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Nidi nelle scuole d'infanzia svuotate: le "strategie" per attuare la riforma 0-6

Indagine dell'Istituto degli Innocenti su oltre 50 comuni italiani: rinunce, dimissioni e morosità aumentano anche al Sud. Ecco le proposte per affrontare criticità e attuare la riforma: finanziamenti strutturali per abbattere le rette, sperimentazioni innovative e sezioni primavera

08 agosto 2017

- FIRENZE - Finanziamenti strutturali per abbattere le rette, micro-nidi nelle scuole dell’infanzia svuotate e sezioni primavera: sono tre le indicazioni che l’Istituto degli Innocenti delinea per spiegare come attuare al meglio la riforma 0-6 e rendere l’approvazione del decreto legislativo 65 del 13 aprile 2017, che istituisce in Italia "il sistema di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni", una reale occasione per affrontare i problemi della disponibilità e dell’accessibilità dei nidi. Le indicazioni accompagnano la presentazione della quinta edizione dell’indagine dell’Istituto degli Innocenti che fotografa lo stato di salute dei servizi educativi per i più piccoli.

La raccolta di dati coinvolge oltre 50 comuni italiani (dalle grandi città, Milano, Roma, Napoli, a centri più piccoli come Prato o Rimini) nei quali risiede complessivamente oltre un quinto dei bambini italiani fino ai 2 anni (il 20,2 %) e che gestiscono quasi un terzo dell’offerta pubblica complessiva di nido (27,3%) nel nostro Paese.  La ricerca evidenzia che i fenomeni delle rinunce, delle dimissioni e delle morosità (dovute in larga parte alle precarie condizioni economiche delle famiglie) si accentuano in maniera più evidente nel Centro-Nord dove il sistema dell’offerta è più sviluppato (nel 13,5 % dei casi le famiglie di bambini accolti al nido rinunciano, il 15,3% non paga regolarmente la retta, il 5,6% interrompe la frequenza nei primi mesi) ma sono in aumento anche nel Mezzogiorno (dove si registrano il 12 % di rinunce, il 7,4 % di dimissioni e il 4,7% di morosità). 

L’indagine arriva dopo l’approvazione della nuova riforma 0-6 e l’Istituto degli Innocenti la utilizza per indicare tre strategie prioritarie da tenere presenti per affrontare concretamente le criticità dei servizi educativi alla prima infanzia.

Il primo problema riguarda la condizione dei nidi che sono ancora “servizi a domanda individuale”, per cambiare passo è prioritario, avverte l’Istituto, prevedere finanziamenti strutturali a copertura dei costi di gestione e per l’abbattimento delle tariffe a carico delle famiglie. Considerando poi il calo demografico e la presenza nelle scuole dell’infanzia di spazi inutilizzati, una delle prime azioni da pianificare per l’Istituto che da sei secoli si occupa di tutela all’infanzia è quella di sviluppare sperimentazioni innovative per i “poli 0-6”, cioè avviare esperienze di nidi e micro-nidi negli ambienti ristrutturati disponibili nelle scuole dell’infanzia. Per ovviare al pagamento delle rette dei nidi, molte famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, scelgono di iscrivere prima i figli alle scuole dell’infanzia, ma il fenomeno degli anticipi (un’offerta non valida sul piano della qualità educativa) dovrebbe essere ridotto ed eliminato ora dalla formazione di sezioni primavera, le “classi-ponte” tra il nido e la scuola dell’infanzia, utili anche a mantenere stabile il numero di insegnanti, scongiurando i rischi insiti nel calo delle iscrizioni alle scuole dell’infanzia.

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