie, a chi ha una disabilità temporanea, ai passeggini”. Ascensori interni, esterni, montacarichi nelle villette a schiera: “Per un miniascensore basta meno di un metro quadrato: le soluzioni ci sono. È venuto il momento di agire”. (Ambra Notari)

 

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