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E la scuola? Si parla di cattedre, ma in gioco c’è il futuro

A pochi giorni dal rientro in classe, non si sente ancora parlare di scuola. Eppure sull’istruzione si gioca il nostro futuro. Nessuno riesce a prevedere gli sviluppi che avranno le professionalità del domani e giovani e famiglie sono alle prese con il problema dell’orientamento. L’analisi di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

31 agosto 2017

Forse per il caldo ancora asfissiante e di conseguenza per le vacanze ancora protratte, non si sente parlare di scuola. Gli esami di riparazione di un tempo sono un lontano ricordo. Qualche accenno al costo libri. Ciò che interessa è la precarietà delle cattedre assegnate. Una miriade di leggi, concorsi, abilitazioni e assegnazioni che solo chi è direttamente interessato riesce a dipanare per avere assegnata una cattedra. Ha colpito la notizia che sono disponibili 4 mila cattedre di matematica.

Eppure sull’istruzione si gioca il nostro futuro. Oramai globalizzati, i paesi ad alto sviluppo come il nostro, possono dignitosamente sopravvivere se avranno un’istruzione capace di intercettare i nuovi bisogni e quindi nuove professionalità.
Su questo terreno le incertezze sono molte perché nemmeno l’economia e la politica riescono a prevedere gli sviluppi che avranno le professionalità del domani.
Non avendo proiezioni a medio e lungo termine, le nostre scuole non sono in grado di indicare nuovi orientamenti.

Una cosa però salta all’occhio: la endemica difficoltà verso le materie cosiddette “tecniche”, prima fra tutte la matematica. Non si riesce a comprendere se dipenda da difficoltà di insegnamento o dalle effettiva problematicità della materia.
Di fatto l’orientamento dei giovani studenti universitari si accentra su materie “più abbordabili”: giurisprudenza, psicologia, comunicazione, servizi sociali. Il problema vero è che tutte queste materie si riassumono nell’alveo dei “servizi”. I quali offriranno uno sbocco occupazionale, ma non infinito.
Certamente non è facile affrontare la materia nel suo complesso, anche perché nessuno è in grado di prevedere sviluppi.
Rimane comunque il grave problema dell’orientamento. Il mestiere – si può ragionevolmente affermare – si costruisce oggi a scuola.

Impressiona l’andamento dei nostri giovani che si recano all’estero per studi post universitari per due grandi ambiti: la ricerca intesa in senso ampio nei vari segmenti della medicina, della biologia, della comunicazione, della meccanica insieme alla specialità delle materie finanziarie.
La domanda è se i nostri giovani reggono la sfida che da tutta Europa si espande nel mondo. Individualmente i nostri e le nostre giovani non hanno nulla da temere rispetto ai “concorrenti” degli altri paesi. Il dubbio invece è sul sistema paese: se cioè nelle nostre terre ci sarà sviluppo sufficiente a creare occupazione.

Questo enorme problema coinvolge le singole famiglie, strette tra le scelte che il giovane figlio o figlia desidera e l’effettiva probabilità di occupazione.
Per questo motivo è importantissimo parlare di scuola, organizzare l’insegnamento, allargare gli orizzonti al mondo. Approfondire, informare in questo settore è di enorme importanza: purtroppo l’invasione di notizie superficiali non aiuta nessuno perché non contribuisce a risolvere i problemi.

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