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Milano, la Casa della carità ricorda il cardinale Dionigi Tettamanzi

"Per noi è stato come un padre e ha segnato il nostro cammino, insegnandoci a essere casa concreta e operosa, senza mai perdere di vista la dignità della persona", dice il presidente della Fondazione don Virginio Colmegna

05 agosto 2017

MILANO - "Noi tutti preghiamo per il cardinale Dionigi Tettamanzi. Per noi, è stato davvero un pastore buono, una guida di cui abbiamo sentito sempre la vicinanza. Ma soprattutto è stato come un padre, co-fondatore della Casa della carità insieme al cardinal Martini, che ha aperto il nostro cammino e lo ricordiamo con affetto", così il presidente della Fondazione Casa della carità don Virginio Colmegna vuole ricordare l'arcivescovo emerito di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, mancato in queste ore.

"La sua costante presenza accanto agli ultimi e la sua testimonianza sono state a volte viste con polemica, come scomode, ma per lui, quella di stare in mezzo alla gente era una scelta continua legata al Vangelo. In questo senso, uno dei ricordi più emblematici, tra i tanti che ho di lui, è la visita che fece al campo rom di via Triboniano, alla vigilia del Natale 2010. Era un momento difficile per la città e molto faticoso anche per noi, che cercavamo di proporre soluzioni innovative per superare le situazioni di abbandono, come quelle dei campi rom. Lui ha scelto di venire in mezzo a queste persone con noi, visitare le baracche, portare una parola di solidarietà e attenzione", ricorda don Colmegna.

"Con quel gesto ha rotto il clima di tensione che si respirava in quel periodo e ci ha permesso di ritrovare le buone condizioni per il superamento del campo, condividendo una straordinaria esperienza di umanità. E questo è solo un esempio della grande attenzione che il cardinal Tettamanzi ha avuto per i poveri, per le marginalità, per le presenze considerate 'scomode', tanto che non si stancava mai di ripetere che 'i diritti dei deboli non sono affatto deboli, ma sono del tutto eguali ai diritti dei forti'", prosegue il presidente della Casa della carità.

"Ricordo poi l'immagine che ci ha lasciato, nell'inaugurare la nostra Casa nel 2004, ispirandosi alla parabola del buon samaritano. Tutti, disse, si ricordano del malcapitato, del samaritano, del levita e del sacerdote, ma si dimenticano del locandiere, cui il samaritano dice semplicemente: 'Abbi cura di lui'. Quest'immagine, insieme a quella delle Querce di Mamre che ci ha lasciato il cardinal Martini, ha segnato il nostro cammino: essere locanda significa per noi essere una casa concreta e operosa, dove la cura significa innanzitutto riconoscere la dignità della persona", conclude don Colmegna.

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