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Guerriglia a Roma, idranti sui rifugiati. "Operazione mal pensata e mal organizzata"

La questura parla di un intervento necessario: forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi e bottiglie. I rifugiati parlano di violenza gratuita e ingiustificata. Sdegno delle organizzazioni umanitarie. La Caritas chiede un tavolo permanente sulle occupazioni

24 agosto 2017

Foto Eleonora Camilli
Piazza indipendenza - sgombero forze dell'ordine 7

ROMA – Alla fine rimangono solo i mezzi dell’Ama a ripulire la piazza dai segni di una mattinata di guerriglia urbana. Lo sgombero di piazza Indipendenza, occupata dalle - persone sgomberate dal palazzo di via Curtatone sabato scorso, annunciato già da ieri, si è concluso intorno all’ora di pranzo, con almeno quattro ragazzi fermati per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e cinque persone in ospedale. "Sono venuti questa mattina presto e ci hanno detto di andarcene. Ci hanno picchiato". Lo racconta tra le lacrime una ragazza eritrea, che insieme agli altri connazionali dormiva in strada da 5 giorni. “Ma adesso dove dobbiamo andare?”. Gli occupanti parlano di uso della forza ingiustificato. Dal canto suo la questura di Roma in una nota dichiara che l’intervento si è reso “urgente e necessario dopo il rifiuto di ieri ad accettare una sistemazione alloggiativa offerta dal comune di Roma, ma soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute, inerenti il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie”. “All’atto dell’intervento – continua la nota -le forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi e bottiglie. Utilizzate bombole di gas aperte messe in sicurezza grazie al repentino intervento dei poliziotti. Usato contro gli agenti anche peperoncino. L’uso dell’idrante ha evitato che venissero accesi fuochi e liquidi infiammabili. Due fermati al momento”.

Per tutta la mattina ci sono stati diversi momenti di tensione. Dopo il primo intervento all’alba, e la resistenza degli occupanti, le forze dell’ordine sono entrate anche nell’ex palazzo occupato dove solo alle famiglie con bambini era stato concesso di rientrare. Anche qui gli occupanti hanno fatto resistenza, alcuni con la forza sono stati fatti salire sul pullman verso la questura. Un gruppo di rifugiati, tra cui anche un ragazzo amputato, con le stampelle, si sono inginocchiati davanti alla polizia per evitare nuove cariche. Per tutta la mattinata, l’équipe di Medici senza frontiere è intervenuta per curare diverse persone ferite negli scontri: una donna ha riportato una lesione su un piede, un ragazzo (amputato a una gamba) ha avuto un sospetto di crisi epilettica. Anche Gemma Vecchio, di Casa Africa, è finita in ospedale: dopo essere stata colpita da un idrante è caduta a terra ed ha perso i sensi. In tutto le persone assistite da Msf sono 13, per 5 di queste è stato richiesto l’intervento al 118 e il ricovero in ospedale. . "Questi sono gli effetti di uno sgombero non programmato - sottolinea Tommaso Fabbri, capo funzione Italia di Medici senza frontiere - da questa mattina siamo intervenuti per curare diverse persone che hanno riportato ferite da taglio e durante la caduta. Oltre alle persone che dormivano nelle aiuole di piazza Indipendenza sono state portate via anche le famiglie con bambini che erano all'interno del palazzo. Nuove cariche sono state effettuate dalla polizia nel corso della mattinata. Una donna anziana è scivolata a terra dopo che gli agenti hanno iniziato a usare gli idranti ed è stata soccorsa dall'equipe di Medici senza frontiere. Ora è in ospedale, trasportata con l'ambulanza.

Rifugiati in ginocchi davanti alla polizia - Foto Eleonora Camilli
Sgombero Piazza indipendenza - Rifugiati in ginocchi davanti alla polizai

Sul posto anche gli operatori di Intersos che danni lavorano nell’ex palazzo occupato “Vergogna”. “L’uso della violenza su donne e bambini è una vergogna per Roma. Una situazione dolorosa che doveva e poteva essere evitata. Ci sono gravi responsabilità di chi in questi giorni ha gestito la situazione, si tratta di una operazione mal pensata e male organizzata – sottolinea Giovanni Visone, portavoce dell’associazione-. Come Intersos avevamo un progetto all’interno, lavoravamo con i bambini che frequentano le scuole del municipio. Ora questi percorsi sono stati interrotti da trasferimenti forzati”.

Sdegno anche da parte dell’Unicef: Bambini terrorizzati. Non vanno sradicati dal loro tessuto sociale. “Questa mattina all’alba in piazza Indipendenza è avvenuto lo sgombero dei rifugiati che vivevano nel palazzo occupato di via Curtatone, sotto gli occhi terrorizzati dei bambini che erano stati lasciati al primo piano insieme alle loro famiglie dopo lo sgombero di sabato scorso - dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’organizzazione-. Questi bambini, dopo aver assistito a scene di guerriglia urbana, sono stati caricati sui pullman delle forze dell’ordine e portati in Questura. Alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore. Sconvolti. È una situazione molto triste: parliamo di 800 persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane senza una reale alternativa sostenibile (non il meno peggio) da parte del Comune di Roma, che abbiamo invano atteso in piazza”. “La verità va detta tutta – aggiunge - questa situazione non è legata alla cosiddetta emergenza migratoria, è una situazione storica di Roma, sintomo dell’assenza di politiche adeguate e lungimiranti. Si continua con interventi emergenziali quando sarebbe stato possibile valutare soluzioni strutturali”.

Lo sgombero e le soluzioni alternative temporanee. L’occupazione dei giardini di piazza Indipendenza è avvenuta dopo lo sgombero di sabato scorso del palazzo di via Curtatone, dove vivevano dal 2013 circa 800 rifugiati e richiedenti asilo, etiopi ed eritrei. Per chiedere una soluzione alternativa a queste persone nei giorni scorsi Padre Zerai , presidente dell'agenzia Habescia, si è recato in Campidoglio. Solo dopo il suo intervento, la Sala operativa sociale del Comune di Roma si è recata a via Curtatone per fare un censimento dei casi più vulnerabili. Alla fine ieri sono stati proposti circa 80 posti in centri di prima accoglienza temporanei : 46 a Torre Maura e 30 a Boccea. Parallelamente, dopo un tavolo in prefettura, la proprietà dell’immobile ha offerto un alloggio temporaneo per le famiglie, in una zona fuori Roma (probabilmente in provincia di Rieti). I rifugiati hanno però rifiutato entrambe le offerte, per non essere sradicati da una zona dove ormai vivevano da 4 anni. “Abbiamo i nostri bambini che vanno a scuola qui, alcuni di noi lavorano qui? Dove andiamo, e per quanto tempo? Non ci fidiamo più, se non ci vogliono qui ci mandino via dall’Italia, in un altro paese forse avremmo più chances” hanno continuato a ripetere da ieri.

Caritas: "Serve un tavolo permanente sulle occupazioni". Lo sgombero dell’immobile a piazza Indipendenza, occupato dal 2013 da una numerosa comunità di rifugiati e titolari di protezione internazionale di origine etiope ed eritrea, era un intervento che gli addetti ai lavori (amministratori, operatori sociali e giornalisti) sapevano da tempo che sarebbe avvenuto – scrive la Caritas di Roma -. Questo per questioni inerenti la legalità, la sicurezza di quanti vi vivevano in condizioni precarie e pericolose e, non ultimo, per il decoro urbano essendo situato in un luogo vitale per la città. Quello che lascia interdetti è il modo in cui questo è avvenuto, senza alcuna programmazione ed in una logica emergenziale che non può far altro che portare all’escalation cui abbiamo assistito stamane".
Sono ancora molte le situazioni di occupazioni irregolari presenti nella Capitale, che non riguardano solo rifugiati e immigrati e che vedono coinvolte anche numerose famiglie romane. Per questo la Caritas di Roma chiede l’istituzione di un tavolo permanente presso la Prefettura, con Comune e Regione, per il monitoraggio e la gestione delle occupazioni. “Fenomeni così complessi non possono infatti essere lasciati gestire alla magistratura e alle forze dell’ordine”. (ec)

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