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Amatrice, ricostruire una città e un’identità. Il progetto italiano passa da Stoccolma

È di Federico Sforzi, giovane architetto carpigiano trapiantato in Svezia, uno dei progetti per la rinascita del paese laziale colpito dai sismi del 2016 e 2017. “Una sfida umanitaria e architettonica, Amatrice deve tornare a essere viva e abitata”

04 settembre 2017

Progetto Amatrice - Federico Sforzi weiji when wounds become opportunities

Non solo ricostruire un paese distrutto da una serie di gravi terremoti, ma anche fare sì che possa tornare a essere un centro a misura d’uomo e il fulcro della vita dei suoi - abitanti, a partire dalle strade, dalle piazze e dagli edifici pubblici, i luoghi dove la popolazione può continuare a sentirsi unita e iniziare un cammino per il ritorno a un’esistenza sicura e serena. Viene dall’Emilia uno dei progetti proposti per la ricostruzione di Amatrice, distrutta dai terremoti che l’hanno colpita tra il 2016 e il 2017. A firmarlo è Federico Sforzi, 26enne carpigiano, laureato in architettura al Politecnico di Milano e trasferitosi in Svezia per terminare gli studi, nell’ambito della sua laurea di secondo livello, conseguita nel maggio scorso all’Istituto reale di tecnologia di Stoccolma (Kth).

Ricostruire una città per ricostruire l’identità degli abitanti, ferita dal sisma e rafforzare il legame della comunità: il progetto di Federico Sforzi parte da qui. L’esperienza del terremoto e della distruzione che si lascia dietro sono due situazioni che Sforzi conosce: “Quando c’è stato il terremoto dell’Emilia del 2012 vivevo a Carpi – ricorda – non ho subito danni, ma so cos’hanno vissuto le persone di Amatrice”. La molla scatenante per la nascita del progetto? Un video di Sandro Pertini che visita i paesi colpiti dal sisma dell’Irpinia nel 1980, insieme a una visita ad Amatrice lo scorso febbraio: di qui l’impulso a mettersi in gioco per fare qualcosa di personale. “L’ho sentito quasi come una missione, una sfida che non è solo umanitaria ma anche architettonica – dichiara Sforzi – allo stesso tempo, per il mio progetto di tesi, volevo affrontare una situazione legata alle mie origini e ancora fresca e non risolta”. Ha così visto la luce “Weiji”, “crisi” in cinese, che riunisce nello stesso termine “wei”, cioè pericolo, e “ji”, svolta. Lasciarsi alle spalle il terremoto per avere l’opportunità di ripartire, questa è la parola d’ordine del progetto di Sforzi.

Progetto Amatrice - Federico Sforzi weiji when wounds become opportunities 1

Ma come sarà la nuova Amatrice? Due sono i fili conduttori: da una parte la ricostruzione integrale dei monumenti storici e il mantenimento del tessuto stradale e degli isolati antichi, dall’altra una maggiore stabilità delle abitazioni, un aumento degli spazi stradali e del verde e l’apertura di quattro nuove piazze, da aggiungere all’antica piazza principale di Amatrice. L’esigenza è pratica, perché garantisce ai cittadini, in un territorio a rischio sismico quale è l’Italia centrale, luoghi di raccolta sicuri in cui radunarsi e in cui possono essere organizzati i primi soccorsi in caso di terremoto. Ma è anche un’esigenza sociale: “Le piazze e le strade sono i posti in cui le persone si incontrano e in cui il legame sociale della comunità si consolida. Per questo devono essere luoghi protetti e sicuri – continua Sforzi – vorrei che Amatrice, una volta ricostruita, torni a essere una città viva e abitata, non solo un’attrazione turistica”. Non a caso sulle piazze si affacceranno, secondo le intenzioni del progetto, gli edifici istituzionali, anch’essi luoghi pubblici destinati a essere i motori di una rinascita collettiva per gli abitanti.

Grande è stato il plauso accademico al Kth per il progetto dell’architetto carpigiano, che è risultato uno dei migliori del suo corso ed è valso a Sforzi il Celsing Prize, assegnato ogni anno dal Politecnico allo studente il cui lavoro ha rispecchiato meglio le tesi dell’illustre architetto svedese Peter Celsing. “Spero che non rimanga solo sulla carta ma che possa dare un contributo concreto per la ricostruzione, per il recupero del patrimonio artistico e per la rinascita della comunità – conclude Sforzi – Amatrice lo merita davvero”. (Simone Lippi Bruni)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: amatrice, terremoto

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