"Dirty messages": scarpe dei profughi siriani spedite ai leader mondiali

Dodici paia di scarpe inviate a 9 capi di Stato e a 3 indirizzi random tra Europa e Medio Oriente: è il progetto dell’artista siriano Thaer Maarouf: “Rappresentano i destini dei profughi bloccati a un certo punto del viaggio, costretti ad affrontare ostacoli talvolta insormontabili”

30 agosto 2017

Foto di Jakob Haueisen
Dirty messages - Foto di Jakob Haueisen

“Le sue non sono scarpe come le vostre, abituate solo a percorrere i corridoi del palazzo. Sono scarpe che hanno calpestato e conosciuto sabbia, sporco, rocce. Mare, cemento, - filo spinato. Che non dimenticano da dove vengono, ma che permettono di immaginare un futuro”. È questa l’idea che ha convinto l’artista siriano Thaer Maarouf a dar vita a “Dirty messages”, progetto artistico-concettuale attraverso cui abbattere i confini spedendo “messaggi sporchi” a 12 destinatari. I “messaggi sporchi” sono scatole con all’interno scarpe usate da profughi siriani – uomini, donne, bambini – in fuga dalla guerra. I proprietari – spiega il video di presentazione – hanno varcato illegalmente i confini, scappando fino a quando non sono stati intercettati dalla legge, impedendo loro di raggiungere la destinazione finale. Le scarpe di ognuno sono state inviate proprio nel Paese che avrebbero voluto raggiungere: un modo per concludere quel viaggio.

Delle 12 totali, 9 paia di scarpe sono state inviate a capi di Stato: i presidenti di Stati Uniti, Polonia, Francia, Italia, Russia, Egitto, i primi ministri inglese e australiano, il presidente del governo spagnolo. Le altre 3 paia sono state inviate ad altrettanti indirizzi random in Ungheria, Grecia e Libano. Ogni pacco contiene una lettera personale, un QR code con un link a un video che prova a spiegare cosa significhi fuggire dal proprio Paese e – agli indirizzi scelti random – la richiesta di rispedire il pacco, facendo in modo che quelle scarpe possano continuare a viaggiare nel mondo. “Le scarpe devono muoversi in continuazione – spiega l’artista –: rappresentano i destini dei profughi bloccati a un certo punto del loro viaggio. Rendono tangibile qualcosa che non lo è: sono reali, al contrario dei numeri che di solito vengono utilizzati per rendere l’idea del fenomeno migratorio”.

Foto di Jakob Haueisen
Dirty messages 2 - Foto di Jakob Haueisen

Spedendo vecchie scarpe e stivali, Maarouf intende sottolineare i problemi – e le frontiere – talvolta insormontabili che incontrano i profughi e sensibilizzare l’opinione pubblica: “Per queste scarpe è facile oltrepassare i confini, spostarsi senza infrangere nessuna legge, addirittura incontrare leader mondiali. Lo stesso discorso non vale per le persone. Per capirlo dobbiamo chiederci cosa significherebbe, per noi, lasciare la nostra terra, trovarsi davanti a frontiere chiuse e non essere liberi di cercare protezione e sicurezza”.

I 12 pacchi sono stati inviati da Vienna lo scorso 23 giugno: Londra lo ha rifiutato e l’ha rispedito indietro, a carico del destinatario. L’Egitto ha fatto lo stesso. La terza risposta arrivata sinora è quella della Spagna: una lettera datata 11 luglio con tutti i dettagli del loro sistema d’accoglienza attuale e con i progetti per il futuro (numeri dei siriani accolti – 1.488 –, fondi investiti). “Siamo d’accordo con lei: accogliere coloro che fuggono dalla guerra e dal terrore è uno delle sfide più importanti che l’Unione europea si trova di fronte. È necessario che tutti i Paesi collaborino in maniera responsabile e solidale”. (Ambra Notari)

Foto di Jakob Haueisen
Dirty messages 3 - Foto di Jakob Haueisen

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