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Migranti a Tiburtina, Medu: no a slittamento sui servizi, subito l'infopoint

Alberto Barbieri, coordinatore generale di Medu commenta l’incontro con l’assessore Laura Baldassare: "Risposte interlocutorie". In strada ancora 200 persone, "condizioni igienico sanitarie critiche". Necessari interventi urgenti nell’area della stazione

02 agosto 2017

ROMA - "Abbiamo apprezzato che l’assessore Baldassarre abbia risposto, ma la riunione di oggi è stata piuttosto interlocutoria. C’è stato ribadito che Roma Capitale sta lavorando per dare delle risposte strutturali, ma sono cose che sono state dette anche un anno fa e persino dalle precedenti amministrazioni, quindi questa risposta oggi ci lascia del tutto insoddisfatti”. Così Alberto Barbieri, coordinatore generale di Medu (Medici -per i diritti umani), commenta l’incontro con l’assessore al sociale di Roma Capitale, Laura Baldassare, in merito alle condizioni critiche dei migranti che transitano nei pressi della stazione Tiburtina. Un incontro accordato dopo la pubblicazione di un appello da parte dei volontari di Medu e Baobab Experience in merito alle difficili condizioni di vita dei migranti. “Avevamo scritto una lettera l’11 luglio, poi dopo un paio di settimane l’abbiamo resa pubblica perché non avevamo ricevuto alcuna risposta - precisa Barbieri -. Oggi finalmente ci siamo incontrati. Abbiamo ribadito i contenuti della lettera e la necessità di interventi urgenti nell’area della stazione Tiburtina per quanto riguarda i migranti in condizione di precarietà”.

L’incontro con l’assessore, però, non ha soddisfatto quelle che erano le aspettative delle due associazioni. “Ci è stato detto che si sta lavorando ad un presidio di prima accoglienza presso il Ferrhotel e questo lo sapevamo - aggiunge Barbieri -. Ci avevano detto che l’avrebbero aperto per questa estate e invece niente e ora si parla di dicembre o gennaio. Ci è stato anche detto che aprirà un Infopoint, hanno anche individuato un luogo di fronte alla stazione Tiburtina, ma ci era stato detto anche mesi fa. Sono risposte interlocutorie”. Neanche lo sforzo del Comune di reperire alcuni posti nel sistema di accoglienza è servito a molto, spiega il coordinatore di Medu. “C’è via del Frantoio, ci sono 50 posti presso l’ex San Michele, ce ne sono altri 90 predisposti nell’emergenza caldo, ma questi posti non sono sufficienti e questo tipo di risposte non bastano. Ci sono ancora circa 200 persone per strada”.

Per Medu, però, è arrivato il tempo di dare risposte chiare e veloci. “Non è possibile che ci sia sempre uno slittamento dell’attivazione di questi servizi - continua Barbieri -. Abbiamo chiesto di dare un segnale come Roma Capitale e di intraprendere un’azione sulla situazione che c’è adesso, aggravata dalle condizioni climatiche e dalla mancanza di acqua”. Tra le richieste anche l’attivazione immediata di un infopoint temporaneo. “È possibile attivare una unità mobile presente costantemente nella zone del parcheggio o un gazebo con operatori del comune che facciamo questa azione di informazione e di orientamento - spiega Barbieri -. Ci sembra fondamentale che il Comune dia un segnale rispetto alla situazione attuale e ci è stato detto che ci verrà dato un feedback a breve. Ci auguriamo che sia positivo e che almeno questo segnale venga dato”.

Nel parcheggio nei pressi della stazione Tiburtina, intanto, la situazione diventa ogni giorno più difficile. “Attualmente ci sono circa 150-200 persone - racconta Barbieri -. Quest’anno ci sono due grandi gruppi, uno che continua ad essere in transito costituito soprattutto da sudanesi che non hanno diritto di accedere alla relocation e cercano di raggiungere altri paesi europei; poi ci sono gli eritrei, la maggior parte dei quali arrivati da centri d’accoglienza nel Sud Italia dove si sono trovati nelle condizioni di non avere accesso al programma di relocation. Vengono a Roma nella speranza di potervi accedere da qui, anche se i numeri del programma parlano di un fallimento del sistema: 40 mila persone dovevano accedere al programma entro settembre 2017, ma invece è stato ricollocato solo il 18 per cento”. Il caldo torrido di questi giorni, poi, ha reso ancora più critiche le condizioni di vita. “I migranti dormono per strada e gli sgomberi delle scorse settimane hanno reso impossibile l’approntamento di qualsiasi presidio - aggiunge Barbieri -. Con l’ultimo sgombero il parcheggio è stato chiuso con dei blocchi di cemento e non è possibile neanche entrare con autoveicoli per portare l’acqua. Le condizioni igienico sanitarie sono estremamente critiche, le persone sono costrette a dormire sull’asfalto del parcheggio”. (ga)

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Tag: migranti, Medu

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