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"Tutto iniziò a Vigorso di Budrio": Cinzia e Raffaele, oggi genitori adottivi

“A casa nostra puoi trovare carrozzine, protesi di gambe e di braccia: ma per noi e per i nostri due figli adottivi è tutto normale. E' più facile vivere senza un arto, che senza amore”. E il loro amore, nato al centro protesi, è arrivato fino in Bulgaria e in Etiopia

31 agosto 2017

Raffaele e Cinzia con figli oggi
Budrio Cinzia e Raffaele, genitori adottivi 3

- ROMA - Non esitano a definirsi “pionieri della disabilità di coppia”, perché il loro incontro è stato favorito proprio dalla disabilità di entrambi: lui si chiama Raffaele Indresano, originario di Livorno, lei si chiama Cinzia D'Amicis, originaria di Taranto. Si sono incontrati, conosciuti e innamorati a Budrio, presso il centro protesi Inail. Lui era lì per una nuova protesi, dopo l'incidente sul lavoro in cui, anni prima, un macchinario agricolo gli aveva portato via la gamba destra. Lei invece era ricoverata a Budrio per una protesi mioelettrica: a causa di una dispersione di materiale radioattivo, era nata senza l'avamraccio destro. Oggi Raffaele ha 56 anni, Cinzia 46 e i loro due figli rispettivamente 21 e 16. Adottarli, il primo in Bulgaria, il secondo in Etiopia, è stata un'altra grande impresa e forse la più bella vittoria della loro vita insieme, che il prossimo giorno coroneranno con le Nozze d'argento. Racconta la loro storia Superabile Inail

“Il primo bacio ce lo siamo scambiati accanto al vecchio centralino di Budrio – ricorda Raffaele – Poi, dopo due anni di una difficile relazione a distanza tra la Puglia e la Toscana, nel 1993 ci siamo sposati. Sicuramente siamo stati pionieri della disabilità di coppia”, ci riferisce orgoglioso Raffaele, che nel 1984, grazie all'Inail, è stato assunto con chiamata diretta presso la sede di Livorno, dove tuttora lavora. “Da casa – precisa – grazie alla possibilità del telelavoro, che Inail mi ha offerto per via della malattia neurodegenerativa che, purtroppo, nel frattempo mi ha colpito. Ma non mi lamento, anzi mi ritengo fortunato: l'infortunio – e l'Inail – mi hanno dato assistenza, lavoro e anche una famiglia!” 

La prima adozione
Budrio Cinzia e Raffaele, genitori adottivi

Dopo il matrimonio, si fece presto sentire il desiderio, condiviso, di avere figli. “Dopo svariati tentativi di fecondazione assistita, abbiamo deciso con determinazione e caparbietà, di scegliere la strada dell'adozione. Mia moglie era titubante – riferisce Raffaele - perché diceva che non ci avrebbero mai dato l'idoneità a causa delle nostre disabilità. Io invece ero ottimista. Ci incoraggiò la psicologa della Asl, dicendoci che le disabilità che spaventano sono quelle che non si vedono. La nostra, invece, si vedeva bene!”. Ottimismo, fiducia e tenacia furono presto ripagati: “Dopo innumerevoli pratiche burocratiche e indagini psicologiche, ottenemmo la tanto desiderata idoneità all'adozione. Per noi era una grande vittoria, quasi un test di gravidanza positivo! - ricorda Raffaele – Tramite amici, entrammo in contatto allora con un'associazione di Mantova, “Il Sorriso”.

La seconda adozione
Budrio Cinzia e Raffaele, genitori adottivi 4

E, dopo svariati documenti, bolli e traduzioni, nel giugno del 1997 partimmo alla volta di Sofia, capitale bulgara, per conoscere nostro figlio Cristian, che allora aveva poco più di un anno. Non riesco a descrivere l'emozione che provammo. Per ragioni burocratiche, dovemmo aspettare dicembre per portarlo con noi in Italia: ma fu il più bel regalo di Natale della nostra vita!”. 

Per niente stanchi o scoraggiati dall'impresa, Raffaele e Cinzia pensarono presto di dare a Cristian un fratellino: “Dopo 3 anni ripartimmo con una nuova adozione, questa volta con il Centro Aiuti per l'Etiopia. E così incontrammo Andrea, che allora aveva 8 mesi. Purtroppo, nel frattempo, si erano aggravati i miei problemi di salute: così mia moglie Cinzia, che da nulla si fa abbattere, partì da sola alla volta di Adiss-Abeba: niente e nessuno l'avrebbe fermata. Dopo 10 giorni in Africa, tornò a casa insieme ad Andrea”. 

I due figli da piccoli
Budrio Cinzia e Raffaele, genitori adottivi 2

Oggi Cristian e Andrea hanno 21 e 16 anni e “sono la nostra forza, il regalo più bello che la vita ci abbia potuto fare – assicura Raffaele - Per loro la disabilità è una cosa normale, sicuramente sono più sensibili rispetto ai loro coetanei, attenti e rispettosi. Cristian è volontario della Pubblica Assistenza di Bibbona da 6 anni, lavora come guardia giurata, ma a settembre farà il test d'ingresso per Infermieristica (il suo sogno). Andrea è anche lui volontario della Pubblica Assistenza, e frequenterà quest'anno la 3° ragioneria. Siamo una famiglia felice, con vari problemi quotidiani da risolvere: in casa nostra non mancano carrozzine, (a causa di una malattia neurologica degenerativa io non cammino più) e dietro le porte puoi trovare protesi di gamba, protesi di braccia: ma per noi è tutto normale. Credo onestamente che sia più difficile vivere senza amore che senza braccia e gambe!”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Budrio, centro protesi Inail , Adozioni internazionali, Protesi, Adozioni

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