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Salvataggi in mare. Save the children: "Avanti, per salvare più vite possibile"

Parla il direttore generale, Valerio Neri: “Solo la scorsa settimana, la nostra nave, su richiesta della nostra Guardia Costiera, ha contribuito a soccorrere più di 450 persone, tra cui molte donne e bambini”. Ma aggiunge: continuiamo a monitorare le condizioni. Dopo Msf, nei giorni scorsi ha sospeso attività anche Moas

06 settembre 2017

ROMA - “Save the Children sta proseguendo, sotto il coordinamento della Guardia Costiera Italiana, le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale con l’obiettivo di continuare a salvare quante più vite umane possibile, in particolare quelle di soggetti più vulnerabili come bambini e adolescenti”. Lo sottolinea Valerio Neri, direttore generale di Save the children a Redattore sociale. L’organizzazione è una delle poche rimaste a fare attività di salvataggio in mare nel Mediterraneo. Dopo Medici senza frontiere, infatti, nei giorni scorsi anche il Moas, ha fatto sapere di voler sospendere le operazioni.
"Attualmente non è chiaro cosa succeda in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati in ottemperanza al diritto internazionale e per difendere il principio di umanità - ha affermato in una nota, Regina Catambrone co- fondatrice dell’organizzazione -. Moas non vuole diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri”.

Diverso l’approccio per ora di Save the children. “Le operazioni sono state temporaneamente sospese lo scorso 13 agosto in attesa di verificare l’esistenza delle necessarie condizioni di efficacia e sicurezza a seguito dell’annuncio da parte della Guardia Costiera Libica sulla definizione di una propria zona Sar di competenza – aggiunge Neri -.  Solo la scorsa settimana, la nostra nave, su richiesta della nostra Guardia Costiera, ha contribuito a soccorrere più di 450 persone, tra cui anche molte donne e bambini e di cui il più piccolo aveva appena tre mesi”. Save the children spiega peò che per ora si continua a “monitorare costantemente che vi siano le condizioni adeguate perché il nostro intervento possa risultare pienamente efficace e essere condotto evitando ogni rischio per la sicurezza del nostro staff”. (ec)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: salvataggi in mare, migranti, Save the children

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