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La terapia del make up: trasmettere il valore della cura di sé

Trasmettere il valore della cura di sé: è l’obiettivo di "Make your smile Up", progetto nato dall’incontro tra il Centro documentazione handicap di Bologna e la pedagogista e truccatrice Martina Tarlazzi

02 settembre 2017

Laboratori per la cura di sé realizzati all'interno del progetto “Make your smile Up”. Foto di Michela Benaglia
Laboratori per la cura di sé realizzati all'interno del progetto “Make your smile Up”. Foto di Michela Benaglia

ROMA - È la dignità il punto di partenza di "Make your smile Up", spazio di discussione libera e aperta su tematiche legate al corpo, alla bellezza e all’immagine di sé in presenza di una disabilità. Il progetto, di cui si occupa l’ultimo numero della rivista SuperAbile Inail, si occupa di trasmettere il valore della cura di se stessi, soffermandosi in particolare sui temi della cura della propria persona, dell’igiene personale, del trucco e dell’abbigliamento adeguato alle varie occasioni e ai diversi momenti della giornata. "Make your smile Up" nasce dall’incontro tra il Gruppo Calamaio del Centro documentazione handicap di -Bologna e Martina Tarlazzi, pedagogista e truccatrice ventiseienne che da anni si occupa di tematiche legate al corpo e all’identità sia con persone con disabilità sia con adolescenti e persone in condizione di disagio. Il Centro documentazione handicap da anni organizza corsi e laboratori dedicati a persone con disabilità alla scoperta del proprio corpo: “La persona disabile con grave perdita dell’autonomia viene spesso manipolata da altri nei gesti quotidiani e la conoscenza del proprio corpo risulta falsata», spiegano gli educatori della cooperativa Accaparlante insieme agli animatori con disabilità del Gruppo Calamaio che, da giochi molto semplici per imparare a conoscersi, in un triennio sono arrivati a momenti di vero e proprio benessere con tecniche di massaggio e shiatsu. «Ci concentriamo moltissimo sull’idea del "tocco di benessere" che, in un’otti ca di umanizzazione delle cure e delle terapie, si rivela necessario affiancare al "tocco medico-fisioterapico" ? aggiunge Tarlazzi ?. Lavoriamo sui gusti personali, sulla volontà delle persone con disabilità, che spesso passa in secondo piano”.

 
Il primo laboratorio, "Ma come ti trucchi?!?", si è concentrato sulla cura della propria pelle e sul make up più adatto a mettere in risalto la propria bellezza naturale. Frutto di questo percorso, il video Vis-à-vis , realizzato grazie alla collaborazione della fotografa professionista Michela Benaglia, con cui Cdh e Tarlazzi hanno iniziato un lavoro dedicato all’immagine di sé attraverso lo strumento della fotografia. Vis-à-vis nasce con l’obiettivo di raccontare attraverso dei ritratti il senso più profondo del prendersi cura di sé: «Abbiamo accompagnato i ragazzi del centro sotto i riflettori. Li abbiamo truccati, acconciati e fotografati ? spiega la pedagogista ?. Ogni foto è divisa a metà: da una parte il nostro protagonista truccato, dall’altra la sua versione al naturale, come fosse davanti a uno specchio. Per arrivare a quel risultato abbiamo parlato molto di come ci si sente e di come ci si vede, del proprio corpo, dei propri desideri, delle proprie paure”. Essere e sentirsi protagonisti della propria immagine, infatti, è un valido esercizio per la propria autostima e per la consapevolezza di sé: “È importante che si riconoscano come uomini e donne adulte, ognuno con la propria sensualità e sessualità. In Vis-à-vis vogliono presentare la migliore versione di sé, senza nascondersi e con una grande voglia di dire al mondo: "Questo sono io, vieni a conoscermi"”. Prossimo passo: la realizzazione di un documentario, per dare la parola ai ragazzi.
 
Laboratori per la cura di sé realizzati all'interno del progetto “Make your smile Up”. Foto di Michela Benaglia
Laboratori per la cura di sé realizzati all'interno del progetto “Make your smile Up”1. Foto di Michela Benaglia
In questi anni, sono molte le persone ? e le scuole ? che si sono avvicinate all’attività di Martina Tarlazzi, sempre nell’ambito del progetto "Make your smile Up": “A Pavia ho lavorato con un gruppo di ragazzi adolescenti con distrofia muscolare ? racconta ?. Hanno un grande desiderio di parlare di sé, perché stanno vivendo un passaggio doppiamente particolare: l’adolescenza, ma vissuta con una disabilità. Un impegno, questo, che ha coinvolto anche i genitori, che hanno bisogno di imparare a curare i propri figli senza essere invadenti». Il lavoro con i ragazzi della Uildm Pavia in un secondo momento si è fuso con un altro percorso, avviato con alcuni ragazzi e ragazze di una casa famiglia, con particolari fragilità dal punto di vista economico e sociale: «Per entrambi i gruppi rapportarsi con altri adolescenti è stato particolarmente utile”. Insieme hanno osservato e commentato foto, alla ricerca di pregiudizi e stereotipi da smantellare. Poi è stato il momento di un laboratorio di make up: “Abbiamo valutato con ognuno i colori più adeguati, le sfumature adatte. Tra le ragazze della casa famiglia c’è chi lavora e chi è in stage: con loro abbiamo parlato di come, talvolta, il trucco possa essere volgare e non adatto a tutte le occasioni. Con altri siamo proprio partiti dalle basi, ovvero dalla necessità di essere puliti”.
 
Uno dei lavori più recenti, poi, è quello condotto presso l’Istituto riabilitativo di Montecatone (Bologna) per ragazzi e adulti con una disabilità, in questo caso acquisita: situazioni molto diverse da quelle in cui con la disabilità ci si convive sin dalla nascita. “Il nostro "Laboratorio benessere e cura" è proprio parte integrante del percorso riabilitativo previsto dalla struttura. Questi ragazzi rimangono ricoverati uno, due, tanti mesi: devono recuperare la propria corporeità. Anche in questo caso lavoriamo con i genitori, che diventano caregiver da un momento all’altro. Durante gli incontri, ci siamo dati solo una regola: non si parla dell’incidente, ma solo di cose belle”. A Montecatone, Michela Tarlazzi lavora con l’équipe educativa: “Insieme conteniamo il carico emotivo, trasmettiamo un’idea di cura troppe volte assente perché considerata secondaria e lavoriamo per promuovere l’autonomia. Perché oggi posso essere io a farti una maschera, un massaggio con un olio profumato o a pulirti gli occhiali sporchi. Ma da domani, lo dovrai fare tu». La truccatrice regista un aumento della sensibilità nei confronti di questi temi: «Anche alcune aziende hanno capito il senso del nostro progetto e hanno scelto di contribuire fornendoci il materiale che utilizziamo nei laboratori. È una bella soddisfazione: anche per questo non ci fermeremo e continueremo a promuovere le nostre attività. Crediamo nella bellezza, perché la bellezza originale e profonda salverà il mondo”.

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