:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Milano, addio a Tettamanzi: l’arcivescovo che predicava dialogo e accoglienza

Morto il cardinale Dionigi Tettamanzi, che dopo le diocesi di Osimo-Ancona e Genova guidò per circa dieci anni quella di Milano, come successore di Carlo Maria Martini. Schierato al fianco di operai, poveri, rom, fu il primo ad istituire un Fondo di solidarietà allo scoppiare della crisi economica nel 2008

05 agosto 2017

MILANO – Se ne va l’arcivescovo che pensava alle famiglie e ai senza lavoro, che si schierava con gli operai, che si metteva dalla parte dei rom sgomberati, che cercava l’amicizia con gli islamici, che predicava dialogo e accoglienza. Dopo una lunga malattia è morto il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano. Aveva 83 anni. Il decesso è avvenuto attorno nella mattinata di sabato 5 agosto presso Villa Sacro Cuore di Triuggio dove Tettamanzi si era ritirato quando aveva lasciato la guida pastorale dell'arcidiocesi ambrosiana. Nei giorni scorsi le sue condizioni si erano aggravate: l'avevano reso noto, in un comunicato congiunto, l'amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Milano, il cardinale Angelo Scola, e l'arcivescovo eletto Mario Delpini, invitando a pregare per lui.

Tettamanzi era nato a Renate (oggi provincia di Monza e Brianza) il 14 marzo 1934. Entrato a 11 anni in Seminario nell'arcidiocesi di Milano, venne ordinato sacerdote dall'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, il 28 giugno 1957. Resterà al servizio del Seminario arcivescovile ancora per molti anni, durante i quali mosterà grande interesse verso i temi del matrimonio, della sessualità e della bioetica. Una competenza che lo portò a collaborare con papa Giovanni Paolo II per alcuni testi di magistero su questi temi. Venne nominato rettore del Pontificio Seminario Lombardoa Roma nel 1987 e collaborò anche con la Conferenza episcopale italiana, di cui fu segretario generale dal 1991 al 1995. Ha guidato le arcidiocesi di Ancona-Osimo (1989-1991), Genova (1995-2002) e Milano(2002-2011). A consacrarlo vescovo nel Duomo di Milano fu l'allora arcivescovo, cardinale Carlo Maria Martini, il 23 settembre 1989. Venne creato cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 febbraio 1998. Dopo aver lasciato la guida dell'arcidiocesi di Milano per quindici mesi (dal 2012 al 2013) venne chiamato a svolgere l'incarico di amministratore apostolico nella diocesi di Vigevano rimasta senza vescovo. La sua ultima apparizione pubblica è avvenuta lo scorso 25 marzo in Duomo a Milano durante la visita di papa Francesco, che lo salutò con grande affetto.

Di lui si ricordano soprattutto gli anni da arcivescovo di Milano, iniziati il 29 settembre 2002 fino al 28 giugno 2011. Arriva da successore di Carlo Maria Martini, compito per niente facile che accoglie con umiltà e voglia di lavorare. Apprezzato dai preti e conosciuto dalla gente, l’impegno di Tettamanzi si caratterizza subito per l’attenzione alla marginalità e per uno sforzo inclusivo che abbraccia cristiani e non cristiani. Un attivismo che non si ferma davanti a nulla: si schiera con gli operai in lotta, esprime sdegno per lo sgombero delle case dei rom, invita i suoi preti a visitare anche le case degli islamici, se la prende con una politica “troppo attenta ai muri e poco alle persone”, ripete spesso che «i diritti dei deboli non sono diritti deboli». Nella città dove il rischio di ghettizzazione è sempre più elevato predica accoglienza, dialogo, lavoro dignitoso. Sul versante pastorale, i suoi piani triennali sull’impegno missionario della Chiesa ambrosiana e quello sulla famiglia uno sguardo largo e sorridente, caratteristica tipica di un uomo abituato a parlare con la gente, come dimostrano i lunghi e quasi interminabili saluti che caratterizzano ogni sua visita pastorale. Allo scoppiare della crisi economica nel 2008 verifica le difficoltà della sua gente ed è il primo a istituire un Fondo Famiglia Lavoro (partirà con una dota di un milione di euro): una scelta che diviene un modello replicato poi in numerosissime altre diocesi e a livello nazionale dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana. Lascia l’arcidiocesi nel 2011, all’arrivo dell’ex patriarca di Venezia, Angelo Scola.

© Copyright Redattore Sociale

Ti potrebbe interessare anche…

Stampa Stampa