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Gruppo o branco? L’educazione dei figli passa per l’accompagnamento

Nella vita dei giovani, dall'adolescenza fino all’ingresso nelle responsabilità della vita, il gruppo è estremamente importante, quasi necessario. Ma può diventare anche branco: ignorante, violento e aggressivo. L'importanza del ruolo dei genitori. L’analisi di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

24 agosto 2017

Nella vita dei giovani, dalla adolescenza fino all’ingresso delle responsabilità della vita, il gruppo (dei pari lo chiamano gli esperti) è estremamente importante, quasi necessario. E’ un riferimento di amicizia, di sicurezza, di scambi di notizie, di reciproca emulazione.
I gruppi più sicuri sono quelli nati dall’infanzia: a scuola, in parrocchia, nello sport, in qualche interesse comune. C’è emulazione tra i membri del gruppo. Recentemente, con i mezzi della rete, le relazioni sono ancora più performanti: Watshapp, Instagram, Twitter, Facebook, Telegram sono diventati indispensabili. Il collegamento è diretto. Gli scambi riguardano non i pensieri, ma gli appuntamenti, le foto, i commenti, la vita quotidiana. Si forma così una cultura che, anche se sarà rivista in età adulta, influisce sulla vita intera. A volte i legami affettivi fino ad arrivare al matrimonio nascono all’interno del gruppo frequentato. C’è anche nostalgia del proprio gruppo; non sono rari gli incontri dei compagni di scuola a distanza di 30 o 40 anni.

Gli adulti hanno poca attitudine a seguire il gruppo dei propri figli e delle proprie figlie ed è un errore. Le trasgressioni più violente e problematiche nascono sempre all’interno del gruppo: si tratti di droga, di violenza, di ruberie. Il gruppo diventa così branco; pericoloso perché ignorante, violento e aggressivo. La cronaca di tutti i giorni racconta gravi violenze, fino ad arrivare a veri e propri delitti. L’attentato di Barcellona, al di là dei significati ideologici che si vuole attribuire all’evento, ha una componente legata al gruppo: in quel caso addirittura di parentela.

L’educazione dei figli passa anche per l’accompagnamento al gruppo. Oramai ce ne sono di tutti i tipi. L’attenzione dovrebbe essere rivolta ad ambienti che offrano “contenuti sani”. L’errore maggiore è fermarsi allo sport, alla musica, alla danza ad attività che sono buone in sé, ma insufficienti a riempire la vita di contenuti utili ad inquadrare la vita che verrà. Un buono o cattivo gruppo può segnare la vita per sempre. Sta prevalendo una specie di educazione all’estetismo: nuoto, sci, tennis aggiungono indubbiamente qualcosa, ma non determinano la svolta della vita. Forse un eccesso di “ambizione” per gli aspetti esteriori che sono significativi, ma non determinanti. Il gruppo sano aiuta a limitare i danni della crescita adolescenziale che, proprio perché crescita, è fatta di sbalzi, di sfida, di autonomia: caratteristiche transitorie per diventare adulti.

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Tag: Adolescenza, Comunità di Capodarco, Don Vinicio Albanesi

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