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Hollywood non è un posto per (personaggi) disabili

I risultati di uno studio sulle disuguaglianze nell’industria cinematografica realizzato della Scuola di comunicazione e giornalismo Annenberg di Los Angeles. Su tutti i personaggi nei 100 film che hanno incassato di più nel 2016 solo il 2,7% ha una disabilità. Tra questi 3 su 10 sono donne

14 agosto 2017

Jack Sully, il marine in sedia a ruote di "Avatar"
Jack Sully, il marine in sedia a ruote di “Avatar”

ROMA - Sono passati quasi 30 anni da quando Dustin Hoffman ha portato sugli schermi dei cinema Raymond Babbit. Era il 1988 e in “Rainman” di Barry Levinson il popolare attore interpretava un personaggio con sindrome dello spettro autistico. Negli anni successivi ci sono stati altre pellicole con protagonisti personaggi con disabilità: basta pensare al Forrest Gump interpretato da Tom Hanks nel 1994 o a Jack Sully, il marine in sedia a ruote di “Avatar”, il film del 2009 di James Cameron, solo per citarne alcuni. Ma quanti sono i personaggi disabili presenti nelle produzioni hollywoodiane? Secondo uno studio realizzato dalla sezione Media, diversity and social change della Scuola di comunicazione e giornalismo Annenberg di Los Angeles (California) che, ogni anno, analizza i 100 film che hanno incassato di più in base a genere dei personaggi, etnia, orientamento sessuale e disabilità – non molti. In totale dal 2007 sono 900 i film analizzati per un totale di 39.788 personaggi. Tra quelli del 2016 ci sono, ad esempio, “Sully”, “Rogue One”, “Arrival”, “Zootropolis”, “Moonlight” e “La la land”. Nel Report del 2016 risulta, infatti, che solo il 2,7% dei personaggi nelle 100 pellicole più viste al cinema aveva una disabilità (erano il 2,4% nel 2015). Sono 38 i film in cui non erano presenti personaggi disabili (45 quelli dell’anno precedente), 70 quelli in cui non erano presenti personaggi femminili con disabilità (contro gli 84 del 2015). “I nostri risultati su genere, etnia, comunità Lgbt e disabilità dimostrano quanta strada ancora c’è da fare per l’inclusione”, scrivono nelle conclusioni del Report.

Protagonista o spalla? “Eravamo curiosi di scoprire se qualcuno nel ruolo di protagonista o di co-protagonista avesse mostrato una disabilità in qualche punto del film”. Sono 15 quelli in cui questo è accaduto: si tratta di personaggi con autismo, cecità, depressione o difficoltà motorie. I protagonisti o co-protagonisti maschili con disabilità sono più presenti rispetto a quelli femminili. Nessuno dei personaggi disabili proveniva da uno dei gruppi etnici sottorappresentati o apparteneva alla comunità Lgbt. Tra le disabilità presenti quelle più comuni sono quelle fisiche (64,5%), seguono quelle cognitive con il 31,5% (inclusi disturbo da stress post traumatico, perdita di memoria, ansia) e quelle dell’area comunicativa presenti nel il 21,8% dei personaggi disabili. I personaggi disabili sono stati poi analizzati per valutarne genere, etnia ed età: le donne sono 3 su 10 (il 32%), tre quarti sono bianchi (74,5%) e il 25,5% è di altri gruppi etnici. Solo un personaggio con disabilità apparteneva alla comunità Lgbt. La metà dei personaggi con disabilità ha 40 anni o più, l’8,9% sono bambini under12. “I risultati di questa analisi sui personaggi con disabilità rivela chiare discrepanze tra il mondo reale e il mondo del cinema – si legge nel Report – Sebbene le persone con disabilità siano un quinto della popolazione statunitense, solo il 2,7% dei personaggi cinematografici lo è. In più, i film sono elusivi sulla vita dei personaggi stessi”. (lp)

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