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Femminicidio, "violenza crudele e inspiegabile"

Violenza e potere che si scatenano senza intermediazioni e il ritorno del dominio verso l’altra persona che si ritiene "proprietà" incedibile. Sottovalutarle è pericolosissimo, perché le violenze saranno reiterate. L'analisi don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco

17 agosto 2017

Il fenomeno dei femminicidi è diventato drammatico: donne uccise per la separazione, per un abbandono, per una disobbedienza, per un rifiuto. Numeri drammatici: 138 donne assassinate in Italia nel 2013; 110 nel 2014, 116 nel 2015, 110 nel 2016. Con le conseguente drammatiche di 118 bambini rimasti orfani nel 2015 e 84 nel 2016.

- Drammatico per lo scarto di violenza tra gli episodi vissuti e la loro conclusione. Il tutto accompagnato spesso da atteggiamenti di stalking.

Violenza e potere che si scatenano senza intermediazioni, senza esclusione di donne che feriscono o uccidono compagni e mariti. Infine lo sterminio dell’intera famiglia con l’uccisione di tutti i componenti, compreso il suicidio del persecutore.

Difficile spiegare la violenza di simili circostanze. Si può appellare agli squilibri della mente; alla solitudine insopportabile; alla rabbia e all’onore perduto, alle sopraffazioni subite. Ma la radice di tale mattanza probabilmente è da cercare in un misto di fragilità e di individualismo. La fragilità di un’esistenza che cambia e che non si ha il coraggio di affrontare. Il motivo prevalente è probabilmente l’individualismo portato alle estreme conseguenze, con il ritorno del dominio verso l’altra persona che si ritiene  “proprietà” incedibile.


Le domande che sorgono sono molte: il valore della vita è svanito? Il rispetto della persona non esiste più? Il dominio è tornato ancentrale?  Il cerchio delle amicizie e della parentela è inesistente? La mercificazione della vita ha intaccato anche gli affetti, traducendoli in oggetti?

Senza perdersi in analisi che richiamano l’antropologia, la psichiatria e la sociologia, è utile sottolineare i principi di una sana convivenza.

Le relazioni e gli affetti sono atteggiamenti di persone adulte, dotate di dignità e di libertà. Sia nei momenti felici di incontro, sia nella drammaticità delle difficoltà che sempre debbono mantenere il clima di rispetto e di delicatezza. 

E’ pericolosissimo chiudersi nei propri rapporti familiari, senza la cerchia di parenti e amici che offrono alla vita affettiva un contesto allargato, partecipante, sereno.

Infine al primo cenno di violenza occorre la forza di imporre un altolà. La violenza sopportata purtroppo offre la possibilità di altre violenze. Sottovalutarle è pericolosissimo, perché saranno reiterate.

I confini affettivi non sopportano strappi  che nemmeno nelle relazioni normali sarebbero leciti. Voler bene non significa agire in modo diverso con chi normalmente si incontra; anzi proprio volendosi bene le relazioni sono più attente e delicate. Quando non è così la relazione è irrimediabilmente distorta.

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