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Casellario assistenza strategico, "ma i dati arrivano da pochi comuni"

A metà 2017 solo il 12,7% dei comuni ha inserito i dati sulle prestazioni sociali, nonostante sia un obbligo. L’intervista su Welforum.it di Maurizio Motta, docente di Politiche e Servizi sociali dell’Università di Torino a Carmeliana Franzese, dirigente Inps. Motta: “Per gli enti locali inviare dati è un costo. Bisogna dare qualcosa in cambio"

03 agosto 2017

ROMA - Il casellario dell’assistenza che l’Inps sta realizzando è uno strumento che “può avere un rilievo strategico nel welfare”, ma la sua implementazione deve diventare conveniente anche per gli enti locali, che vedono nella raccolta dei dati prima di tutto un costo. È questa l’opportunità da non perdere per Maurizio Motta, docente di Politiche e Servizi sociali dell’Università di Torino, che per il portale welforum.it (di cui è responsabile per i temi istituzioni e governance, finanziamento e spesa) ha intervistato Carmeliana Franzese, dirigente Inps presso la Direzione centrale ammortizzatori sociali, area Isee e casellario per capire a che punto è l’implementazione -di quella che è destinata a diventare la banca dati nazionale sulle prestazioni sociali. Un archivio su cui le aspettative sono alte e che oggi risulta composto da una banca dati delle prestazioni sociali agevolate, condizionate all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), una banca dati delle prestazioni sociali non condizionate ad Isee e infine una banca dati delle valutazioni multidimensionali, nel caso in cui alle prestazioni sia associata una presa in carico da parte del servizio sociale professionale (con tre sezioni di competenza: infanzia, adolescenza e famiglia, disabilità e non autosufficienza, povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio).

A qualche anno dalla sua nascita, è ancora lontano dall’essere a regime. Nonostante siano parecchi i dati raccolti, quelli provenienti dagli enti locali non sembrano essere ancora in grado di rappresentare un quadro nazionale completo. “Gli enti erogatori obbligati a trasmettere i dati al Casellario sono in prevalenza Comuni (7981 su un totale di circa 10 mila enti) - spiega Franzese -. Su questo fronte, a maggio 2017 risulta che hanno alimentato il Casellario circa il 12,7 per cento dei Comuni con oltre 280.700 prestazioni inserite. Nel Casellario sono però presenti anche tutte le prestazioni sociali erogate dall’Inps per i Comuni già presenti nelle Banche dati dell’Istituto (questo significa che non devono essere nuovamente trasmesse Assegno per il nucleo familiare, Assegno Maternità, Carta acquisti, Sia). Nel Casellario dell’assistenza a fine 2016 erano presenti oltre 8 milioni di prestazioni”. Un ritardo, quello degli enti locali, su cui si potrebbe ancora intervenire. “Per mandare i dati - spiega Motta -, gli enti hanno un costo che è composto dall’aggiornamento dei propri archivi con le variabili chieste dall’Inps e dalla necessità di estrarre i dati da inviare. Una cosa come questa non la si ottiene imponendola soltanto. Bisogna dare agli enti qualcosa in cambio”.

Le difficoltà da superare, però, sono diverse. Secondo Motta, infatti, ad oggi il casellario “consente di leggere solo le prestazioni eseguite dallo stesso ente, quelle dell’Inps e non quelle ricevute anche da altre amministrazioni”. Ad oggi, infatti, uno degli ostacoli è rappresentato dalle limitazioni imposte dalla legge sulla privacy. “L’anonimato in fase di consultazione dei dati inseriti dagli enti si applica solo agli enti che non sono erogatori di prestazioni - spiega Franzese -, ad esempio le Regioni, che possono vedere il dato del territorio solo in forma individuale ma anonima, per i noti vincoli in materia di privacy”. Per Motta, inoltre, sarebbe utile fare in modo che il Casellario possa comunicare con l’anagrafe nazionale. “È in costruzione presso il ministero degli Interni l’anagrafe nazionale dei residenti - spiega Motta -. Tutti i comuni stanno mandando i loro dati e sarebbe interessante se il casellario appoggiasse su questo strumento per essere sempre aggiornato”.

Per Motta, che in passato ha potuto vedere da vicino le problematiche di un ente locale da dirigente dei servizi sociali del Comune di Torino, anche le difficoltà pratiche nella raccolta e nell’invio dei dati all’Inps non sono da sottovalutare. “I sistemi informativi degli enti locali sono molto diversi - spiega Motta -, c’è un gran guazzabuglio. Ognuno si è fatto il proprio sistema. Per questo sarebbe importante avere un’architettura informatica che supporti gli enti, mettendo a disposizione una piattaforma informatica che catturi i dati dagli archivi locali”. Una soluzione a questo problema potrebbe arrivare dalla tessera sanitaria. “Potrebbe evolvere per diventare il pezzo di plastica che io cittadino consegno quando chiedo qualcosa, dal medico alla farmacia o al servizio sociale. Chi fornisce un servizio me carica le informazioni sulla tessera sanitaria e mi consente di portare con me la mia storia. Vedo un po' debole una politica che consiste semplicemente nel chiedere dati agli enti locali e basta”.

Nonostante gli intoppi, il casellario dell’assistenza rappresenta una buona opportunità per tutto il welfare italiano. Sia dal punto di vista degli enti, che dei singoli cittadini. “Mettiamo che un cittadino si rivolge al proprio ente di riferimento perché povero. Attraverso il casellario potrei vedere se già riceve qualcosa, oppure dirgli che c’è qualcosa che si può chiedere e non è stato chiesto, o anche se non sia il caso di dare di meno perché si riceve già qualche beneficio. Questa operazione sarebbe molto utile agli operatori e ai cittadini e anche ai bilanci degli enti”. Questa banca dati nazionale, infatti, una volta a regime, “avrà un ruolo determinante per assicurare una compiuta conoscenza dei bisogni sociali e del sistema integrato degli interventi dei servizi sociali - spiega nell’intervista Franzese -; la costituzione di una rete tra banche dati per la migliore gestione dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse e infine l’integrazione delle informazioni inviate dagli Enti erogatori con quelle presenti negli altri sistemi informativi dell’Inps, nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario e nella Banca dati del collocamento mirato. E in prospettiva, si prevede un ampliamento ulteriore della rete di informazioni anche ad altre Banche dati e sistemi informativi”.

Il casellario rappresenta quindi un’opportunità anche per il mondo della disabilità e della non autosufficienza, nonostante ne manchi ancora uno dedicato. “Il decreto legislativo che ha avviato il casellario dell’assistenza nello stesso articolo prevedeva che l’Inps facesse anche il casellario della non autosufficienza in parallelo, con lo stesso schema - spiega Motta -. Questa seconda attività, però, non è andata molto avanti come Inps. C’è però una scheda del casellario che riguarda anche i non autosufficienti, ma non c’è ancora quello che possiamo chiamare casellario della non autosufficienza. Sarebbe utilissimo per avere un quadro nazionale e regionale su quanti sono e che percorsi fanno, cosa che oggi nessuno conosce bene”. Intanto, spiega Franzese nell’intervista, la sezione Sina (per la disabilità e non autosufficienza) inizia ad essere popolata dagli enti. “I flussi informativi del Sina saranno attivati su tutto il territorio nazionale, almeno per i beneficiari delle misure connesse al Fondo per le non autosufficienze per le persone in condizione di disabilità gravissima (DM 26/9/2016) e al Fondo per le persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (DM 23/11/2016) - conclude Franzese -. Tali norme rafforzano l’obbligo degli enti al popolamento del Casellario e in particolare di tale sezione, vincolando la distribuzione delle risorse dei Fondi ai dati che saranno stati trasmessi al Casellario. In sostanza, solo gli enti che avranno trasmesso le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni erogate, potranno accedere alle risorse dedicate alla disabilità gravissima e grave”. (ga)

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Tag: Assistenza, Disabilità, inps

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