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Le nonne creano abiti per i bambini africani: è il "cucito che cambia"

In provincia di Reggio Emilia, le signore che frequentano il centro diurno comunale e i volontari dell’Auser confezionano abiti da spedire in Africa. Cagnoli (animatrice): “Le nostre ospiti sono appagate, felici di lavorare per uno scopo. Si sentono ancora utili e capaci”

06 agosto 2017

I bimbi con gli abiti di Little dresses for Africa Italia
Bibbiano - anziani cuciono abitini per bambini africani

- BIBBIANO (Reggio Emilia) – “Tutto è cominciato quando in televisione ho visto un servizio sull’associazione Little dresses for Africa Italia. Me ne sono innamorata e ho pensato a come avrei potuto contribuire”. Rosanna Cagnoli è l’animatrice del centro diurno di Bibbiano, provincia di Reggio Emilia: sua l’idea di coinvolgere le signore che lo frequentano ne “Il cucito che cambia”, progetto di solidarietà che ha come obiettivo quello di confezionare abiti per i bambini africani. Progetto che, però, rientra in un’iniziativa più grande, promossa proprio dall’associazione livornese Little dresses for Africa Italia, impegnata su vari fronti: tra gli altri, cucire vestitini destinati alle classi prescolari di vari Paesi in Africa, per regalare un abito nuovo ai piccoli e dare loro una motivazione maggiore a proseguire gli studi; realizzare kit di assorbenti lavabili da donare alle ragazze africane, per permettere loro una vita dignitosa.

Le signore di Bibbiano si concentrano sugli abitini: i cartamodelli si scaricano direttamente dal sito, ed è necessario seguire le indicazioni per la scelta di colori e dei tessuti. “I colori scuri non vanno bene – spiega Cagnoli –: a loro piacciono molto di più quelli vivaci, e dobbiamo usare il cotone. Utilizziamo gli scampoli e i tessuti che ci sono donati da negozi, privati, magazzini”. Le signore coinvolte sono tutte abili sarte: “Molte di loro non prendevano più in mano un ago o una macchina da cucire da anni, ma è bastato rispolverare questa competenza. Sono molto veloci. Durante i nostri laboratori di cucito – il mercoledì mattina e qualche volta anche il venerdì – c’è una grande energia positiva”.

Questo è il secondo anno “d’attività”: l’anno scorso sono stati spediti 46 abitini, per la prossima spedizione ne sono già stati realizzati 53. “Le nostre anziane sono appagate, felici di lavorare per uno scopo. Non sono loro le destinatarie del progetto, bensì sono co-realizzatrici. Si sentono ancora utili e capaci, ed è esattamente lo scopo che mi ero prefissata”. E racconta di quando, insieme, scorrono le foto su Facebook alla ricerca dei bimbi che indossano le loro creazioni: “Ci sentiamo tutti molto coinvolti, compresi i volontari di Auser che ci vengono sempre a dare una mano. Soprattutto ci aiutano a tagliare i modelli. Per tutti questi motivi, vogliamo portare avanti questo progetto con sempre maggiore convinzione ed entusiasmo”. (Ambra Notari)

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