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Emergenza casa, lettera al prefetto. Nessuna soluzione per gli sgomberati

A Roma da sabato sera 10 rifugiati dormono in un gazebo a piazza Venezia, per un sit-in organizzato dai movimenti per la casa che oggi - dopo un primo rifiuto - sono riusciti a consegnare una lettera al prefetto. Intanto il Viminale pensa all'ipotesi beni confiscati e il comune di Forano dice "no" all'invio delle famiglie di via Curtatone

28 agosto 2017

- ROMA - “Stanotte abbiamo dormito qui, in pieno centro, bello no?”. Ride Aziza, ride per cancellare la stanchezza dopo una settimana di notti in strada. Da sabato sera lei e altri nove rifugiati sgomberati prima dal palazzo di via Curtatone, poi dai giardini di piazza Indipendenza, dormono nel presidio di piazza Madonna di Loreto a due passi dall’altare della patria, sotto un gazebo rosso montato dai ragazzi dei movimenti di Lotta per la casa. Resteranno qui in presidio. Oggi era prevista la consegna di un’istanza in prefettura per chiedere la realizzazione di un piano per l’emergenza abitativa. L’appuntamento era fissato alle 12, ma inizialmente la consegna non era stata accettata. Poi la svolta.
Poco fa, infatti, la Prefettura ha accettato di ricevere e protocollare la richiesta contenuta in una lettera dei movimenti per il diritto all'abitare, lettera con cui si chiede la convocazione di un tavolo interistituzionale sul tema casa e in particolare sulla situazione degli sgomberati di via Curtatone. La stessa 'missiva' è stata inoltrata anche al Comune di Roma", fanno sapere dal Movimento. Che aggiunge: "Nelle prossime ore la Prefettura ci comunicherà la data dell'incontro".

Margherita Grazioli, portavoce dei movimenti per la casa, riassume così la vicenda: “Sabato pomeriggio alla fine della manifestazione avevamo pattuito con gli agenti di piazza che oggi alle 12 avremmo consegnato un’istanza alla prefettura. Si tratta di una lettera in cui chiediamo la convocazione di un tavolo interistituzionale che coinvolge comune, regione e prefettura per dare applicazione alla delibera regionale per l’emergenza abitativa. Però una volta arrivati in prefettura non ce l’hanno fatto consegnare, sostenendo che dobbiamo andare prima al comune, e che poi il comune si sarebbe attivato con la prefettura”. Poi la svolta. Tuttavia per questo pomeriggio alle 17, in piazza Madonna di Loreto, è stata organizzata un’assemblea pubblica.

Il Viminale valuta l'ipotesi beni confiscati, il comune di Forano dice no alle famiglie di via Curtatone. Intanto sempre oggi è prevista una riunione tecnica al Viminale per valutare le diverse soluzioni per il post sgombero di via Curtatone. Una delle ipotesi sul tavolo è utilizzare i beni confiscati alle mafie per dare alloggio alle persone sgomberate dalle occupazioni. Il ministro dell’Interno, infatti, ha fatto sapere che verranno elaborate Linee guida per gli sgomberi e che questi non potranno essere effettuati in mancanza di alternative alloggiative.
Nel frattempo si cercherà anche di risolvere politicamente il pasticcio dell’ipotesi “villette”. Il proprietario dell’ex palazzo occupato di via Curtatone ha infatti messo a disposizione alcune casette per 40 rifugiati nel comune di Forano (Rieti), in un paese a 50 chilometri da Roma. Ma il primo cittadino del paese nel reatino, Marco Cortella, sottolineando di non essere stato avvertito, si è detto contrario all’arrivo di nuovi rifugiati nel suo territorio. E ieri ha convocato un consiglio comunale straordinario in cui all’unanimità è stata votata una mozione in cui si dice chiaramente che il comune di Forano si rende indisponibile ad ospitare le famiglie di via Curtatone.
"Il comune di Forano è il più accogliente dell’intera provincia di Rieti – ha detto Cortella – sul territorio di Forano sono già presenti 40 richiedenti asilo ospitati nelle strutture Sprar e Cas, che tramite un protocollo d’intesa, svolgono anche lavori socialmente utili nella comunità che li ha accolti. Inoltre, non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale e ufficiosa dal comune di Roma né dalla prefettura su questo trasferimento, le uniche notizie le abbiamo avute solo tramite rumors e dalla stampa locale e nazionale”, aggiunge.

Il sindaco, usando le parole del prefetto di Rieti, ha inoltre ribadito che il numero dei richiedenti asilo nel comune “è già in esubero rispetto ai parametri previsti per legge” (40 rifugiati su 3000 abitanti). Ha anche spiegato che gli immobili a cui sarebbero destinati i rifugiati “non hanno il rilascio dell’agibilità definitiva” per questo ha chiesto al consiglio di esprimersi sulla “oggettiva impossibilità ad accogliere” e di ribadire “la contrarietà al trasferimento”. Il consiglio ha votato compatto la mozione del sindaco. Ora, dunque, si attende di sapere se le famiglie verranno comunque o trasferite o si troverà una nuova soluzione.


L’assessora alla Persona, alla scuola e alla comunità solidale, Laura Baldassare, in un post su Facebook, fa sapere che “continua il lavoro della sala operativa sociale attraverso l'unità di strada per la presa in carico delle fragilità. Abbiamo chiesto anche ai migranti stessi di informare le altre persone coinvolte nello sgombero, che c'è ancora la possibilità di essere accolti – spiega -. E’ infatti incomprensibile che a fronte di una disponibilità di posti le persone preferiscano rimanere in strada”. Le strutture messe a disposizione finora dall’amministrazione capitolina sono due centri adiacenti a Torre Maura (46 posti, 20 per donne e 26 per maschi) e un centro a Boccea (30 posti). Qui sono state trasferite circa 50 delle persone sgomberate, altre sono state ospitate in questi giorni al presidio di Baobab experience, nella parte est della stazione Tiburtina e al centro per minori A 28 di Intersos. (ec) 

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