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Terremoto di Ischia: estratti vivi i 3 fratellini. "Grandissima soddisfazione"

Parla Lorenzo Botti, caposquadra dei vigili del fuoco di Roma, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila. “Ci sono volute molte ore per raggiungerli, con un rischio molto elevato perché avevano un vero e proprio schiacciamento con il letto e i materassi a fare da scudo”

22 agosto 2017

Ischia, vigili del fuoco tra le macerie

ISCHIA - “Il nostro è un lavoro fatto di attese. Ma quando arriva la chiamata, si recupera in poche ore tutto il tempo passato ad aspettare”. Un anno fa Amatrice, poi Norcia e - Camerino a novembre, l’emergenza neve sull’Appenino scosso dal sisma a gennaio e la tragedia di Rigopiano a concludere una stagione pesante di soccorsi e criticità. Sempre presente, su tutti gli scenari, con la sua squadra di unità cinofile, per Lorenzo Botti, caposquadra dei vigili del fuoco di Roma, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila, sembrava finita. Fino a ieri sera.
Ischia, 20.57, una scossa scuote l’isola, l’epicentro è a pochi metri dalla costa, la magnitudo, 3.6, verrà presto rettificata in 4: bassa, ma non risparmia alcune costruzioni che crollano, come castelli di sabbia. Alle 14.00 il bilancio è di 39 feriti, di cui uno grave, due vittime, più di 2 mila sfollati e una intera famiglia estratta viva dalle macerie. Casamicciola il comune più colpito. Nella notte sono recuperati i genitori, poi i bambini. Alle 4 il più piccolo (6 mesi), alle 11 il bimbo di 7 anni e alle 13, Ciro, quello di 11.

Raggiungiamo Lorenzo Botti al cellulare. Sta rientrando al campo base. “Abbiamo appena estratto dalle macerie Ciro, il ragazzino di 11!”. L’emozione si mescola alla fatica di una notte che è iniziata 16 ore prima. “L’allerta è partito subito dopo la scossa – racconta Lorenzo – e immediatamente si è mossa la macchina organizzativa. Il problema era come raggiungere Ischia, perché è un’isola ed era buio: i nostri elicotteri non sono abilitati a volare in notturna e per arrivare sull’isola abbiamo dovuto raggiungere Pratica di Mare dove ci siamo imbarcati su due elicotteri specializzati che ci hanno portati fino all’eliporto di Casamicciola. Non avevamo mezzi, eravamo a piedi, e abbiamo raggiunto la zona dei crolli grazie ad alcuni taxi turistici ‘confiscati’ dalla polizia del posto. Caricato il materiale, siamo arrivati subito nella parte più antica del comune. Dalla strada, all’inizio sembrava non fosse accaduto niente, mentre addentrandoci nel centro storico abbiamo visto le prime case antiche cadute. Qui le costruzioni sono fatte in modo molto semplice, in muratura povera”.

Lorenzo Botti. Foto di Giovanni Marrozzini
Lorenzo Botti

“Le case del centro – prosegue il capo squadra - presentavano tutte evidenti lesioni ma il problema era soprattutto in un vicolo, per il crollo di una palazzina che aveva coinvolto un’intera famiglia. Appena arrivati abbiamo individuato il corpo senza vita di una signora e poi ci siamo buttati sull’ispezione delle macerie. Attraverso un tunnel fatto dall’alto abbiamo raggiunto Pasquale, il bambino di 7 mesi. Ce lo siamo passati di mano in mano e poi lo abbiamo affidato alle cure dei medici. Il suo salvataggio è stato emozionante e un segnale molto positivo, per la squadra dei soccorsi”.
“Subito dopo – prosegue Lorenzo Botti - dal tunnel abbiamo sentito la prima voce, quella di Ciro, che ci diceva che lui e Mattias, il fratellino di 7 anni, erano intrappolati. Ci siamo illusi di averli sotto mano, invece erano schiacciati dal letto a castello, dalle reti e dai materassi, tanto che ci sono volute molte ore per raggiungerli, con un rischio molto elevato perché non avevano un triangolo di sicurezza ma un vero e proprio schiacciamento con il letto e i materassi a fare da scudo. Inoltre si trovavano sotto a una massa enorme di detriti, con una quantità incredibile di polvere: abbiamo temuto che continuando a muovere le macerie avrebbero potuto morire soffocati”.

“Il primo a uscire è stato Mattias che era in posizione supina. Ci sono volute circa 6 ore per arrivare a lui. I due fratellini piangevano, si agitavano, erano molto spaventati. Abbiamo fatto un lavoro enorme per riuscire a calmarli ma non c’era verso: erano coscienti e volevano uscire. Ciro diceva che gli faceva male la schiena. Ad un certo punto abbiamo avuto un momento buio perché li abbiamo persi: non parlavano più, non li sentivamo più e abbiamo temuto il peggio. E’ successo più o meno all’alba. C’è voluta tanta forza per riprendere le ricerche con ancora più slancio ma alla fine siamo perché riusciti, piano piano, a liberare le parti che li soffocavano e a tirarli fuori”.

Che ricordo ti rimarrà di questi bambini? “Li ricorderò – sottolinea Lorenzo Botti – come due eroi. Due bambini con una forza di volontà e di sopportazione enorme. Ripetevamo loro che ci mancava poco ma le ore passavano e da un certo punto in poi hanno smesso di crederci. Hanno iniziato anche a insultarci, con parolacce in dialetto, perché non li tiravamo ancora fuori e questo ci ha strappato un sorriso: erano vivi e questa certezza ci dava l’energia e la forza per superare tutto. Hanno avuto per diverso tempo un contatto con Teresa, una nostra collega vigile del fuoco che si è finta dottoressa per tranquillizzarli. Mentre noi ci davamo il cambio a scavare ogni quarto d’ora. Alla fine siamo stati premiati perché poco fa è uscito anche Ciro. Una grandissima soddisfazione aver salvato tutta la sua famiglia. Non risultano altri dispersi. Nel pomeriggio dovremmo iniziare il lavoro di bonifica nelle palazzine crollate. Il lavoro più complesso sembra finito. Almeno per ora”. (Teresa Valiani)

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