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Sicuro che è ripresa? L'impressione è che si viva alla giornata...

Si fa insistente la voce che la ripresa economica è in atto. Ma nel contempo non arrivano notizie utili a indirizzare giovani e meno giovani verso settori che offriranno sicurezza, la sfiducia aumenta e le forze in campo non sembrano avere forza di progettare. L'analisi di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

07 settembre 2017

Negli ultimi giorni si fa sempre più insistente la voce che la ripresa economica è in atto; più vigorosa di quanto fosse stato previsto. E’ una notizia bella per chi cerca lavoro, per chi ha figli a scuola o è in attesa di pensione. La domanda che incombe – non oziosa – è: “Verso quale direzione?” Probabilmente gli specialisti conoscono quali sono i settori trainanti: il meccanico, il manifatturiero, il sociale, il sanitario, il commercio, il turismo...

A livello di pubblica opinione non arrivano notizie utili a indirizzare giovani e meno giovani verso settori che offriranno occupazione e sicurezza. La politica si è ridotta a slogan: in attesa delle elezioni (imminenti quelle della Sicilia) la discussione avviene con battute, quasi sempre oramai concentrate sull’immigrazione. Mai che nessuno dica gli scenari futuri per una ripresa robusta e seria. Le associazioni di industriali tacciono in attesa di benefit promessi e mai elargiti. Gli artigiani e titolari di piccole imprese boccheggiano sperando di sopravvivere. Non è possibile che nello scenario nazionale non ci sia un luogo, un gruppo, un’occasione per offrire prospettive se non di lunga durata, almeno a medio termine.

Non impressiona la notizia che la sfiducia generale del paese sia in crescita, nonostante le notizie rassicuranti sulla ripresa. Centri studi, fondazioni, ricercatori non hanno trovato occasione per discutere, proporre e, nel tempo, se necessario, correggere. Ognuno, nel frattempo, è costretto a sopravvivere, come e dove può. Con questo andazzo la strada è sbarrata. Ogni paese ha bisogno di un piano, chiaro e veritiero, che indichi gli orientamenti, non dimenticando i contesti sociali, molto diversi tra zone e zone del nostro paese.

Sorge il fondato dubbio che non esistano piani futuri, ma di stagione in stagione, si rattoppi, si sopravviva, vivendo alla giornata. Se così fosse il futuro diventa buio. I 60 milioni di italiani hanno diritto a essere informati, così da predisporsi per sé e per i più giovani. Se le forze in campo (politiche, economiche e sociali) non avranno questa capacità di progettare, si perderà un’occasione preziosa di vero sviluppo. E’ vero che le componenti da esaminare sono molte e variabili: proprio per questo è indispensabile essere concentrati su linee di progresso.

Si cita spesso l’allontanamento di molti dalla politica: probabilmente perché non si intravvedono linee politiche serie, capaci di orientare. Prevalgono la simpatia, le idee generiche, le paure e anche gli odi. A vantaggio di chi e di che cosa?

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