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Migranti, Unhcr: "Chi torna in Libia finisce nei centri di detenzione"

“In Libia non ci sono ancora centri di accoglienza, ma centri di detenzione sovraffollati e senza servizi medici”. Barbara Molinario (Unhcr) chiarisce il ruolo dell'organizzazione, che nel paese ha accesso soltanto a 13 di queste 30 strutture

09 agosto 2017

- FIRENZE – “I migranti che vengono salvati dalla Guardia costiera libica vengono riportati dalle autorità libiche nei centri di detenzione e non nei centri di accoglienza, che ancora non sono stati realizzati. In questi centri di detenzione le condizioni sono molto complicate, c’è un problema di sovraffollamento, c’è l’assenza di servizi medici, c’è l’assenza di servizi igienico sanitari, ci sono problemi di sicurezza anche per donne e bambini e, di fatto, sono i trafficanti che tengono le persone in detenzione”. 

Così Barbara Molinario di Unhcr risponde alla dichiarazioni del ministro Minniti in merito ai salvataggi dei migranti da parte della Guardia costiera libica e al loro ritorno nel Paese nordafricano. Ieri il ministro dell’Interno, alla festa del Pd di Certaldo, aveva sottolineato: "Dobbiamo occuparci delle condizioni di vita e dei diritti dei migranti nei campi di accoglienza libici, questo è il senso dell’impegno che abbiamo avuto in maniera intransigente nei confronti dell’Oim e di Unhcr, che è andata per la prima volta in Libia”. Secondo Minniti, affidare la gestione dei campi di accoglienza in Libia ad Unhcr e Oim rappresenta "l’unica scelta possibile" e - ha spiegato - "sono impegnato affinché avvenga il più rapidamente possibile".

"il progetto - ribasdisce Molinario - è lavorare alla creazione di centri di accoglienza, ma ancora non sono stati realizzati e i migranti che tornano in LIbia finiscono nei centri di detenzione". Molinario di Unhcr dice che “attualmente la nostra organizzazione ha accesso soltanto a 13 dei 30 centri di detenzione e in questi centri il lavoro che svolgiamo è quello di fornire beni di prima necessità e informare i rifugiati dei loro diritti, oltre che assistere le autorità nel rilascio delle persone vulnerabili”. 

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