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Carcere, il sovraffollamento che preoccupa l’Europa

Pubblicato oggi il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) sulla visita alle carceri fatta nell’aprile 2016. Positivo il giudizio sulla chiusura degli Opg. Antigone: “Necessario riprendere le riforme”

08 settembre 2017

- ROMA - Preoccupazione per il ritorno del sovraffollamento nelle carceri italiane, per le carenze strutturali e la mancanza di interventi di ristrutturazione, per i casi di violenza dei detenuti e per le persone in custodia della polizia che non sempre beneficiano dei loro diritti. È quanto esprime il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) pubblicato oggi sul web dopo che alcuni suoi membri hanno visitato alcune carceri italiane e altri luoghi di privazione della libertà tra l’8 e il 21 aprile 2016. Un rapporto che sottolinea l’importanza delle riforme avviate nel periodo successivo alla sentenza Torreggiani con la quale la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti. Un periodo che in breve tempo aveva portato ad avere nei penitenziari italiani circa 11 mila detenuti in meno e recuperare 2.500 posti. Una diminuzione che si è interrotta nel 2016 per vedere poi il trend tornare a crescere. 

A riassumere i contenuti del rapporto è l’associazione Antigone che in una nota sottolinea anche la critica da parte del Comitato europeo per la prevenzione della tortura sul parametro dei metri quadri per persona. “Attualmente il 16 per cento della popolazione vive in meno di 4 mq, non lontano dal parametro minimo che è fissato a 3 mq - spiega la nota di Antigone -. Proprio su questo parametro il Cpt critica l’Italia, rea di utilizzare lo stesso come elemento centrale delle proprie politiche, quando è nettamente al di sotto degli standard che lo stesso Comitato indica”. Il rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura denuncia anche l’assenza di attività, con meno del 20 per cento dei detenuti impegnati in attività lavorative, e l’utilizzo eccessivo del regime dell’isolamento, soprattutto per persone con tendenze suicide e autolesionistiche.

Nel dossier non mancano gli aspetti positivi. Tra questi il regime della sorveglianza dinamica che si applica ormai in molte carceri nei reparti di media sicurezza e la nomina del Garante nazionale delle persone private della libertà personale. Anche la riforma della sanità con il passaggio alle Asl è vista con favore dal Comitato, aggiunge Antigone, pur permanendo alcune situazioni critiche. Positivo anche il miglioramento della condizione degli internati dopo il passaggio dagli Opg alle Rems, spiga Antigone, “pur rimanendo alcune situazioni critiche come l’utilizzo della contenzione meccanica e di trattamenti medici per prevenire disordini, e altre da migliorare, come quella relativa alla libera circolazione interna delle persone che lì vengono trattenute, cosa che non sempre avviene”

Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, dal report emerge un complesso e in alcuni casi preoccupante. “Già nei nostri ultimi rapporti abbiamo indicato una condizione delle carceri che sta lentamente, ma inesorabilmente, tornando a peggiorare - spiega Gonnella - con tassi si sovraffollamento in continua crescita ed un numero di detenuti che, ad agosto, ha superato nuovamente  le 57 mila unità”. Secondo Gonnella, sulle criticità evidenziate dal rapporto bisogna intervenire “attraverso la ripresa delle riforme, partendo da quella dell’ordinamento penitenziario il cui lavoro è ora in mano ad alcune commissioni di esperti, nominate dal ministro della Giustizia, con le quali abbiamo voluto dialogare attraverso venti nostre proposte nelle quali abbiamo indicato, come punti prioritari da affrontare, alcune delle situazioni su cui il Comitato ha voluto soffermarsi: tra queste quelli relativi all’isolamento, alla formazione dello staff penitenziario, al lavoro, alla salute e più in generale ad un miglioramento della dignità e dei diritti delle persone detenute”. (ga)

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