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Rimborsi spese ai volontari: tra favorevoli e contrari la riforma fa discutere

Il presidente di CSVnet su uno degli aspetti più spinosi del Codice del Terzo settore: “Sono pratiche non obbligatorie, non si diffonda un clima di sfiducia verso chi le utilizzerà. È bene però attivare gli anticorpi per evitare abusi”

22 agosto 2017

- Fra gli aspetti su cui incide il Codice del terzo settore, in vigore dai primi di agosto, uno tra i più discussi riguarda i rimborsi spese ai volontari. L’art.17 infatti prevede la possibilità di liquidare ai volontari le piccole spese – fino a 10 euro al giorno per un massimo di 150 euro mensili – senza allegare i giustificativi, presentando un’autocertificazione sotto propria responsabilità. Una norma controversa, che anima un dibattitto acceso all’interno del non profit e tra gli addetti ai lavori.

Mentre per alcuni il Codice introduce solo una semplificazione burocratica utile soprattutto per le piccole associazioni, altri intravedono il rischio di riconoscere al volontariato piccole somme di denaro senza documentazione, favorendo forme di lavoro “mascherato” e in contrasto con il principio di gratuità alla base dell’azione volontaria.

In un articolo pubblicato su Repubblica.it la giornalista Ida Cappiello ha messo insieme le voci dei favorevoli e dei contrari intervistando protagonisti e osservatori del non profit; tra loro anche il presidente di CSVnet Stefano Tabò. “Il tema del rimborso spese forfettario ai volontari è stato uno dei punti più dibattuti nell’iter della riforma, nonostante siano in gioco somme molto contenute, – ha spiegato Tabò. – Ricordiamoci, però, che la pratica dell’autocertificazione, e lo stesso rimborso spese, non sono obbligatori e, pur se previsti dalla norma, non creano alcun diritto per i volontari, essendo lasciata ogni decisione alla singola organizzazione. Detto questo, non si diffonda una visione incentrata sulla sfiducia nei confronti di chi utilizzerà il meccanismo del rimborso forfettario. Sappiamo che nei rimborsi spese lo spazio per il grigio, finanche dell’illecito, esiste da sempre, ovunque e comunque, a prescindere dall’autocertificazione. Teniamo comunque gli occhi aperti e vigileremo”.

“È però da affermare con forza, – aggiunge oggi il presidente di CSVnet a margine della dichiarazione rilasciata a Repubblica, – che non esiste alcun meccanismo di causa-effetto: a norma data ne consegue l’abuso. Tra la definizione della norma e la pratica dell’abuso ci sta sempre la volontà di compierlo. E, al fine di contrastare o anche solo prevenire tale intenzione, è bene attivare certamente tutti gli anticorpi del caso, sul piano culturale e regolamentare”.

“C’è da auspicare – prosegue – che attorno al tema non si consolidi una nuova frontiera: di qui gli uni (i favorevoli) e di là gli altri (i contrari) a contendersi la bandiera del volontariato. Prenda corpo, invece, un laboratorio comune, volto ad assicurare doverosamente al mondo del volontariato chiarezza e trasparenza. Si tratta di sondare tutti gli aspetti della questione, pervenendo a precise linee guida generali, definite anche sulla base delle esperienze virtuose maturate in questi anni, con riferimento alle quali impostare prassi e conseguenti controlli”.

“Il nuovo Codice – conclude Tabò – dà occasione di rivedere tanti aspetti della vita degli enti di Terzo settore: uno di questi riguarda senz’altro le procedure del rimborso spese. È una sfida precisa. Importante. Da vincere, esercitando responsabilità individuali, associative, collettive. I Centri di servizio per il volontariato sono pronti a fare la loro parte, a ragione delle funzioni e dei compiti affidati a loro dal Codice del Terzo settore”.

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Tag: centro servizi volontariato, Csv

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