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La forza educativa del teatro in carcere, l’esperienza (di successo) italiana

Dopo la partecipazione al congresso Iti-Unesco a Segovia con i delegati di 70 nazioni, Vito Minoia a fine mese a Stoccolma per incontrare gli operatori svedesi e finlandesi “e sviluppare relazioni internazionali”. Entusiasmo per i dati che raccontano una recidiva abbattuta per chi si dedica al teatro

10 agosto 2017

ROMA – Un congresso internazionale che ha radunato i delegati di 70 nazioni, i numeri e l’esperienza italiana che hanno fatto scuola e l’intervento del presidente del Coordinamento nazionale di Teatro in carcere, Vito Minoia, che diventa il fulcro di nuove iniziative di collegamento e di una ulteriore valorizzazione internazionale della buona pratica italiana da parte dei rappresentanti di Svezia, Finlandia, Canada, Filippine e Belgio. E’ accaduto a Segovia (Spagna), in occasione del 35mo Congresso Mondiale dell’Iti-Unesco (Istituto Internazionale del Teatro), a cui Minoia è stato invitato per raccontare l’esperienza quarantennale nelle carceri della penisola e i risultati ottenuti dai -palcoscenici rinchiusi.

“Dopo l’importante evento spagnolo – annuncia il presidente – nei prossimi mesi mi occuperò di una serie di incontri per lo sviluppo di significative relazioni internazionali. Il primo si terrà tra 2 settimane a Stoccolma, dove incontrerò i protagonisti della scena penitenziaria svedese e dove ci raggiungeranno anche altri operatori dalla Finlandia. Tra il 23 e il 28 agosto sarò a Stoccolma e grazie alla straordinaria accoglienza ricevuta a Segovia (il mio intervento è stato molto apprezzato da Ann Mari Engel, Vicepresidente dell’Iti-Unesco, presidente del Centro svedese dell’Iti) avrò l’opportunità di avviare relazioni con gli operatori che intervengono teatralmente negli istituti penitenziari della Svezia. Tra gli estimatori della nostra esperienza, anche Hanna Helavouri, referente del Centro Iti Finlandia, che si è adoperata per consentire l’arrivo a Stoccolma anche dei protagonisti della scena penitenziaria islandese, affinché riuscissi a incontrarli”.

L’intervento di Minoia al Congresso mondiale si è incentrato sulla forza educativo-inclusiva del teatro in carcere, a partire da una riflessione sul rapporto tra Etica ed Estetica nel fenomeno dell’arte scenica negli istituti penitenziari. “Fenomeno – si legge nel report - che nell’arco degli ultimi 4 decenni in Italia sta caratterizzando ricerca e pratiche diffuse di alto rilievo qualitativo”.

Nella relazione ai delegati, è stato illustrato il lavoro del Coordinamento nazionale di Teatro in Carcere, fondato nel 2011 su impulso del lavoro ventennale della Rivista europea “Catarsi-Teatri delle diversità” e che oggi coinvolge 44 esperienze di 15 Regioni italiane differenti. Spiccano, il Protocollo d’Intesa con il Ministero della Giustizia (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), al quale ha aderito l’Università Roma Tre, per lo studio, lo sviluppo di ricerche ed iniziative per la promozione del teatro in carcere in tutta la nazione e la Giornata Nazionale del Teatro in Carcere promossa ogni anno in concomitanza con il World Theatre Day organizzato proprio dall’Iti Unesco ogni 27 marzo in tutto il mondo. Quest’anno all’evento hanno aderito 54 istituti penitenziari e 42 altre istituzioni, organizzando un Cartellone di 99 iniziative in 17 Regioni differenti (4 gli eventi promossi anche all’estero).

Minoia ha poi illustrato le altre iniziative, a partire dalla Rassegna nazionale “Destini Incrociati”, che ogni anno consente a decine di operatori e migliaia di spettatori di entrare in contatto con questa particolare forma di teatro. L’evento, sostenuto dal Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, dopo aver toccato Firenze, Pesaro e Genova, a novembre si terrà per la quarta volta a Roma. Ultima iniziativa in ordine cronologico è stata l’istituzione, in collaborazione con la Rivista “Catarsi-Teatri delle diversità”, del “Premio Internazionale Gramsci per il Teatro in Carcere” che a novembre scorso ha assegnato per la sua prima edizione un riconoscimento alle esperienze di Jacqueline Roumeau Cresta (Cile) e Zeina Daccache (Libano) e che il 4 e 5 novembre prossimi, a Urbania (Pesaro e Urbino), vedràla seconda edizione nell’ambito del Convegno internazionale “Le Scene Universitarie per il teatro in Carcere” con il patrocinio dell’Università degli Studi “Carlo Bo”.

La prima parte dell’intervento dedicata all’emergenza educativa in carcere, nella seconda parte Minoia ha risposto alle domande dei delegati Iti che hanno apprezzato i dati sulla recidiva “che si riduce dal 65% al 6% in chi pratica esperienze teatrali in carcere”, la capacità di costruire una Rete tra esperienze e la possibilità di sviluppare progetti sperimentali con adolescenti e detenute/detenuti adulti grazie ad un prezioso intervento educativo che vede coinvolte le Istituzioni, la scuola e le famiglie. (Teresa Valiani)

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